Care lettrici, cari lettori,
l'edizione di oggi indaga le dinamiche della comunicazione istituzionale in Ticino, l'evoluzione della guerra in Ucraina e i nuovi progetti urbanistici per la stazione di Lugano.
Le recenti vicende che hanno scosso il Ticino, dal caso Zali alle segnalazioni sulle Medie di Giubiasco, sollevano interrogativi sulla gestione della comunicazione da parte del Consiglio di Stato. Vittoria De Feo interroga Martial Pasquier, esperto di amministrazione pubblica all’Idheap di Losanna, sulla complessità della comunicazione durante una crisi istituzionale. Pasquier spiega perché non esistono regole fisse e come la protezione dei dipendenti o la legittimità popolare degli eletti rendano ogni situazione un caso a sé.
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Il conflitto tra Russia e Ucraina segna una nuova escalation. Nel commento di Giuseppe D’Amato, l'analisi si sposta sulla strategia a lungo termine di Putin, che punta a trascinare la guerra fino al 2027 sperando in un cambio di equilibri politici in Europa. Mentre l'Occidente fornisce armi d'attacco sempre più sofisticate, il presidente russo resta fermo sulle proprie posizioni, rifiutando ogni proposta di tregua che non soddisfi le condizioni del Cremlino.
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Il Municipio di Lugano studia una soluzione per l'area della stazione Ffs, ferma da anni tra cantieri e ricorsi. Dino Stevanovic descrive il progetto di un “terrazzo verde” sopra la pensilina del nodo intermodale, un collegamento verso il parco Lucerna che potrebbe nascere indipendentemente dal campus Supsi. Karin Valenzano Rossi critica l'atteggiamento delle Ffs, avvertendo che il polo formativo della città rischia di svanire se non si troverà presto un accordo.
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