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Uno dei corridoi della casa (Foto: Marcelo Manera)
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28.06.2019 - 18:080

Una casa per andare oltre i problemi mentali

In Argentina, un centro basato sul modello di New York clubhouse mira a reintegrare nella società le persone con difficoltà

Gustavo è felice di essere riuscito a "resettare la sua vita". Nel 2007 ha avuto un episodio di schizofrenia, seguito da una grave depressione. Quando è stato ricoverato per cure psichiatriche presso il Centro Regionale per la Salute Mentale di Agudo Ávila, nella città di Rosario, provincia di Santa Fe, pensava di aver toccato il fondo. Di recente era tornato in Argentina dalla Spagna, dove aveva lasciato una figlia piccola. Non riusciva a trovare lavoro. La sua solitudine era devastante. 

Quando si parla della sua guarigione, la prima cosa che Gustavo, 47 anni, ricorda è l’incontro molto emozionante con sua figlia dodicenne più di un decennio dopo. Poi ricorda la sua prima visita, nel 2011, alla Casa del Paraná, un luogo per persone che soffrono di disturbi mentali come il disturbo bipolare, la schizofrenia o la depressione. «Ricordo che il direttore venne da me e mi disse: “Non sarai solo”». La Casa del Paraná è dove è riuscito a riprendersi. In seguito, è riuscito a trovare lavoro in un’azienda che vende stampanti. Con i soldi che guadagna, può recarsi in Spagna per vedere la figlia.

La Casa del Paraná è stata fondata a Rosario nel 2007 per aiutare le persone con malattie mentali a reintegrarsi nella società ed essere in grado di lavorare. Opera secondo il modello della “clubhouse”, nato negli Stati Uniti nel 1948 quando un gruppo di pazienti di un ospedale psichiatrico ha aperto il primo centro, la Fountain House, a New York. L’obiettivo era quello di porre fine all’isolamento sociale ed economico delle persone che lottano con problemi mentali.

Nel 1990 è stata creata l’organizzazione Clubhouse International e oggi supervisiona 320 case che gestiscono circa 100’000 persone in 34 paesi ogni anno. «Tutte le case devono essere conformi agli standard internazionali e vengono controllate ogni due anni», racconta Rita Larrañaga, direttrice della Casa del Paraná, la prima in America Latina. Dalla sua creazione, ha accolto 155 membri, tutti di 18 anni o più.  Oggi, la Casa del Paraná ha 35 membri attivi, «di cui il 17 per cento sta facendo anche esperienza di lavoro retribuito – dice la direttrice –. L’idea è che i membri che non avevano un’esperienza lavorativa precedente, o che sono stati assunti anni fa, possano tornare al lavoro e ricostruire il loro Curriculum vitae». 

Larrañaga spiega che la clubhouse non fornisce cure psichiatriche, ma cerca piuttosto di aiutare uomini e donne a riprendersi attraverso un metodo partecipativo basato sul principio della libera adesione. I soci lavorano nella clubhouse, che mette in evidenza i punti di forza e le capacità di ciascuno, aiutando a costruire relazioni forti. «I nostri fondi provengono dal Dipartimento di Salute Mentale del Comune di Rosario, da una fondazione internazionale, da campagne mensili di donazione e da tre eventi di raccolta fondi che organizziamo ogni anno», spiega Larrañaga.

«La nostra missione è aiutare queste persone a raggiungere il loro pieno potenziale e ad essere rispettate come colleghe, vicini e amici», rileva Jorge Baldarenas, presidente della Casa del Paraná, aggiungendo che la diagnosi non definisce una persona – è solo una piccola parte di ciò che sono. Sia Gustavo che Baldarenas sottolineano che l’autonomia è la prima cosa che le persone con disturbi mentali perdono. Ecco perché l’organizzazione no profit lavora per aiutarle a riacquistarla. Questo è anche il motivo per cui ogni membro decide quando è pronto a lasciare la casa.


Tra le attività della Casa del Paraná c’è un programma sociale con uscite ricreative; un programma educativo con laboratori di ortografia, musica, matematica e informatica; e un programma di “lavoro in transizione”, che offre ai soci l’opportunità di accettare lavori retribuiti fuori casa e di poter partecipare alle attività della clubhouse. «Quando la casa si assicura una posizione retribuita per la comunità, la mette a disposizione di tutti in modo da poter decidere insieme chi la otterrà», spiega il direttore, aggiungendo che ogni membro può anche contare sull’aiuto di un coordinatore quando necessario.

Larrañaga sottolinea l’importanza di avere una routine. I membri arrivano a casa alle 9 del mattino e si dividono i compiti che ognuno svolgerà durante il giorno – alcuni gestiscono l’accoglienza, mentre altri si occupano di manutenzione, cucina o pulizia. «Lavoriamo sulle abitudini quotidiane e sulle abilità sociali, che spesso si perdono». Per portare avanti l’iniziativa, un gruppo di professionisti ha fondato la Fondazione Casaclub, sul modello della Casa del Paraná, che lancerà un nuovo progetto pilota di clubhouse nella città di Buenos Aires, il secondo in Argentina. 

Oltre a tornare al lavoro e sentirsi orgoglioso di recuperare la sua autonomia, Gustavo dice che la cosa migliore nell’aver preso parte alla Casa del Paraná sono stati i nuovi amici che ha trovato lì. «Sono il mio motore – dice –, quelli che mi sollevano quando sto per cadere».

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