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11.01.2022 - 19:49

Ajla Del Ponte l’ingegnere e quella casa da alzare ancora

La 25enne valmaggese non si accontenta di un 2021 da urlo con il quinto posto olimpico e tanto altro, nella nuova stagione vuole andare ancora più veloce

Ats, a cura de laRegione
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Un anno fa, all’inizio del 2021, Ajla del Ponte aveva parlato delle sue prestazioni come dei mattoncini con i quali, partendo da fondamenta comunque già belle solide – arrivava da un 2020 nel quale aveva abbassato di oltre due decimi il suo personale sui 100 m ed era diventata la prima elvetica a vincere due gare della Diamond League –, costruire la sua casa, nella quale in sostanza abitavano le aspettative, le ambizioni, i sogni di una carriera. Beh, visto il 2021 che ha vissuto, il minimo che si possa dire è che la costruzione della sprinter ticinese stia decisamente prendendo forma e si stia sviluppando verso l’alto, dove sta l’Olimpo.

«In un anno, ho costruito almeno cinque piani», ammette la 25enne di Bignasco, che con il quinto posto (miglior europea) nei 100 m ai Giochi di Tokyo (dove ha chiuso pure al quarto rango con la staffetta rossocrociata la 4x100) ha toccato l’apice di una stagione apertasi a marzo con lo splendido titolo di campionessa europea indoor sui 60 m a Torun (il suo 7”03 è rimasto il miglior crono mondiale dell’anno) e nella quale è stata capace di correre i 100 m per ben cinque volte sotto gli 11 secondi, arrivando sino al 10”90 che oltre a rappresentare il record svizzero l’ha resa la 13esima atleta europea più veloce di tutti i tempi.

«Questo mi mette indubbiamente un po’ di pressione in più, ma in generale tutto il 2021 è stato incredibile, tanto che a volte devo ancora darmi un pizzicotto per crederci – prosegue la ragazza cresciuta nell’Usa Ascona, attesa da un 2022 che si annuncia altrettanto intenso con in particolare i Mondiali indoor (18-20 marzo a Belgrado) e le rassegne all’aperto, quella iridata (15-24 luglio a Eugene) e quella continentale (15-21 agosto a Monaco) –. Ho iniziato a realizzarlo durante la pausa tra le due stagioni e devo dire che mi ha dato molta energia positiva e la voglia di riprendere al più presto ad allenarmi».

Pianificazione a lungo termine, obiettivi a corto

Di certo, con un calendario così ricco (da non dimenticare ad esempio tutti gli appuntamenti della Diamond League), «bisognerà essere perfetti nella pianificazione. Per quel che mi concerne, dovrò anche cercare di non strafare ed essere molto rigorosa nel recupero tra un appuntamento e l’altro. In questo senso sono contenta di non essere al posto di Laurent (Meuwly, il suo allenatore, ndr), è lui che pianifica tutto nei minimi dettagli, ma mi fido al 110 per cento di lui e se dice che tre settimane basteranno per recuperare tra i Mondiali e gli Europei, gli credo».

A questo punto non possono che essere le medaglie, se non il titolo, gli obiettivi a questi grandi eventi per la ticinese... «Direi di sì, anche se è troppo presto per porsi degli obiettivi precisi. Non devo guardare troppo lontano, per ora mi concentro sulla stagione al coperto e sui 60 m, conscia che il lavoro effettuato durante l’inverno pagherà sicuramente in estate. Cerco in tutti i modi di limare centesimi dove possibile per andare ancora più veloce di quanto fatto lo scorso anno. Ogni atleta sogna la corsa perfetta e tutti possono sperare di realizzarla, ma solo se ogni pezzo del puzzle va al suo posto. E per questo ci vuole anche tanta fiducia, in particolare fiducia nel lavoro che si porta avanti».

Un lavoro entrato ormai nel vivo e che l’ha vista volare anche in Sudafrica per gli ormai abituali campi di allenamento, lei che di base si allena in Olanda, visto che Meuwly nel 2019 aveva lasciato Swiss Athletics per passare nelle fila della Federazione olandese... «Le sensazioni in allenamento finora sono state buone, i tasselli si stanno pian piano mettendo al loro posto e anche se è sempre difficile dire esattamente a che punto si è, sono contenta che la stagione indoor stia per cominciare (a fine mese a Macolin il primo appuntamento, ndr), posto che in particolare all’inizio bisogna darsi del tempo per raggiungere un certo livello di performance».

Del Ponte parte però anche con la consapevolezza di avere ormai delle basi talmente solide da essere «sicura che non crollerà tutto al primo colpo di vento. E voglio salire ancora più in alto dei cinque piani raggiunti».

Due rimpianti, due speranze

Incredibile ma vero, in un’annata strepitosa come quella appena conclusa, è rimasto pure qualche rimpianto alla studentessa di Lettere. A cominciare dal peso dato in Svizzera a quanto compiuto da lei e da Mujinga Kambundji (sesta subito dietro alla ticinese nella finale dei 100 m) alle Olimpiadi... «La gente non ha compreso la portata storica del nostro exploit – afferma –. Non capisco come la qualificazione della Svizzera di calcio ai Mondiali o per i quarti di finale dell’Euro possano essere considerati i momenti più importanti dell’anno per lo sport rossocrociato».

Delusa anche per la mancata elezione di Laurent Meuwly quale miglior allenatore del 2021 agli Sports Awards (incoronato Edmund Tesler, tecnico delle selezioni femminili di mountain bike e di ciclismo, che a Tokyo hanno regalato alla delegazione elvetica cinque medaglie), la sprinter di casa nostra è però certa che «l’atletica svizzera sta crescendo e attirerà sempre maggiore attenzione».

Merito anche dell’evoluzione – di cui la 25enne originaria della Vallemaggia è stata protagonista sin dall’inizio, in pratica dal progetto partito per portare una squadra competitiva agli Europei di Zurigo 2014 – della staffetta femminile 4x100 m, che ai Giochi ha ancora una volta mancato di poco la medaglia (quarto posto, come già successo ai Mondiali di Doha del 2019 e due volte ai Campionati europei)... «Rimane una delusione, anche se non la vedo più in maniera così tragica (non era riuscita a trattenere le lacrime al termine della gara, ndr). È sempre un gran piacere stare con le ragazze (nello specifico in Giappone erano Mujinga Kambundji, Riccarda Dietsche e Salomé Kora, ndr) ed è davvero arrivato il momento di vincere una medaglia».

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