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Un momento della presentazione (Keystone)
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10.11.2020 - 20:490
Aggiornamento : 11.11.2020 - 11:15

Apple passa a Silicon e alza l'asticella su batteria e velocità

Cupertino introduce i primi tre Mac con architettura basata su Arm, scaricando Intel e promettendo prestazioni da record

L'hanno promesso e l'hanno fatto. Alla Apple si sbarazzano dei chip di Intel è passano ai propri processori Silicon, basati su tecnologia Arm (leggi la nostra intervista ai creatori del chip). Un cambiamento pressoché epocale – almeno dalla fine dell'era "PowerPc" – che promette di moltiplicare la potenza di portatili e computer pur diminuendo i consumi, limitando in maniera drastica la generazione di calore e garantendo una maggiore durata di batteria. Fino a 20 ore di riproduzione video per il nuovo MacBook Pro da 13 pollici.

I primi tre Mac a ricevere il nuovo processore M1 sono il MacBook Air, il Mac Mini e, come detto, il MacBook Pro da 13 pollici. Ma si è già capito che in futuro saranno convertiti anche tutti gli altri prodotti della linea, per buona pace del produttore di Cpu di Santa Clara, che nel 2006 aveva mandato in pensione l'era dei processori "made by Apple". Ora la storia si ripete, ma al contrario. E, a guardare le specifiche del nuovo chip marchiato con la mela morsicata, il cambiamento è impietoso.

Il nuovo processore

A rivoluzionare l'architettura su cui si baseranno i futuri computer di Cupertino c'è il nuovo processore M1, il primo di una serie, si è fatto capire durante l'evento online andato in onda nella sera di martedì 10 novembre. Si tratta di un chip basato sulla tecnologia Arm, presente soprattutto negli smartphone di numerosissimi produttori e che da tempo funge da base per iPad e iPhone. 

Pur nelle iperboli della comunicazione di marketing cui Apple ormai ha abitato fan e delatori, le nuove caratteristiche e il nuovo approccio sembrano davvero costituire "un gigantesco salto in avanti". L'M1, integra in un solo e piccolo chip basato sulla tecnologia a 5 nanometri 4 nuclei di calcolo ad alte prestazioni ("i più veloci del mondo") e altri 4 ad efficenza energetica ("comunque capaci di fornire prestazioni paragonabili all'attuale MacBook Air"), 8 nuclei grafici così come diverse tecnologie proprietarie di Apple, tra cui quelle dedicate all'apprendimento automatico e all'intelligenza artificiale, la 'Secure Encleve' (ovvero la cassaforte che custodisce i dati più critici e personali per l'utente) e i controller per le connessioni Thunderbolt 4. C'è stata pure la memoria di sistema. Il tutto consumando meno degli attuali processori di Intel. "Raggiungiamo il doppio di prestazioni di un Pc, utilizzando un quarto della potenza", garantiscono da Cupertino. E proprio la massima efficienza permette anche di non spegnere praticamente mai il computer, tenendolo invece in uno stato di sonno profondo da cui risvegliarlo in modo repentino. L'effetto, garantiscono, è quello che si ha già oggi con un iPad.

Il nuovo MacBook Air – il portatile più piccolo e sottile della gamma – dovrebbe permettere persino di montare video ad alta risoluzione e il Mac mini, una delle macchine in genere pensate per semplici lavori d'ufficio, ora potrebbe diventare una macchina interessante per i creativi e per chi gioca. Le prove sul campo, che dovranno verificare le affermazioni fatte durante la presentazione, non tarderanno comunque ad arrivare, visto che i tre computer sono già disponibili per le ordinazioni e che le spedizioni inizieranno da settimana prossima.

Software dedicato per un ulteriore incremento della velocità

Come promesso, poi, Apple ha già convertito tutta la gamma di propri software per funzionare nativamente sui nuovi processori, cosa che garantirà un ulteriore incremento della velocità percepita dagli utenti. A partire dalla nuova versione del sistema operativo, denominata "Big Sur", che verrà rilasciata giovedì. Le applicazioni native conterrano sia il codice Silicon, sia quello eseguibile sui modelli che ancora hanno processori Intel. Per le applicazioni non ancora adattate alla nuova Cpu è stato realizzato un interprete – Rosetta 2 – che permetterà di far girare i vecchi software anche sulla nuova architettura. Nel frattempo, visto che M1 condivide l'architettura con i dispositivi mobili di Apple, le applicazioni che oggi girano su iPad e iPhone saranno eseguibili anche sui nuovi Mac.

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