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Pugilato
09.06.2019 - 09:360

Dell'agrodolce, sul titolo di Ricardo Silva

Il pareggio di Berna contro Hakobyan conferma il ticinese campione svizzero welter. ‘Ma avrei preferito la vittoria piena’.

La cornice era suggestiva, lo ‘Stadttheater’ di Berna riadattato per ospitare una riunione di pugilato. Una ‘prima’ affascinante, che nella casa dell’arte e dello spettacolo ha convogliato mille spettatori. Un numero notevole che testimonia il successo di un’iniziativa che si deve agli atleti che hanno animato la serata, e al promoter Leander Stupler, molto vicino al mondo della boxe, deciso a divulgarne il fascino attraverso eventi degni di essere ricordati e raccontati.
Il privilegio di combattere nella capitale è toccato anche a Ricardo Silva, pugile ticinese che ha avviato un programma di due anni che lo dovrebbe condurre a un match titolato, a coronamento di una carriera già piuttosto lunga, da impreziosire con un acuto di respiro internazionale.
Berna è stata una prima tappa
importante, per il percorso di ‘Richi’. Così come determinante è stata la difesa del titolo svizzero contesogli da Andranik Hakobyan, pugile con il quale aveva già incrociato i guantoni a due riprese, con esiti alterni. La ‘bella’ tra i due rivali si è chiusa con un pareggio, che di fatto permette a Ricardo Silva di mantenere il titolo di campione svizzero, da lui messo in palio sabato sera. «I sentimenti sono un po’ contrastanti, un po’ di amarezza c’è – ricorda il ‘welter’ ticinese – perché al pareggio avrei preferito una vittoria netta. Anche perché l’avversario non mi è particolarmente simpatico, diciamolo pure».
I due, infatti, hanno ‘battibeccato’ a lungo anche via social, prima e dopo l’incontro (punzecchiarsi un po’ fa parte del gioco). Hakobyan ha però scelto la via della provocazione anche sul ring, con atteggiamenti irritanti che gli sono costati salve di fischi, e che ne fanno un atleta piuttosto noto, ma non molto amato. «Si prevedeva un match molto tattico e tecnico – riprende Silva, analizzando l’incontro di sabato –, a causa dell’atteggiamento simile che abbiamo entrambi sul ring. Non mi riferisco però certo alle buffonate, quelle sono tutte sue, bensì all’attendismo e alle scelte tattiche. In quell’ambito, siamo due pugili abbastanza simili. Le previsioni non sono state smentite, è stato un incontro molto tattico e tecnico. Dall’angolo mi giungevano notizie di un mio vantaggio, e questo non mi ha certo indotto a spingermi all’attacco. Il titolo era già mio, a Berna ho fatto la difesa. Siccome ero io a metterlo in palio, quello che doveva dimostrare qualcosa in più avrebbe dovuto essere Hakobyan. Era lui a volere il titolo dei welter».
Le sue provocazioni continue sono state fastidiose. «Deconcentrano. Davanti a sceneggiate del genere, inevitabilmente, pur non cascandoci, qualcosa cedi, sul piano della concentrazione. Bene o male, certi atteggiamenti, l’espressione del suo viso, non puoi non notarli. Non pago, ha proseguito sui social anche dopo il match. A un certo punto gli ho chiesto di smetterla, di andare oltre. Io lunedì sono tornato al lavoro. A tal proposito, trovo giusto ringraziare il San Carlo di Locarno (la struttura per cui ‘Richi’ lavora come capo reparto, ndr) che mi sostiene nella mia attività sportiva. Per me la boxe è un hobby, è così che la vivo, benché si parli di professionismo. Una volta combattuto, io riprendo la mia vita, e ricomincio a pensare alle mie cose, alla mia famiglia, al mio lavoro».
La difesa è andata a buon fine, ma un pizzico di amaro in bocca resta. «Sul piano personale, sì, per non essere riuscito a dargli una lezione. C’è un po’ di rammarico per un pareggio che non soddisfa del tutto nemmeno il pubblico».
Lo scopo della serata era, per così dire, lanciare un percorso che prevede altre tappe, dopo quella dello ‘Stadttheater’. «Non sono un assiduo frequentatore di teatri, ho pochi termini di paragone, ma disputare un incontro di pugilato in una cornice così è molto suggestivo. C’era tanta gente, c’era la diretta in streaming sul sito del ‘Blick’. È un evento che dà valore allo sport. Il pugilato ha un suo ambiente, e trovo che sia giusto valorizzarlo. Il promoter (il citato Stupler, ndr) voleva farmi conoscere al grande pubblico svizzero, sfruttando la fama (anche un po’ controversa) di Hakobyan, pugile piuttosto noto Oltralpe. L’operazione è andata a buon fine. Ora si va avanti, con la tabella di marcia stabilita. Entro la fine dell’anno ho in programma altri due incontri (a Buchs e ancora a Berna, ndr»).

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