Foto: Wildbine + Partner
Impact Journalism
11.07.2018 - 09:450
Aggiornamento 25.07.2018 - 19:16

Una casa per le api selvatiche

Adottare questi insetti per favorire la loro sopravvivenza e garantire che possano continuare la loro preziosa opera di impollinazione. L'idea è svizzera

Delle api selvatiche come animali domestici. Per quanto possa essere sorprendente, è quanto propongono i due biologi zurighesi Tom Strobl e Claudio Sedivy. Con un aspetto ambientale alla base: contribuire alla moltiplicazione di questi impollinatori naturali in via d’estinzione.

Nel 2011, un rapporto dell’ONU lancia il campanello d’allarme: il numero di api nel mondo è in caduta libera. L’Organizzazione delle Nazioni Unite spiega il fenomeno con la diminuzione delle piante da fiore, i pesticidi o ancora l’inquinamento atmosferico. La posta in gioco è alta: senza questi impollinatori naturali, un terzo della nostra alimentazione rischia di sparire. Delle cento specie vegetali che forniscono il 90% del nutrimento nel mondo, più del 70% dipende dalle api per l’impollinazione.

Mentre i documentari e gli articoli allarmanti si moltiplicano, il conto alla rovescia sembra invece ben avviato. L’ecatombe di questi insetti vitali è ineluttabile? Si può agire a livello individuale per invertire la tendenza? Se bandire i pesticidi a livello mondiale sembra fuori portata per il cittadino medio, la start-up zurighese Wildbiene + Partner, fondata da Strobl e Sedivy nel 2013, propone un gesto semplice e accessibile a tutti per contribuire alla sopravvivenza delle api: l’installazione di una casetta per api solitarie sul proprio balcone o giardino. Investendo in una casetta, i futuri allevatori offrono a questi insetti un luogo per riprodursi.

Contrariamente alle api mellifere, le api solitarie non hanno una regina e non pungono. Tantomeno producono miele. La presenza di questi insetti dal corpo ambrato e peloso costituisce anzi una compagnia piuttosto simpatica in giardino o su un balcone in città nel quale possano apprezzare la diversità delle piante. La loro efficacia è inoltre formidabile: «Un’ape selvatica impollina quanto 300 api da miele», sottolinea Strobl. Ma le api solitarie non bottinano tutti i fiori con lo stesso fervore. Loro meta di predilezione sono gli alberi da frutto. Questi includono le fragole, i lamponi e le more.

A cinque anni dal lancio della start-up, il concetto ha già sedotto circa 30 000 privati e 300 agricoltori in Svizzera. E il numero di adepti non cessa di crescere. A partire da quest’anno, le casette potranno essere spedite in Francia. Per diventare allevatore, è sufficiente comandare il materiale dal sito web (www.wildbieneundpartner.ch) della start-up per ricevere una casetta abitata da 25 api solitarie indigene.

La start-up propone due modelli di casetta differenti: una destinata ai privati, l’altra ai professionisti. La prima consiste in una casetta di circa 20 cm di lato composta da un centinaio di tubi di nidificazione al costo di 120 franchi; la seconda, in una struttura simile ma otto volte più grande, al costo di 200 franchi all’anno. Strobl e Sedivy raccomandano però ai produttori di moltiplicare gli habitat per assicurare un’impollinazione ottimale dei vegetali. «Consigliamo loro di installare tra le due e le quattro casette per ettaro a seconda della piantagione», precisa Strobl. 

Per favorire la moltiplicazione delle api selvatiche in Svizzera e dunque lottare contro la loro estinzione, Wildbiene + Partner raccomandano a tutti i proprietari di alveari di rispedire loro ogni autunno la parte interna della struttura. In questo periodo dell’anno, i tubi di nidificazione ospitano tra i sei e i dodici nuovi bozzoli. Le uova raccolte a questo punto dai biologi sono utilizzate per fabbricare nuove scorte e moltiplicare le casette.

A loro detta, ogni casetta permette di dare alla luce in media più di un centinaio di nuove api all’anno.

In cambio, i biologi verificano che gli alveari rispediti non siano abitati da parassiti. «Dal momento che non si tratta di un habitat naturale, il rischio di trovare parassiti è più elevato», spiega Strobl. Inoltre tengono delle statistiche per ciascun alveare. È importante che l’allevatore sappia a quante api ha dato la vita con l’installazione della sua casetta.

Oltre dell’impollinazione, i due zurighesi vogliono sensibilizzare la popolazione alla sopravvivenza delle api. Per un importo di poco superiore, i privati possono optare per una casetta dotata di un «cassetto d’osservazione». I curiosi avranno così la possibilità di studiare in qualsiasi momento i differenti stadi dell’evoluzione dell’insetto, dall’uovo al bozzolo. Perché se le api «solitarie» ronzano tra il mese di marzo e giugno, a partire da luglio, la parte fondamentale della loro attività si svolge all’interno della struttura.

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