l-economist-attacca-i-social-network-minacciano-la-democrazia
ULTIME NOTIZIE Tecnologia
Tecnologia
1 gior

‘Digita il codice...’: arriva un’altra truffa su WhatsApp

Una semplice procedura consente ai malintenzionati di ‘rubare’ l’account sfruttando i codici per l’inoltro chiamata e sms se il numero è occupato
TECNOLOGIA
5 gior

La tecnologia dietro un farmaco

Le simulazioni al computer sempre più cruciali per individuare e testare i medicinali
Tecnologia
6 gior

Attacchi informatici, il pericolo emergente sono i cryware

Si tratta di una forma di offensiva che prende di mira i portafogli di criptovalute
Tecnologia
1 sett

Facebook, in 3 mesi interventi su 1,8 miliardi di contenuti spam

In aumento anche gli interventi su contenuti di violenza, 21,7 milioni in un trimestre rispetto ai 12,4 milioni del trimestre precedente
Tecnologia
1 mese

Pubblicità ovunque, anche negli ‘Shorts’ di YouTube

La piattaforma sta sperimentando banner anche nel formato di video brevi
Tecnologia
1 mese

TikTok è l’app più scaricata da inizio 2022, Twitter sedicesima

Il social network della cinese ByteDance ha superato quota 3,5 miliardi di download nel mondo. Seguono a distanza Instagram, Facebook, WhatsApp e Telegram
TECNOLOGIA
1 mese

Automatizzazione ad ogni costo?

L’ingegneria informatica davanti alla sfida tecnologica ed etica della sua pervasività
Tecnologia
1 mese

Coi fasci di luce laser la stampa 3D è super precisa

Sostituendo le tradizionali polveri con una speciale gelatina fatta da microgranuli di resina e sviluppando una nuova tecnica di controllo degli impulsi
03.11.2017 - 18:05
Aggiornamento : 11.12.2017 - 18:22

L'Economist attacca i social network: 'minacciano la democrazia'

a cura de laRegione

Una mano che impugna la 'f' di facebook come una pistola fumante e un titolo senza mezzi termini: 'La minaccia dei social network alla democrazia" Questa la copertina dell'ultimo numero dell'Economist, che dedica ampio spazio al pericolo di disinformazione, divisione e incitamento all'odio insito nei social.

Nel suo editoriale principale, il settimanale inglese snocciola numeri inquietanti sulla diffusione di fake news nel mondo: "Facebook ha riconosciuto che prima e dopo le elezioni americane dello scorso anno, tra gennaio 2015 e agosto di quest'anno, 146 milioni di utenti potrebbero aver visto fake news russe sulla sua piattaforma. YouTube ha ammesso di avere ospitato 1'108 video collegati alla Russia, Twitter 36'746 account. Lungi dall'illuminare la gente, i social media stanno diffondendo veleno." Il naufragio, insomma, di quel sogno di conoscenza diffusa e di emancipazione che proprio questi network promettevano al mondo intero.

Anzi. Se è vero che nei Paesi ricchi una persona interagisce col suo smartphone 2'600 volte in un giorno, in un mondo di opinioni politiche sempre più divise, i social network forniscono per rafforzare i pregiudizi ed aggravare quelle divisioni. E siccome la profilazione degli utenti operata dai social è capillare quanto nessun'altra mai, la possibilità per gli inserzionisti di manipolare le menti di ciascuno si ingigantisce.

 

Che fare, dunque? L'Economist confida che le persone si rendano sempre più conto da sole di cosa è informazione affidabile sui social e cosa no. Ma nel frattempo "governi cattivi che perseguono cattive politiche potrebbero fare molto male."

Nè l'Economist sembra convinto dall'impegno di società come Twitter, Google e Facebook ad arginare il fenomeno delle fake news, magari affidandosi al 'fact checking' di terzi. "Inoltre, la politica non è come altri tipi di discorso; è pericoloso chiedere a una manciata di grandi aziende di decidere ciò che è sano per la società."

"Ci sono altri rimedi" - prosegue l'editoriale - "Le società di social media dovrebbero adeguare i loro siti per rendere più chiaro se un post proviene da un amico o da una fonte attendibile. Potrebbero associare alla condivisione di post avvisi sui danni da disinformazione." E ancora, adottare tecnologie e adeguare i loro algoritmi per scoraggiare il 'clickbaiting' (la caccia ai click), la diffusione di contenuti da parte di account 'robotizzati' e così via.

C'è un problema, però: il modello di business dei social si basa sulla monopolizzazione dell'attenzione degli utenti; combattere proprio quegli inserzionisti che riescono meglio ad attirare gli occhi delle persone, quindi, rischia di danneggiare gli interessi economici della piattaforma. Per questo, perfino il liberalissimo Economist giunge ad ammettere che certi cambiamenti potrebbero necessitare dell'intervento diretto "della legge o di un ente di vigilanza". D'altronde, "difficilmente la posta in gioco per la democrazia liberale potrebbe essere più alta.

© Regiopress, All rights reserved