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STL Blues
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TB Lightning
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DAL Stars
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RUGBY
27.10.2021 - 20:480
Aggiornamento : 23:26

La demenza dopo le botte alla testa. ‘Ora sono spaventato’

Il racconto di Bobbie Goulding e di altri ex campioni vittime dei colpi ricevuti in campo. ‘Trattati come pezzi di carne, non come degli esseri umani’

a cura de laRegione

Un nutrito gruppo di ex giocatori del campionato inglese a cui sono stati diagnosticati danni cerebrali permanenti ha annunciato l’intenzione di denunciare le massime autorità della palla ovale per negligenza. Tra gli ex rugbisti decisi a citare in giudizio la Rugby football league c’è anche l’ex apertura britannica Bobbie Goulding, oggi quarantanovenne, che di recente ha rivelato di soffrire di una forma di demenza al primo stadio. «È durissima per me, aver scoperto all’improvviso questa malattia. Mi ha colto assolutamente di sorpresa – racconta Goulding –. Non avevo mai pensato alla demenza prima d’ora. Non ho mai avuto paura di nulla nella mia vita, ma ora sono spaventato».

In tutto sono cinquanta, e hanno un’età variabile tra i 20 ai 50 anni, e quindi tra loro figurano pure giocatori in attività, gli specialisti del rugby a tredici che hanno sottoscritto la denuncia per negligenza nei confronti della Lega inglese. Quasi tutti soffrono di forme di demenza, Parkinson e altre patologie legate ai colpi ricevuti alla testa, e quindi ai conseguenti danni cerebrali riportati in azioni di gioco. Ritengono che non sia stato fatto abbastanza da parte di chi avrebbe dovuto, per tutelarli in queste specifiche situazioni. La loro denuncia si unisce a quella del campione del mondo 2003 di rugby a quindici Steve Thompson, che assieme ad altri ex colleghi aveva denunciato per lo stesso motivo la Federaziona mondiale, oltre a quella inglese e del Galles. «Ci hanno trattati come dei pezzi di carne, non come esseri umani» ha detto il 48enne gallese Michael Edwards, che soffre anche lui di una forma di demenza. Edwards ha anche citato il caso di due ex compagni che si sono suicidati a causa della depressione che li aveva colti e che, sostiene egli stesso, era stata tra le conseguenze neurologiche dei colpi ricevuti in campo.

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