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28.04.2021 - 16:520
Aggiornamento : 17:59

Raphaël Monachon, ‘testimone’ del sogno di Ajla e compagne

L'ex ostacolista friborghese è succeduto nel 2018 a Laurent Meuwly alla guida della staffetta 4x100 m elvetica che insegue una medaglia ai Giochi di Tokyo

Lo stadio Leztigrund gremito in ogni ordine di posto e colorato di rossocrociato, lo sparo dello starter, il boato della folla pronto a esplodere per le beniamine di casa ma che invece implode in un silenzio assordante nell’istante in cui, una frazione di secondo dopo essere scattata dal blocco di partenza, Mujinga Kambundji perde il testimone e con esso i sogni di medaglia continentale suoi e delle sue compagne della staffetta 4x100 m femminile rossocrociata, Marisa Lavanchy e le sorelle Ellen e Lea Sprunger. Poi l’incredulità e le lacrime, ma anche un giro di pista a prendersi comunque la standing ovation del pubblico nella la speranza (poi trasformatasi in consapevolezza) che quella drammatica giornata – sportivamente parlando una delle più dolorose dell’ultimo decennio per lo sport rossocrociato – sarebbe rimasta solo un brutto inciampo lungo un percorso che avrebbe portato la staffetta veloce elvetica ai vertici dell’atletica mondiale. Sì, perché quanto capitato agli Europei di Zurigo del 2014 ha paradossalmente acceso ancora più i riflettori su un progetto che già prima della rassegna europea era in rampa di lancio – dopo aver fatto cadere nel 2011 il record svizzero che resisteva da 32 anni, il primato della disciplina era stato ritoccato altre quattro volte – ma che in seguito è letteralmente decollato: nei mesi successivi, alla Kambundji (solitamente terza frazionista) si sono infatti aggiunte Ajla Del Ponte (prima), Sarah Atcho (seconda) e Salomé Kora (quarta), andando a comporre l’attuale “dream team“ (premiato quale squadra dell'anno agli Swiss Sports Awards 2019) capace di proporre un crescendo continuo di prestazioni e risultati, dalla partecipazione ai Giochi di Rio 2016 (fuori in batteria) passando per i podi sfiorati agli Europei di Amsterdam 2016 e Berlino 2018 (sempre quarte) e ai Mondiali di Londra 2017 (quinto rango), fino allo splendido quarto posto all’ultima rassegna iridata di Doha nel 2019, quando nonostante l’incredibile 42”18 (record svizzero attuale) erano mancati 8 piccoli centesimi per salire sul podio.

Dal Ticino a Tokyo sognando… il Graal

Una progressione da applausi iniziata sotto la guida di Laurent Meuwly e che dall'inizio del 2018 (quando il tecnico friborghese, poi trasferitosi nei Paesi bassi agli ordini della Federazione olandese ma dove segue ancora anche Del Ponte e Sprunger, era stato congedato da Swiss Athletics) è proseguita agli ordini di Raphaël Monachon, ex specialista dei 110 m ostacoli più volte campione svizzero della disciplina, nella quale nel 2000 aveva preso parte (venendo eliminato nelle batterie) alle Olimpiadi di Sidney.

«Quello che hanno ottenuto queste ragazze nel corso degli ultimi anni è incredibile, si meriterebbero proprio di coronare il loro percorso con una medaglia», afferma il 48enne del Giura bernese, che incontriamo a margine del campo d’allenamento che le staffettiste della 4x100 rossocrociata (così come quelle della 4x400) hanno svolto negli scorsi giorni in Ticino un po’ a sorpresa. Già perché da programma la selezione elvetica avrebbe dovuto preparare i Mondiali di staffette del prossimo weekend interamente a Belek, ma i casi di positività al Covid-19 emersi nella località turca (tra cui anche Ajla Del Ponte) hanno costretto tutti a fare le valigie e a cercare un’alternativa. Trovata in Bellinzona e nella rinnovata pista del Comunale, grazie anche al supporto degli organizzatori del Galà dei Castelli (che lo ricordiamo quest’anno andrà in scena il 14 settembre).

