Curiosità

Crisi climatica: la curcuma come arma per salvare i coralli

La spezia sembra proteggerli dallo sbiancamento. A dirlo uno studio italiano

Una barriera corallina tutta bianca non è un buon segno
(Keystone )
20 luglio 2023
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Arriva dalla pianta della curcuma l’arma tutta naturale per salvare i coralli dal fenomeno dello sbiancamento, dovuto all’innalzamento delle temperature di mari e oceani provocato dall’attuale crisi climatica: uno studio tutto italiano, dell’Istituto Italiano di Tecnologia e Università di Milano-Bicocca, in collaborazione con l’Acquario di Genova, ha dimostrato l’efficacia della curcumina, una sostanza antiossidante estratta dalla pianta, che riesce a proteggere i coralli senza provocare danni all’ambiente marino circostante.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Acs Applied Materials, ha visto anche lo sviluppo di un biomateriale biodegradabile, messo a punto appositamente per somministrare la curcumina.

Lo sbiancamento dei coralli è un fenomeno che, nei casi estremi, determina la morte di questi organismi, con conseguenze devastanti per le barriere coralline, ecosistemi fondamentali per l’economia globale, la protezione delle coste dai disastri naturali e la biodiversità marina.

A oggi non esistono interventi efficaci per prevenire lo sbiancamento senza mettere in serio pericolo l’integrità di questi habitat, ma tutto ciò sta per cambiare, grazie ai ricercatori guidati da Marco Contardi, di Iit e Milano-Bicocca.

Durante i test svolti nell’Acquario di Genova hanno simulato le condizioni di surriscaldamento dei mari tropicali, dimostrando che i coralli trattati con la curcumina non mostrano i segni dello sbiancamento, che colpisce invece tutti gli altri. “Questa tecnologia è oggetto di una domanda di brevetto depositata, e i prossimi passi si focalizzeranno sull’applicazione in natura e su larga scala”, commenta Contardi. “L’utilizzo di nuovi materiali biodegradabili e biocompatibili capaci di rilasciare sostanze naturali in grado di ridurre lo sbiancamento dei coralli rappresenta una novità assoluta”, aggiunge Simone Montano della Bicocca, co-autore dello studio: “Credo fortemente che questo approccio innovativo rappresenterà una trasformazione significativa nello sviluppo di strategie per il recupero degli ecosistemi marini”.

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