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18.10.2020 - 16:290

Marzio Cattani: Sfiniti e contenti. E se in futuro...?

Il presidente del Vc Monte-Tamaro tira le somme di un Europeo allestito in pochi mesi. E già guarda a un futuro che potrebbe tingersi dei colori dell'iride

La capacità organizzativa del Ticino ha vinto l'ennesima scommessa, mettendo in piedi nel giro di un paio di mesi un'edizione dei Campionati europei che verrà a lungo ricordata. Per la qualità delle gare, per un percorso unanimemente elogiato, per condizioni meteo eccellenti e non da ultimo per la capacità di gestire il capitolo legato alla sicurezza sanitaria. Tutto perfetto, dunque, ma adesso Marzio Cattani, presidente del comitato organizzatore e del Vc Monte-Tamaro, e tutti i suoi collaboratori, avrebbero bisogno di una lunga e rilassante vacanza... «Siamo sfiniti. Tutti, dal primo all'ultimo. Sfiniti, ma soddisfatti. Perché tutto è filato liscio, nonostante le molte incognite create dalla pandemia in primis, ma anche da tempi organizzativi ridotti all'osso. Sono particolarmente contento del comportamento degli spettatori, rispettoso delle direttive in merito all'utilizzo delle mascherine e del distanziamento sociale. Anche il deflusso dal campo gara, tanto temuto dalle autorità cantonali, non ha dato il benché minimo problema. Alla luce di queste constatazioni, è un peccato che la presenza di pubblico sia stata tanto fortemente limitata».

L'afflusso di spettatori, per la sola giornata clou di sabato, avrebbe potuto raggiungere le 10'000 unità: la limitazione imposta ha avuto ripercussioni anche a livello finanziario... «Diecimila persone avrebbero portato un introito di circa 150'000 - 200'000 franchi, in grado di mettere a posto i conti. Bisognerà tirare le somme, ma una domanda di supporto è già stata preventivamente inoltrata a Swiss Olympic, senza il cui sostegno non mi sarei mai imbarcato in questa avventura».

Tamaro Trophy verso un anno di pausa

Messi in archivio gli Europei (o quasi, nei prossimi giorni andranno smontate tutte le infrastrutture) c'è da pensare al futuro. Anche perché il tracciato del Monte Ceneri ha raccolto unanimi apprezzamenti ed è ora conosciuto per aver ospitato un Europeo e non più soltanto per il Tamaro Trophy... «Quando tre mesi fa abbiamo ricevuto la telefonata di Rocco Cattaneo che mi proponeva l'organizzazione dei Campionati, di pancia è stato deciso di rispondere in modo positivo. Soltanto dopo abbiamo capito in quale avventura ci eravamo ficcati. Se però la riposta fosse stata negativa, oggi sarei un presidente pentito, alla luce di queste due magnifiche giornate. Adesso bisogna guardare avanti. Scherzando, sabato sera già c'era chi proponeva di bypassare i Mondiali e dedicarsi direttamente alle Olimpiadi. Ma al di là di tutto, non sarebbe impossibile mettere in cantiere un'edizione dei Mondiali. Certamente non con i tempi strettissimi con i quali ci siamo trovati confrontati in questi mesi. Occorrono almeno tre anni di preparazione, per cui se mi proponessero un Mondiale tra due anni direi di no, ma se si trattasse del 2024, allora perché no?».

Il primo appuntamento è però quello con il Tamaro Trophy... «Una manifestazione il cui futuro immediato potrebbe venir messo in forse da due fattori. Il primo è ovviamente legato alla pandemia, perché nessuno sa se ad aprile 2021 il virus ci avrà dato tregua. Il secondo è rappresentato dallo sfinimento del gruppo organizzatore, il quale tiene comunque a ringraziare calorosamente il centinaio di volontari senza il quale non sarebbe stato possibile mettere in piedi la manifestazione. Avevamo deciso di riparlare del Tamaro Trophy a Europeo concluso, ma già in corso d'opera ci siamo resi conto che non sarebbe stato possibile rimettersi subito al lavoro per un'altra organizzazione comunque impegnativa. La decisione non è stata presa, ma credo che ci concederemo un anno di meritata pausa per tornare più carichi che mai nel 2022. Magari con una nuova formula. Le idee non ci mancano».

Rocco Cattaneo: 'Obiettivo centrato'

Se Marzio Cattani è raggiante per il risultato ottenuto, Rocco Cattaneo lo è doppiamente: in qualità di tamarino doc e, soprattutto, di presidente dell'Unione europea di ciclismo. «La nostra gara era in calendario nel mese di maggio a Graz, ma eravamo stati costretti a cancellarla. Per noi la partita sembrava persa, quando si è aperta la finestra del Vc Monte-Tamaro: sapevo che qui esistevano l'entusiasmo, il know-how, le infrastrutture, il percorso e le braccia necessarie per allestire in breve tempo un evento di questo spessore. Nonostante le autorizzazioni necessarie da parte del Cantone siano arrivate soltanto all'ultimissimo momento e dover lavorare in equilibrio su un filo senza rete di sicurezza non è stato facile per nessuno. D'altra parte, però, per noi era importante poter far gareggiare gli atleti, perché in fondo è questa la missione della federazione europea. A maggior ragione in una stagione così difficile. Ho potuto parlare con molti responsabili nazionali e tutti hanno espresso il loro apprezzamento per il lavoro svolto. Siamo dunque riusciti a salvare sia gli Europei su strada, a Plouay, sia quelli di mountain bike e di questo ce ne rallegriamo. Questa è una stagione nella quale occorre essere agili, flessibili, decisionisti e anche in grado di assumersi qualche rischio (il Cantone in qualsiasi momento avrebbe potuto bloccare tutto). Noi e gli organizzatori del Vc Monte-Tamaro lo siamo stati».

Tolto il cappello da presidente Uec e indossato quello da zio, un commento è d'obbligo sulla prestazione di Filippo Colombo... «Da questa esperienza Filippo deve cogliere tre aspetti importanti. Primo, ha dimostrato di saper gestire la pressione di gareggiare in casa, con la gente e i media che si aspettavano un grande risultato dopo il settimo posto ai Mondiali. Secondo, ha avuto la conferma di aver raggiunto il livello dei migliori. Terzo, ha reagito benissimo alla sfortuna, chiudendo la gara con il giusto atteggiamento mentale. Fosse toccato a me, avrei scaraventato la bici in un burrone. Sono tre aspetti che lo renderanno più porte, lo faranno crescere ulteriormente. Per quanto riguarda la foratura, sono cose che capitano, è la dura legge dello sport».

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