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29.05.2021 - 16:58

Silva: ‘Un match per ritrovare le sensazioni del ring’

Ad Ascona c'è anche Richi: ‘Felice di riscoprire un po'... tutto quanto e di fare parte di una riunione in cui Franscella combatte per un titolo prestigioso’

Dove eravamo rimasti, parte seconda. Dopo aver acceso i riflettori su Marzio Franscella, il quale stasera contenderà a Celso “el fenomeno” Neves il titolo di campione svizzero categoria supermedi, alla ribalta stavolta sale Ricardo Silva, pure lui pugile ticinese professionista, che con il collega 32enne si alternerà sul ring del Boxe Club Ascona in una riunione a loro interamente riservata, che segna il rientro di entrambi alle competizioni ufficiali a un anno e mezzo dall'ultimo match. Già, perché sia Marzio sia “Richi” l’ultima volta che combatterono in modo ufficiale fu a Friburgo, l'ormai lontano 14 dicembre 2019, in un contesto internazionale nel quale si fecero onore. Il verdetto fu di pareggio, per entrambi. Con qualche recriminazione possibile anche per Silva, ripensando alla qualità del match contro Kelly Figueroa offerto agli appassionati del Forum, forte di una boxe conservativa ma a sprazzi brillante.

Quello scarso preavviso...

Ricardo a Friburgo fu il classico inviato dell'ultim’ora, “chiamato lunedì - come ricordò laRegione - per un match da sostenere sabato, con una notte per decidere che in realtà altro non era che... un giorno in meno per prepararsi. Laddove il concetto di preparazione, "Richi" lo ha stravolto. Qualche seduta intensiva, un po’ di esercizi specifici, ma nulla che potesse anche solo assomigliare all’avvicinamento a un match professionistico. Eppure Silva è anche questo: talento indiscutibile, esperienza da vendere, maturata lungo 22 incontri, 18 dei quali vinti. Per Ricardo la conferma di avere un livello e una scorza tali da permettergli di ‘richiamare’ la sua boxe con un preavviso scarso, ed è un atout non indifferente. All’orizzonte, anche se prima c’è un po’ di foschia da spazzare via relativa alle prossime tappe da affrontare, c’è un titolo inserito in un programma biennale giunto più o meno a metà strada. I conti, però, “Richi” li fa con i guantoni e con il sacco solo dopo averli fatti con lavoro e famiglia, le sue priorità”.

‘Sono pronto, ma non al massimo della forma’

Allora però Silva, in tempi non sospetti, ancora non poteva immaginare che i conti non li avrebbe più potuti fare solo con le sue priorità. La variabile covid ha sconvolto le vite, figurarsi i piani e i programmi. E così il 32enne residente a Gordola è ad Ascona che torna a calcare un ring, contro l’esperto serbo Sladjan Dragisic (numero 325 del ranking internazionale). Nulla a che vedere con la tabella di marcia stilata a suo tempo, ma pur sempre «la possibilità di riprovare le sensazioni di un incontro ufficiale - spiega “Richi” -. Un anno e mezzo di inattività è pesante. E che inattività: le restrizioni, il covid, gli allenamenti negati, improvvisati. Non sono stati mesi ordinari, con una preparazione continua, gli sparring regolari, come avveniva di norma. Mi sono arrangiato, vale per tutti. Ho svolto una preparazione standard. Non ne ho affrontata una impeccabile, non sono al massimo della forma, ne sono consapevole. È un match di soli sei round, ma non ne sostengo uno da molti mesi. Mi sono allenato con i mezzi che avevo in palestra, arrangiandomi come potevo. Sono molto felice sia di tornare sul ring e di farlo in casa, sia di contribuire alla buona riuscita di una riunione nella quale Marzio Franscella lotta per un obiettivo molto prestigioso. Da parte mia, non avevo urgenza di combattere, ma la voglia di tornare sul ring c’è e sono lieto di poterla sfogare. L’incontro mi è stato proposto da Marco Franscella (presidente del Bc Ascona, ndr) mentre era alle prese con l’organizzazione della riunione e del match per il titolo di Marzio e con le difficoltà date dagli incontri di contorno riservati ai dilettanti che non è stato possibile inserire nel programma della serata. La proposta di infilarci un match mio mi ha stimolato».

