Giappone punta su razzi veloci per la sostituzione satellitare d'emergenza
Tecnologia

Giappone punta su razzi veloci per la sostituzione satellitare d'emergenza

L'iniziativa del Ministero della Difesa mira a ripristinare rapidamente i satelliti in orbita, con un investimento di 400.000 euro e l'allarme sui satelliti 'killer' di Cina e Russia.

2 novembre 2026
|
Aggiungi laRegione alle tue fonti di Google
Il ministero della Difesa giapponese punta a sviluppare le capacità di lancio rapide di razzi di piccole dimensioni, in grado di mettere in orbita satelliti alternativi qualora quelli esistenti siano attaccati o smettano di funzionare. Lo rende noto il ministero, che ha avviato una raccolta di proposte di ricerca rivolte alle aziende private. A tal fine, sono stati stanziati circa 70 milioni di yen, circa 400.000 euro, per l'anno fiscale in corso. Nella selezione delle proposte, il ministero valuterà i costi di sviluppo, i metodi e i tempi necessari alla produzione dei razzi, individuando un contraente entro il prossimo febbraio. "Da un punto di vista della sicurezza, è fondamentale ripristinare rapidamente la funzionalità dei satelliti, soprattutto nelle emergenze", ha dichiarato il ministro della Difesa Shinjiro Koizumi, considerato un falco nell'attuale esecutivo conservatore, sottolineando la necessità di un accesso rapido allo spazio. Secondo il governo, il Giappone dipende attualmente da razzi stranieri per circa la metà dei propri lanci satellitari. Tokyo gestisce una piccola costellazione di satelliti per il monitoraggio degli obiettivi, mentre gli esperti hanno messo in guardia sul fatto che Cina e Russia stanno sviluppando satelliti definiti 'killer' capaci di attaccare e disabilitare quelli di altri Paesi. Il dicastero auspica che l'iniziativa stimoli l'innovazione tecnologica tra le aziende private e contribuisca allo sviluppo del settore spaziale, considerato un comparto in crescita dal governo della premier Sanae Takaichi. In un editoriale pubblicato nel fine settimana, il quotidiano Asahi Shimbun ha criticato il forte aumento delle candidature accademiche al programma di finanziamento del ministero della Difesa per la ricerca tecnologica, definendo "pericoloso" l'avvicinamento tra atenei e ambito militare. Secondo Asahi, la missione affidata dalla società alle università non è il contributo diretto allo Stato, ma la realizzazione di valori universali come diritti umani, pace e benessere attraverso l'educazione e la ricerca: un principio originario che non va dimenticato.

Segui laRegione su: WhatsApp oppure Telegram e ricevi ogni mattina le notizie principali
Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni