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03.11.2021 - 18:15
Aggiornamento : 09.11.2021 - 19:10

Cologna, 4 è il numero ricorrente nella storia dei suoi trionfi

Il grigionese ha vinto 4 Tour de Ski, 4 ori olimpici (un oro iridato, due argenti). Quattro anche le Coppe del mondo e le Maratone engadinesi

di Hans Leuenberger (ats)

Con quattro trionfi, detiene il record di successi nel Tour de Ski. Quattro sono anche le medaglie d’oro olimpiche, una quella d’oro ai Mondiali, due gli argenti. Quattro anche i titoli nella generale di Coppa del mondo, 26 i successi in Coppa del mondo, quattro anche le Maratone engadinesi chiuse davanti a tutti. Dario Cologna è senza dubbio uno degli sportivi elvetici più titolati di sempre. L’effetto della sua entrata in scena, datata gennaio 2009, fu dirompente. Come una cometa che solca il cielo, salvo però fermarsi lì e diventare una delle stelle più luminose. Dopo qualche risultato non esaltante, a 22 anni il nativo della Val Monastero trionfa sull’Alpe Cermis, in Val di Fiemme, bandiera elvetica alla mano. È il trionfo che cambia tutto. Arrivato quasi dal nulla, il giovane fondista elvetico balza in testa alla classifica di Coppa del mondo. Il tempo di una gara e la Svizzera realizza di avere per le mani un campione di altissimo livello, un gioiello di nome Dario Cologna, un fuoriclasse che ha poi segnato la storia dello sci nordico per almeno una decina di anni.

Al top già in giovane età

Benché i risultati tardassero ad arrivare, i tecnici gli avevano pronosticato una grande carriera. Nel suo secondo anno da juniores, Cologna conquistò la medaglia di bronzo ai Campionati del mondo juniori, per poi mettere al collo tre ori nel 2007 e 2008, in ambito iridato, ma tra gli Under 23. Sempre nel 2007 divenne il più giovane vincitore della celeberrima Maratona engadinese. Un risultato che, per quanto di prestigio, ancora non poteva lasciar presagire quanto il grigionese avrebbe poi raccolto in seguito, tra medaglie e trionfi vari.

Il 22 marzo 2009 Cologna divenne il primo fondista elvetico, nonché il più giovane degli ultimi 25 anni, a vincere la generale di Coppa del mondo. Nella stagione successiva trionfò nella 15 km a stile libero dei Giochi olimpici di Vancouver: fu la prima medaglia olimpica rossocrociata dal bronzo di Andi Grünenfelder nel 1988 a Calgary, nonché la prima in assoluto sugli sci di moderna concezione (più stretti).

Dopo le tutto sommato deludenti apparizioni ai Mondiali del 2009 a Liberec e del 2011 a Oslo, nel 2013 ha tutti gli sguardi puntati addosso ed è sotto pressione. La volontà è però quella di finalmente laurearsi campione del mondo: ci riesce in Val di Fiemme, la sua seconda patria sportiva dopo Davos, dove trionfa nello Skiathlon da autentico fuoriclasse.

Dall’operazione all’Olimpo

Prima di aggiudicarsi due medaglie d’oro alle Olimpiadi di Sochi del 2015, Dario riuscì a bruciare le tappe, recuperando a tempo di record da un infortunio con annessa operazione chirurgica che a metà novembre 2013 rischiò di compromettere il grande obiettivo a cinque cerchi. Invece, quel guaio funse da rampa di lancio in direzione del suo trionfo più bello ed emozionante. La potenza dell’immagine delle sue lacrime di gioia al termine dello Skiathlon misero in secondo piano anche quella del suddetto arrivo trionfale in cima all’Alpe Cermis con il vessillo rossocrociato al vento della Val di Fiemme. In tre mesi, Cologna passò da una sala operatoria all’Olimpo. Un ulteriore successo che coincise con il passaggio a una dimensione superiore. Svizzero dell’anno nel 2012 e sportivo dell’anno 2013, certificò la propria grandezza mettendo al collo anche la medaglia d’oro della 15 km a stile classico.

A inizio 2018 torna per l’ultima volta sul tetto del mondo. Come nel 2009, 2011 e 2012, si impone sull’Alpe Cermis e vince per la quarta volta il Tour de Ski. Giusto in tempo per introdurre, due mesi dopo, i Giochi invernali di Pyeongchang dove conquista il quarto oro olimpico, raggiungendo così Simon Ammann, quattro volte campione olimpico nel salto con gli sci. Lo stesso anno, ma in marzo, vince finalmente anche una 50 km di prestigio, all’Holmenkollen. È la sua vittoria numero 26 – staffette escluse – con la quale rompe il tabù che lo accompagnava, a causa di cadute e controprestazioni.

Fu proprio nel 2018 che Cologna si presentò per l’ultima volta forte quanto nel 2014 ai Giochi di Sochi. In seguito, non si è mai allontanato troppo dai vertici della disciplina, ma sono stati altri colleghi a prendersi la ribalta: Martin Johnsrud Sundby, Petter Northug, Sergej Ustjugov, Alex Harvey e Johannes Hösflot Klaebo, prima che nell’ultimo biennio iniziasse il dominio di Alexander Bolschunov.

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