‘Un rischio che posso correre’

Un po’ di peripezie anche per trovare uno sfidante… «Ho iniziato a prepararmi per un match che non prevede un titolo, che avrei quindi potuto affrontare con un peso fissato attorno ai 68 chili, in quanto ero un po’ in ritardo di condizione. Raggiungere il peso ideale sarebbe stato complicato, con poco tempo a disposizione. Da questo punto di vista, se penso a quanto accadde a Friburgo, non è che stavolta lo schema della preparazione sia poi stato così diverso (ride, ndr). Trovarmi un avversario non è stato semplice, pochi giorni prima della riunione. Si è così puntato su Dragisic, pugile di una categoria superiore di peso rispetto alla mia. Un avversario scorbutico ma non dotato di un palmarès irresistibile. È un duello che posso sostenere, un match di rientro, alla portata. Anche se il peso potrebbe rappresentare un problema, perché nel frattempo io a 68 chili sono già sceso. È però un rischio che, di fronte al valore non eccelso del mio avversario, ritengo di poter correre. Devo però cercare di non fare errori che potrei pagare caro».

Piani scombussolati

Nei piani originali, cancellati dalla pandemia, gli anni 2019 e 2020 per Ricardo Silva avrebbero dovuto essere quelli di un programma biennale che avrebbe dovuto portarlo a un match per il titolo europeo quale coronamento dei vent’anni di carriera. Nel frattempo diventati ventuno, ma senza più combattere. Il 32enne ticinese accennò anche alla possibilità che quell'incontro per il titolo messo nel mirino potesse essere l’ultimo, quello dell’addio al pugilato. Dopo, appunto, ben 20 anni di onorata carriera, dilettante prima, professionista poi. «Lo scorso autunno avevo iniziato la preparazione per un match titolato di prestigio, in Italia, contro Maxim Prodan (beniamino della prestigiosa scuderia Cherchi, ndr) per il titolo Itf internazionale pesi welter. Ero molto motivato, avevo un ottimo team che comprendeva Giovanni Laus e Federico Beresini, con il quale avevo ripreso contatto. Volevo fare una preparazione mirata con Laus e Beresini, e li volevo portare entrambi al mio angolo. Ci tenevo tantissimo. Era il modo perfetto, ai miei occhi, di chiudere la carriera: con un titolo internazionale alla portata, con una preparazione fatta con Laus e Beresini, assieme al mio angolo. Con Federico ho iniziato la carriera da dilettante. Con Giovanni ho iniziato e proseguito quella da professionista. Unire i due sarebbe stata una prima assoluta e il coronamento di una carriera. Mi ero messo sotto in modo molto serio, ma purtroppo dopo una decina di giorni di duro lavoro mi è arrivata la telefonata che annunciava che Prodan era risultato positivo al covid. Quando il match è stato riprogrammato, l'organizzazione mi ha escluso per puntare su un avversario italiano, per una questione di risonanza mediatica. La mia occasione è saltata. Dopo questo intoppo la motivazione è andata scemando. Lavoro, famiglia, un secondo figlio in arrivo a fine settembre, hanno spostato le mie priorità più di quanto non avessi già fatto nei mesi precedenti».

Il futuro è tutto da scrivere, il presente però lo pone di fronte alla sfida odierna, contro il 34enne Dragisic. «È un buon match di riavvicinamento alla competizione. È un buon collaudo per ritrovare le emozioni del ring, togliere un po’ di ruggine, riscoprire un po’ tutto quanto avevo lasciato per molti mesi. E ribadisco che sono felice di fare parte di una riunione in cui Marzio combatte per un titolo prestigioso. Lui è molto preparato, come è giusto che sia, perché questa è la sua occasione di fare il titolo svizzero e deve giocarsela bene».

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