Cari lettori,
L’edizione di oggi si apre con una riflessione sul rinnovamento politico in Ticino dopo l’addio di Christian Vitta, prosegue con un bilancio amaro a cinque anni dai fatti dell’ex Macello di Lugano e si chiude tra le note e le storie del nuovo album dei Vad Vuc.
Nel commento Jacopo Scarinci analizza come il passo d'addio di Christian Vitta possa trasformarsi in un’opportunità inaspettata per il Plr. Senza più l’uscente da difendere a ogni costo, il partito si trova nella condizione ideale per voltare pagina e riscoprire un linguaggio capace di parlare alla pancia del Paese, sfidando apertamente l’avanzata dei sovranismi in vista delle prossime Cantonali.
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Nell’altro commento, di Dino Stevanovic, torniamo a Lugano dove, a cinque anni dalla notte che ha segnato la storia recente della città, le macerie fisiche dell’ex Macello stanno finalmente per sparire. Tuttavia, tra inchieste penali ancora aperte e costi di bonifica che ricadono sulla collettività, restano intatte le responsabilità politiche di una vicenda che attende ancora un gesto di serietà istituzionale.
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Beppe Donadio ci presenta ‘Il fondo del barile’, il nuovo disco dei Vad Vuc che raccoglie brani rimasti nel cassetto per vent'anni e nuove riflessioni nate dagli accadimenti recenti. Dalle ‘lacrime nere’ per i fatti di Crans-Montana alle provocazioni sonore che coinvolgono persino Donald Trump, la band capriaschese dimostra come toccare il fondo possa essere il primo passo per una risalita necessaria.
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