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18.04.2020 - 06:000

Olivia Negrinotti e quel sogno chiamato Parigi

Nazionale U23 che quest'anno si sta dedicando allo studio, la ticinese guarda alle Olimpiadi e alla professione di architetto.

Vi sono sport dei quali si parla solo quando arrivano grandi manifestazioni come Mondiali o Olimpiadi, ma che meritano di essere conosciuti e apprezzati. Vale anche per il canottaggio, passione che per Olivia Negrinotti è sbocciata a 14 anni. E oggi che ne ne ha quasi 20, la ragazza nata in una famiglia che ha lo sport nel sangue - suo padre, Maurizio, era un cestista di carattere negli anni 90, mentre suo nonno “Simo” Simonetti fu centravanti del miglior Fc Lugano della storia, quello degli anni 60, inizio anni 70 - è atleta di punta della Nazionale Under 23. «Da piccola, quando siamo andati ad abitare a Gandria i miei genitori hanno cominciato a praticare canottaggio - spiega Olivia -. Li guardavo dalla finestra mentre remavano sul lago, mi sono incuriosita e ho voluto provarci. E non ho più smesso».

Veniamo dall’oggi: che scelte hai fatto per questa stagione? «Quest’anno mi dedico soprattutto alla scuola, per cui faccio i test e le regate richiesti dalla nazionale per mantenere i giusti contatti e per verificare il mio stato di forma, ma senza più partecipare agli abituali raduni della Nazionale. Infatti: frequento l’anno passerella al Liceo di Bellinzona per ottenere la maturità liceale e poi iscrivermi al Politecnico in architettura. Un anno di transizione dopo aver ottenuto il diploma alla Csia, per accedere a un altro sogno della mia infanzia che è quello di diventare architetto. Un percorso lungo, ma che intendo proseguire, anche perché ci sono dei programmi particolari per gli sportivi di élite anche a livello universitario. 

Il liceo a tempo pieno e poi gli allenamenti: quando e quanti? «Combinare studio e sport di livello richiede molto impegno e un’attenta programmazione, ma la scuola è prioritaria in questo anno, perché per arrivare al 'Poli' occorre la maturità: però riesco a conciliare entrambe le cose. In pratica mi alleno tutti i giorni a Lugano nella Canottieri Ceresio, mediamente da un’ora e mezza a tre ore a dipendenza dei giorni: in settimana al rientro da Bellinzona, diciamo dopo le 18, mentre nel weekend mi alleno al mattino».

Allenamenti molto differenziati, in barca ma non solo. «In effetti ci sono gli allenamenti a secco e quelli sul lago: la condizione fisica generale, il remoergometro e i pesi in sala, tutto il resto sulla barca, con alternanze diverse a seconda dei giorni e dei programmi, gare comprese».

Insomma, da una parte la forza e dall’altra la tecnica. «Esatto: la forza è una componente essenziale in questo sport visto che è tutto il corpo che lavora per avere il massimo rendimento: braccia, schiena, addominali e soprattutto gambe che devono funzionare in perfetta sincronia. La parte tecnica non è meno importante in quanto non è semplice remare: occorrono tecnica, coordinazione, sensibilità ed equilibrio, fattori che ti permettono di essere efficiente e dinamica in ogni momento dell’uso dei remi».

Un remo o due? «Dipende: nel singolo e nel doppio con due remi, nel 4 con uno solo e nel 4 di coppia con due. Situazioni diverse con la necessità di adattarsi ai compagni, ai ritmi e ai sincronismi che sono essenziali per acquisire velocità. Il singolo è solo una parte del mio allenamento, per il doppio o in altre situazioni lavoro con compagne e compagni della società: formiamo un bel gruppo».

I successi migliori, sinora, sono arrivati in doppio. «Con Nimue Orlandini abbiamo vinto i Campionati svizzeri U19 e con lei remo ancora nel doppio nella U23. Abbiamo molto feeling e siamo riuscite a ottenere un buon equilibrio sulla barca: lei è 1m87 io 1m72, ma questa differenza di altezza è stata riequilibrata e compensata con l’impostazione della lunghezza dei remi, dello scalmo e dell’altezza della pedaliera. Sono tutti fattori che intercorrono a rendere la vogata la più redditizia possibile».

Singolo e doppio fra le tue preferenze: quali sono le differenze sostanziali? «Diciamo che nel singolo sei sola e quindi tutto quello che puoi fare è concentrarti al massimo e fare i movimenti al meglio. Nel doppio si aggiunge il sincronismo con la compagna, o con tre compagne nel quattro, e bisogna avere la stessa sensibilità nei movimenti per mantenere il massimo equilibrio e dare così la massima velocità».

Con chi hai cominciato a vogare? «Il mio primo allenatore è stato un lituano, Romualdas Kurgana, che mi ha dato le basi e mi ha seguita sino allo scorso anno. Da settembre 2019 è arrivato Livio La Padula, un ex nazionale italiano che ha ottenuto risultati a livello internazionale in tutte le maggiori manifestazioni nel 4 con. Per noi è stato un cambiamento importante, soprattutto per quanto riguarda l'insieme della preparazione e in particolare l’aspetto mentale. Inoltre, La Padula è bravo a creare un ottimo clima all'interno del gruppo».

