Nota dell’editore

I rappresentanti di un Ticino migliore

Stelio Molo, mio nonno, si è battuto negli anni Settanta affinché la Svizzera italiana riuscisse a stare nel campo radiotelevisivo con dignità di mezzi

In sintesi:
  • Da certi politici non mi sento rappresentato e sinceramente un po’ mi vergogno
  • Un sì all’iniziativa ‘200 franchi bastano’ decreterebbe la perdita non solo di posti di lavoro, ma di intere categorie professionali

“Il 1972 sarà decisamente un grande anno ticinese, con la presidenza della Confederazione, la presidenza del Consiglio agli Stati, la vicepresidenza del Consiglio nazionale, del Tribunale federale e ora la direzione della Società svizzera di tele e radiodiffusione che come sapete da oggi pomeriggio verrà affidata al signor Stelio Molo”. Questo era l’attacco del giornalista nella prima intervista rilasciata da mio nonno (sì, quello dell’auditorio), primo direttore generale ticinese della radiotelevisione svizzera. Riascoltando quel documento storico posso risentire la fierezza e l’orgoglio di assumere un incarico nazionale così importante per un ticinese. Ma anche la responsabilità di rappresentare e difendere la minoranza italofona. Molo si è battuto affinché la Svizzera italiana mantenesse una perequazione del canone tale da permettere anche a noi di stare nel campo radiotelevisivo con dignità di mezzi, e quindi con maggiori disponibilità finanziarie rispetto a quelle che avrebbe generato da solo il nostro territorio.

Ho letto poi l’allocuzione di Capodanno 1972 dell’allora presidente della Confederazione Nello Celio, magnificamente attuale, e mi consento di sentirmi orgoglioso e fiero di essere stato rappresentato in passato da persone come queste. Persone che hanno addirittura rappresentato tutta la Svizzera. Non me ne vogliano i nostri bravi deputati attuali se non li nomino, ma oggi di certi sinceramente un po’ mi vergogno.

Dal consigliere federale Cassis che della tradizione di ascolto ecumenico e azione umanitaria e diplomatica improvvisamente sembra aver perso un orecchio, fino al quartetto di parlamentari (Marco Chiesa, Fabio Regazzi, Lorenzo Quadri e Piero Marchesi) che al posto di difendere legittime pretese della popolazione della Svizzera italiana di mantenere ruolo e dignità all’interno della Confederazione si fanno paladini di interessi altrui e pretendendo, invece, di rappresentare noi, propongono che vengano cancellati oltre 500 posti di lavoro pagati secondo standard svizzeri. Con la centralizzazione/razionalizzazione a Zurigo che un sì all’iniziativa ‘200 franchi bastano’ decreterebbe, verranno persi non solo posti di lavoro, ma intere categorie professionali, rendendoci più “poveri” anche di possibilità formative e sogni lavorativi di alcuni giovani in Ticino.

Oggi sento questo: il disagio di un’epoca di persone che con coraggio, caparbietà e acuta intelligenza si sono impegnate per una Svizzera italiana e per un mondo migliore. Sinceramente non credo si meritino questa discendenza politica.