«In Svizzera siamo fortunati, abbiamo diverse buone possibilità per svolgere i nostri campi di allenamento e alle ragazze piace sempre tornare in Ticino – prosegue Monachon –. Con la nuova pista di atletica Bellinzona offre un’ottima alternativa al Centro sportivo nazionale di Tenero quando quest’ultimo è pieno, come in questo caso in cui abbiamo dovuto fare tutto all’ultimo. Ringrazio anche Chico (Cariboni, ndr) e Beat (Magyar, ndr) per l’aiuto, ci hanno permesso di trovare anche qui le condizioni ideali per preparare al meglio l’appuntamento del weekend».

Una rassegna quella di Chorzow che per le rossocrociate non sarà decisiva come invece per altre nazioni (e per la 4x400 elvetica) in chiave olimpica, in quanto Del Ponte e compagne hanno già ottenuto il pass per Tokyo in virtù della finale mondiale raggiunta in Qatar. La stessa 24enne valmaggese sarà assente in Polonia in quanto ancora positiva al test Pcr richiesto per prendere parte alla rassegna iridata – come sottolineato da Swiss Athletics, può capitare che una persona guarita dalla malattia risulti ancora positiva fino a 8-10 settimane dopo l'infezione –, così come alla 4x100 mancheranno anche la Kambunji (non ancora pronta per le competizioni dopo la frattura al piede di fine 2020) e la Atcho. Tutte e tre erano però presenti al campo di allenamento in Ticino, dove si sono ritrovate per la prima volta dopo parecchio tempo… «In pratica sono quasi due anni che le ragazze non disputano una staffetta, tant’è che il campo di allenamento che abbiamo svolto più che sulla performance è stato improntato sul tornare a stare insieme, sul feeling con la disciplina e con le compagne. Quest’ultimo è un aspetto fondamentale, forse anche più di quello tecnico, ma purtroppo negli ultimi tempi con la pandemia il lato social e di coesione del gruppo è stato un po’ messo da parte. Fortunatamente però la squadra, essendo le ragazze insieme da molto tempo, era già bella affiatata e infatti devo dire che le ho subito ritrovate piuttosto sul pezzo, nonché in buona forma. Sì, nonostante tutto abbiamo ripreso in maniera positiva il cammino che avevamo interrotto a Doha».

E che come detto porterà a Tokyo, dove dal 23 luglio (due giorni prima per alcune discipline come baseball e calcio) all’8 agosto si dovrebbero tenere i Giochi rinviati l’anno prima a causa della pandemia, con le batterie della 4x100 m femminile in programma il 5 agosto e la finale il giorno seguente… «Una medaglia olimpica rappresenta il Graal per uno sportivo ed è tanto agognata quanto difficile da conquistare, però se non ce lo si pone come obiettivo, rimarrà sempre e solo un sogno. Non che mirando a quello arriverà sicuramente, ma la prospettiva cambia, inizi a crederci ed è quello che stiamo facendo io e le ragazze, siamo focalizzati sull’obiettivo e faremo tutto il possibile per raggiungerlo. Poi chiaramente non ci siamo solo noi, sono in tanti ad avere le stesse ambizioni, bisognerà vedere anche come arriveranno le altre nazioni all’appuntamento e cinque cerchi e capire a che punto ci situeremo noi in rapporto agli altri. E allo stesso modo fondamentale sarà lo stato di forma delle nostre ragazze, che potrebbe essere diverso, anzi molto probabilmente lo sarà, per ogni singola interprete».

L’eccezione che rappresenta un’opportunità

Sì perché in un mondo individualista come quello dell’atletica, le staffette rappresentano una sorta di eccezione nella quale solo un perfetto lavoro di squadra permette di primeggiare… «L’atletica leggera è uno sport prettamente individuale, nel quale la staffetta è qualcosa di totalmente diverso e per certi versi complicato, che però ha molto da offrire e non solo a livello di spettacolo. A livello nazionale siamo infatti riusciti a far comprendere alle atlete l’importanza e l’utilità che questa disciplina può avere anche sulle loro carriere individuali e in questi ultimi anni la staffetta, in particolare al femminile, sta andando davvero forte e ha un grande appeal anche sulle nuove generazioni. In fondo, è pur sempre una possibilità in più per andare a caccia di risultati di altissimo livello come una medaglia europea o mondiale, che per alcune atlete sarebbero forse inarrivabili a livello individuale. 