Il cosidetto "mentale" si può allenare? «Diciamo di sì. Lo si può certamente migliorare, però se uno non ha la testa giusta, con una forma mentis adeguata e le massime motivazioni, difficilmente riesce a salire la scala dei valori: ma questo vale per tutti gli sport: il talento aiuta certamente, ma se non hai la testa a un certo punto ti blocchi».

L'unica ticinese in un quartetto rossocrociato

Torniamo a parlare della Nazionale: in che rapporto sei con la squadra? «Il rapporto è molto buono e funzionale: due anni fa abbiamo ottenuto, nel quattro, l’argento ai Mondiali juniores, mentre ai Campionati svizzeri del 2018 ho ottenuto il 4° posto nel singolo: con questo risultato sono entrata nel gruppo delle juniores e poi nella U23 e continuo a farne parte, anche se quest’anno, come detto, ho rinunciato alle competizioni».

Quale unica ticinese del quartetto? «Sì, con me ci sono due svizzero tedesche e una romanda, con le quali mi sono allenata tutti i week end fino a settembre: sempre a Sarnen dove c’è tutta la struttura del canottaggio elvetico. E ogni allenamento è estremamente competitivo, devi arrivare sempre al top della condizione perché la lotta interna è molto dura. L’ambiente è bello anche se la conoscenza limitata dello schwitzerdütch è a volte un ostacolo».».

Ma le imbarcazioni sono tanto diverse? «A parte la lunghezza che cambia a seconda della categoria, si può dire che ognuna ha qualche particolarità: peso, scalmo, stabilità Bisogna essere sensibili e cogliere le sfumature e le sensazioni che ti dà. Poi, singolo a parte, conta molto l’affiatamento e il sincronismo di chi rema. Anche per questo motivo i raduni sono settimanali, proprio per ottenere il massimo sincronismo con tutte le compagne».

Ci sono dei limiti particolari? «I limiti sono il peso massimo consentito alle atlete per le categorie “leggeri” U23 ed élite con il limite di 59 chili per il singolo e 57 per le altre dal doppio in poi: per tutte le altre categorie non c’è limite di peso».

E dell’8 con timoniere cosa dici? «Non l’ho praticato molte volte ma l’ho trovato divertente. Il ruolo del timoniere non è necessariamente quello di dettare il ritmo, spesso è il capovoga che decide, ma il suo incitamento, le sue stimolazioni sono importanti per tutte. Non va dimenticato che anche il timoniere svolge i suoi allenamenti e la sua preparazione con grande impegno».

'Di canottaggio non si vive'

Impegno quotidiano, trasferte, materiali e altro ancora: ma come fa un canottiere? «Diciamo subito che di canottaggio non si vive, nel senso che non si guadagna a sufficienza se come élite non appartieni a un'università o all’esercito. In quel caso si tratta di élite che sono praticamente dei professionisti, vivono a Sarnen tutto il tempo nelle strutture nazionali e lì si allenano. Si entra a far parte dell’élite dopo la U23 e, logicamente, se si hanno le qualità richieste».

E gli infortuni? «Non sembrerà vero, ma uno dei più frequenti è la rottura delle costole, e non per... le remate del compagno di regata. Poi gli strappi per l'uso maldestro dei pesi e qualche stiramento»

Dove si trovano le risorse? «Quando si partecipa a Europei o Mondiali ci sono i contributi della Federazione; poi c’è lo Sport Toto e Banca Stato, che sostiene la nostra società e che contribuisce in parte alle nostre spese per le trasferte, per le iscrizioni e per i materiali. Per noi atleti che siamo nell’ottica olimpica c’è il nuovo progetto di Aiuto Sport Ticino e Ail, che aiut

no gli atleti finanziariamente, con aiuti mirati seguendo determinati criteri: un sostegno molto importante per noi giovani, anche per non gravare troppo sulle spalle delle famiglie. Nel mio caso, i miei genitori mi aiutano con investimenti annuali importanti».

I pregi e difetti di Olivia? «Cominciamo dai difetti: una potenza da migliorare ancora e la sensibilità nella vogata da aumentare. I pregi sono la volontà, il carattere e una buona testa».

E gli obiettivi futuri dopo quest'anno quasi sabbatico? «Nel 2021 rientrare nei quadri della Nazionale e lottare per tutto quanto è possibile nella U23. Poi il passaggio nella categoria élite e nel 2024, quando ci saranno le Olimpiadi di Parigi, puntare a parteciparvi: è il sogno mio come quello di ogni atleta che pratica uno sport. Strada lunga? Diciamo che è una sfida che va affrontata e, per ora almeno, ho tutte le giuste motivazioni per puntare a quel traguardo. E i sacrifici non mi spaventano».

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