L'evoluzione negli anni
Tecnologia
30.08.2017 - 14:300

Quel che è cambiato in 100 mesi di tecnologia

Refresh numero 100: dalla prima edizione (era il 2009) la tecnologia è cambiata e ci ha cambiati: la velocità di internet è aumentata vertiginosamente e oggi salviamo file, foto e contatti del cellulare nel ‘cloud’ in barba alle pennine Usb. Si è sviluppata l’intelligenza artificiale e la domotica sta modificando le nostre case. E non è finita. Ecco cosa c’era otto anni fa, cosa c’è oggi e cosa ci sarà.

Nel 2009 l’iPhone costava 299 dollari e non mandava messaggi con foto. Cento mesi dopo, cento puntate di Refresh più tardi, le cose sono un po’ cambiate. Siamo a fine agosto del 2017 e uno smartphone di alta gamma può costare oltre mille franchi, l’Mms è già morto mentre con le App si inviano foto e filmati a costo zero. Gli anni volano e la tecnologia anche di più. Nelle prime cento Refresh ve l’abbiamo raccontata un pezzo per volta, sotto angolazioni diverse e fornendo prospettive aggiornate. Ecco quindi che nella puntata 100 abbiamo raccolto, in ordine sparso, cosa abbiamo trattato in questi otto anni, come sono cambiate le tecnologie e cosa bisogna aspettarsi per il futuro.

Touchscreen

“Buttate la tastiera e il mouse, la rivoluzione degli schermi tattili è alle porte” scrivevamo il 16 marzo 2010. Oggi la tecnologia “touch” è ovunque, dagli smartphone (dove ha preso lo slancio già nel 2007 con l’avvento del primo iPod touch) ai portatili. Quasi paradossalmente l’unico produttore di computer che non offre un modello sensibile al tatto è Apple, che riserva il ‘touch’ per iPad e iPhone.  

Il nuovo modo di rapportarsi ai gingilli elettronici non ha però sostituto altri modi di interazione (tastiere e mouse rimangono al loro posto, per intenderci): si è semplicemente trovato una propria collocazione; per questo in futuro non vi è motivo di credere che le cose cambieranno molto.

Alta definizione

“Mentre il mercato sta velocemente migrando verso lo standard Hd e verso il 3D ‘domestico’, i ricercatori lavorano già alla prossima rivoluzione”. Nel gennaio 2010 già si parlava di ultradefinizione, ma allora nessuno scommetteva che le televisioni e i contenuti a 4K sarebbero arrivati così velocemente sul mercato. Oggi un semplice telefonino di gamma medio-alta è in grado di registrare video ad altissima definizione, mentre le tivù nei negozi di elettronica fanno orgogliosamente sfoggio del marchio 4K, glissando sul fatto che i contenuti offerti in quel formato scarseggiano assai. Il cambiamento verso il 4K arriverà (sta già arrivando invero) dai servizi di contenuti in streaming (Netflix sopra tutti) che possono oggi approfittare della sempre più alta velocità di connessione alla rete.

Internet super-veloce

Kilobit, megabit, gigabit al secondo. E poi 2G, 3G e 4G. Negli ultimi otto anni la velocità di connessione a internet è cresciuta a dismisura. Così se nel 2009 (era ottobre) si parlava al futuro di fibra ottica portata sull’uscio di casa, oggi 1 gigabit di connessione è alla portata di molti. Nel 2010 (agosto) a tenere banco era la sete di banda dei telefonini – che in Svizzera raddoppia ogni otto mesi – con i primi test dell’Lte, ovvero l’attuale 4G. Ai tempi si navigava in 3G a circa 28 megabit al secondo, mentre alla sua prima introduzione il 4G toccava i 50 megabit, come avevamo tastato con mano nel dicembre del 2012. Oggi si guarda già all’avvento del 5G (alcuni operatori inizieranno i test a breve) con i suoi 10 gigabit al secondo, ovvero dieci volte gli attuali collegamenti domestici in fibra ottica. In pratica si navigherà più velocemente dallo smartphone che da casa.