Questo, sommato ai bei risultati internazionali ottenuti con regolarità dalle nostre ragazze, ha fatto crescere in maniera esponenziale l’interesse per la staffetta, nella quale oggi le atlete sono più propense a investire tempo ed energie. In campo maschile ci stiamo lavorando, ma non siamo ancora arrivati a questo punto, forse anche perché rispetto alle donne gli uomini, secondo la mia esperienza, sono più individualisti».

Un’opportunità quella offerta dalla staffetta colta alla perfezione ad esempio proprio da Ajla Del Ponte, tra l’altro seguita anche a livello individuale dallo stesso Monachon (in accordo con Meuwly) quando si trova in Patria... «Ajla è sempre stata estremamente motivata per staffetta, alla quale è molto legata. D’altronde è proprio con essa che ha centrato i suoi primi exploit a livello internazionale, accumulando oltretutto un bagaglio di esperienza che le è poi stato utilissimo anche a livello individuale. Ad esempio ha imparato a gestire la pressione tra qualificazioni e finale nei grandi appuntamenti e abbiamo visto tutti quello che ha fatto agli ultimi Europei indoor (arrivata all’appuntamento dello scorso marzo da grande favorita, la ticinese ha conquistato il titolo continentale sui 60 m letteralmente dominando l’ultimo atto, ndr). In un certo senso Ajla è cresciuta con la staffetta e vederla ora esplodere in questo modo anche a livello individuale è davvero bello».

Tra allenamenti specifici, automatismi ed equilibrio

Ma come si allena una staffetta? «La sua unicità richiede degli allenamenti specifici oltre a quelli abituali per delle sprinter. Io ad esempio mi occupo in particolare dell’aspetto forse più delicato e decisivo di questa disciplina, ossia il momento del passaggio del testimone da un’atleta all’altra. Un gesto che può sembrare istintivo ma che in realtà bisogna allenare assiduamente ed è quello che abbiamo fatto anche in questi giorni e che continueremo a fare fino a Tokyo. L’allenamento e la costanza in questo caso pagano e fanno la differenza, anche sul piano mentale, perché più l’operazione è assimilata e si svolge con naturalezza, più serene e fiduciose le ragazze vanno in partenza».

A proposito di partenza, se si escludono i grandi appuntamenti le occasioni per competere non sono molte per la staffetta, è un problema? «Sì e no, nel senso che qualche possibilità in più non farebbe male ma bisogna anche tenere conto del fatto che le ragazze corrono anche a livello individuale e non si può pretendere che non lo facciano per privilegiare la staffetta. Serve equilibrio e nel nostro caso, considerando anche che abbiamo la fortuna di poter correre ad Athletissima e al Weltklasse, direi che lo abbiamo trovato».

Un discorso che vale anche all’interno delle competizioni più importanti come Europei, Mondiali e Olimpiadi, nei cui programmi solitamente le staffette vengono lasciate per ultime… «Questo è un aspetto importante e contribuisce a far sì che generalmente tutti i migliori atleti vi prendano parte, rendendole anche molto spettacolari per il pubblico. Se fossero infatti in programma prima delle prove individuali, in molti probabilmente preferirebbero non rischiare e rinuncerebbero alla prova a squadre, mentre così ognuno può inizialmente investire le energie, fisiche e mentali, nelle proprie gare, per poi dedicarsi alla staffetta. Da prendere come possibile ciliegina sulla torta nel caso in cui le prove individuali fossero andate bene e come occasione di rivalsa in caso contrario».

Una ciliegina che Monachon e le sue ragazze sognano di metallo.

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