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02.02.2018 - 06:200
Aggiornamento : 14:13

Il dolore di Marco Tadé: 'Non ho ancora deciso se continuare'

Il 22enne di Tenero ha dovuto rinunciare alle Olimpiadi a causa di un infortunio al ginocchio pochi giorni prima della partenza. E non è la prima volta...

Quanto può far male dover rinunciare a un’Olimpiade due giorni prima della partenza e dopo aver lavorato per mesi il doppio del solito per tenere a bada un ginocchio malandato? Tanto. Tantissimo. Troppo. A tal punto da far vacillare tutte le certezze di un ragazzo di 22 anni dal talento smisurato, uno dei migliori al mondo nella sua disciplina, le gobbe, ma che adesso non è più sicuro se quel talento potrà (e soprattutto vorrà) ancora coltivarlo.

«Non riesco a spiegare cosa provo, ma di sicuro non è bello – ci dice il giovane di Tenero, specialista delle gobbe che già nel 2014 aveva visto sfumare all’ultimo il sogno a cinque cerchi (nell’ultima gara di Cdm prima dei Giochi di Sochi gli bastava un risultato tra i primi 20, chiuse 21°) –. Ma questa volta fa più male, anche perché arrivavo da una stagione migliore, ero più preparato. Ora ho solo l’impressione di aver buttato via sei mesi, oltretutto nei quali mi sono allenato il doppio del solito, così come ho fatto il doppio di fisioterapia, il doppio di tutto (ad agosto aveva strappato il crociato del ginocchio destro, decidendo di non operarsi proprio per poter partecipare ai Giochi, ndr). Perché non volevo andare in Corea a fare il turista. Certo, è bello partecipare, ma non mi interessava lottare per un ventesimo posto, volevo poter competere con i migliori. Ci tenevo tantissimo ed esserci andato così vicino fa male, ma d’altro canto non ho rimpianti, perché so che mi sono impegnato e ho dato il massimo. Se poi questo massimo è bastato solo ad arrivare fin qui, non posso farci niente. Anzi, per certi versi sono contento che questa stagione sia finita, perché è stata davvero dura e non ne potevo più».

Una stagione finita martedì sulle nevi di Tignes, nell’ultimo allenamento prima della partenza per Pyeongchang... «Sull’atterraggio di un salto, anche piuttosto pulito, il ginocchio non ha tenuto. Non si sa bene come mai, io non ero stanco e il ginocchio era al cento per cento della condizione possibile, considerando tutto. Era comunque una possibilità che il dottor Mona mi aveva illustrato ad agosto e io avevo deciso di assumermi il rischio e andare avanti: ce l’avrei potuta fare ed è mancato davvero poco».

Ora Marco ha davanti un lungo percorso, che aveva già affrontato nel 2015, quando aveva subito lo stesso infortunio ma all’altro ginocchio. Un percorso che però il locarnese non sa ancora dove lo porterà... «La strada che ho davanti è lunga, noiosa e faticosa. Ci vorranno da sei mesi a un anno di lavoro solo per tornare a sciare. Non ho ancora pensato al futuro, ma di sicuro dovrò prendermi del tempo per farlo e capire cosa voglio. L’operazione e la riabilitazione sono passi che intraprenderò sicuramente a prescindere dalla carriera agonistica, per la mia salute, perché avere un ginocchio così alla mia età non è il massimo. Poi si vedrà».

E i Giochi? «Mi sa proprio che non guarderò le gare, mi farebbe solo male, ma farò comunque il tifo per Deborah (Scanzio, ndr)».

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