Che la banda si sia allargata è dimostrato anche dalle regolamentazioni: nel dicembre del 2011, il Consiglio federale aveva appena portato da 600 a 1’000 kbit al secondo la velocità minima da includere nel servizio universale (offerto

attualmente da Swisscom). L’anno prossimo, con la nuova concessione, il valore triplicherà: 3’000 kbit come minimo per ogni economia domestica.

Cloud

Negli ultimi otto anni le nuvole sono entrate nelle nostre vite: le aziende col tempo hanno trasferito parte o tutta la loro attività informatica nel ‘cloud’, mentre i servizi ai consumatori proposti da grandi ditte come Google, Apple e Microsoft hanno portato anche i privati a salvare sempre di più i propri file in rete. Strumenti come Word ed Excel sono pure stati fagocitati dalla nuvola e sono utilizzabili direttamente dal browser. “C’era un tempo in cui si girava con le chiavette Usb in tasca – ricordavamo già nel 2012 parlando del fenomeno –. Erano i tempi dei numeri salvati sulle Sim”. Ora invece è lo stesso smartphone a registrarli in rete in modo da ritrovarli nel prossimo telefonino che compreremo.

Tablet e Wearable

Il 2011 non fu propriamente l’anno dei tablet, come ipotizzavamo a gennaio di quell’anno. C’è voluto qualche tempo in più per vedere la tavoletta digitale diffondersi. Oggi sembra abbia trovato una sua collocazione nel mondo, con i produttori di questi apparecchi (Apple in testa) che puntano a sostituire i computer portatili. Invano, per ora. Negli scorsi anni a crescere sono stati invece i cosiddetti wearables, ovvero la tecnologia indossabile. Punta di diamante: gli smart-watch e i dispositivi per il fitness.

Domotica

Nel 2010 a ‘preoccuparci’ era l’assenza di robot domestici: “Dove è finita Rosie, la casalinga robotica dei Jetsons?” ci chiedevamo. Allora la domotica non stava decollando granché e a tutt’oggi i frigoriferi intelligenti che ci avevano promesso non si vedono ancora. In compenso Google, Apple e Amazon hanno  messo sul mercato i loro assistenti casalinghi in grado di connettersi con tutti gli aggeggi ‘smart’ già installati in casa (come i termostati) e trasformare così l’abitazione in una reggia comandabile tramite la voce.

Intelligenza artificiale

E mentre noi sostituivamo il vecchio termoregolatore con uno comandabile dallo smartphone, in stabilimenti lontani, lontani l’intelligenza artificiale si sviluppava in altri modi grazie ad algoritmi capaci di auto-apprendere e auto-programmarsi. Ne parlavamo nel 2014, facendo notare come “le macchine stanno imparando, conquistano il mondo digitale e a volte sconfinano in quello reale. (...) Manca loro solo l’intelligenza, ma chi se ne intende assicura: l’avranno entro una quindicina d’anni. E allora scopriremo cosa pensano davvero dei loro creatori”. Attualmente pilotano aerei, guidano auto e imparano senza che debbano essere istruite: come Watson (Refresh, aprile 2015), il cervellone della Ibm in grado di leggere diagnosi e prognosi scritte dai dottori e di suggerire terapie basandosi su una mole di dati umanamente non accessibili. Un risultato sbalorditivo che diventerà quasi fantascientifico quando questi programmi saranno dati in pasto a computer quantistici dalla potenza... stratosferica. Nasa e Google ci hanno già provato: pochi bit quantici hanno battuto i modernissimi supercomputer 1’000 a 1. I nuovi quantocomputer saranno così al di fuori persino della nostra intelligenza.

E non è finita...

In questi cento mesi dalla prima puntata di Refresh la tecnologia è cambiata e ci ha cambiati. È un’evoluzione dove nulla rimane uguale: non si è salvata neppure l’Usb, che nel  maggio 2012 definivamo “la porta per tutto” e che ora verrà sostituita dalla più piccola Usb Type-C.  E non è sicuramente finita qui.

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