'Madonna in Preghiera'' di G. Battista Salvi da Sa
Curiosità
23.11.2017 - 16:120

Il lato artistico della sismologia

Una tecnica ispirata a quella con cui i sismologi studiano gli strati di rocce aiuta a scoprire i segreti dei dipinti antichi senza danneggiarli. Il primo test è stato fatto sulla ''Madonna in Preghiera'' di Giovanni Battista Salvi da Sassoferrato e ha permesso di vedere come il pittore ha preparato la tela e steso i colori. Il risultato, pubblicato sulla rivista Scientific Reports, si deve ai ricercatori guidati da David Citrin, del Georgia Institute of Technology. Del gruppo fa parte anche l'italiano Marcello Melis, della società Profilocolore di Roma, specializzata in tecniche di immagine.

Il metodo permette di vedere nel dettaglio la tecnica usata dal pittore, i colori, e anche eventuali danni subiti dall'opera d'arte. Tutte queste informazioni sono "utili sia per gli storici dell'arte, sia per la conservazione e il restauro dei dipinti'' ha detto Alexandre Locquet, del Georgia Tech e del Centro nazionale della ricerca scientifica (Cnrs). I ricercatori hanno utilizzato una tecnica di immagine di nuova generazione che funziona nella lunghezza d'onda maggiore della luce visibile, quella dei Terahertz, che è simile a quella sviluppata dai sismologi per esplorare gli strati di roccia del sottosuolo.

''I sismologi - ha detto Citrin - inviano un impulso acustico nel sottosuolo e poi misurano gli echi, in modo simile noi usiamo un impulso di radiazione elettromagnetica alla frequenza di circa un Terahertz e poi osserviamo i riflessi che arrivano dai vari strati''. In pratica i segnali colpiscono il dipinto e il segnale di ritorno permette di ottenere una sorta di 'radiografia'. ''Così - ha rilevato Locquet - vediamo ad alta risoluzione ciò che è sotto la superficie di un dipinto e possiamo valutare che tipo di tecnica è stata utilizzata e determinare eventuali danni".

Il primo test fatto sulla "Madonna in Preghiera" dipinta nel '600 da Giovanni Battista Salvi da Sassoferrato e conservata presso il Museo della Corte d'Oro a Metz, ha identificato tutti gli strati di pittura applicati, compreso il primo che il pittore ha steso sul fondo grezzo. E' stato anche identificato un restauro del dipinto precedentemente sconosciuto.

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