La Commissione australiana per l'informazione indaga sull'applicazione HeyCyan e sui rischi per la privacy, invitando i commercianti alla prudenza. Crescono le preoccupazioni internazionali.
La Commissione australiana per l'informazione (Oaic) ha indicato di aver inviato il mese scorso una serie di domande a diverse imprese partecipanti alla produzione di tali occhiali, tra le quali Google, Meta, Kmart e Shenzhen Qingcheng, riguardo alla maniera in cui raccolgono e conservano i dati, inclusi i dati personali degli acquirenti. "In assenza di una risposta di Shenzhen Qingcheng alle domande preliminari della Oaic, non abbiamo la garanzia che l'impresa protegga i dati personali degli australiani, come impone il Privacy Act" ha dichiarato la commissaria per la protezione della vita privata, Carly Kind. "Questo silenzio solleva inquietudini riguardo alle pratiche, le procedure e i sistemi dell'ente incaricato di proteggere le informazioni personali che detiene", ha aggiunto.
La commissaria Kind ha invitato i commercianti alla prudenza: "tenuto conto dei rischi specifici che la Commissaria Oaic ha identificato riguardo all'applicazione di HeyCyan, invito i dettaglianti interessati a domandarsi se è appropriato continuare a commercializzare queste apparecchiature". Gli occhiali collegati possono scattare foto e video, effettuare chiamate, tradurre testi e anche interagire con chatbot che utilizzano l'intelligenza artificiale.
In diversi paesi si sono sollevate voci contro le interferenze e le minacce alla vita privata rese possibili da tali video pubblicati online, in particolare di donne filmate senza il loro consenso. Il governo norvegese ha dichiarato di voler vietare l'utilizzo di tali occhiali entro certi spazi pubblici, mentre in Francia il gruppo di difesa dei minori e-Enfance ha indicato di aver ricevuto oltre venti segnalazioni di donne filmate senza il loro consenso, nella maggior parte dei casi per mezzo di occhiali Meta.