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laR
 
16.09.2022 - 05:30
Aggiornamento: 16:04

L’isola delle rose

Di ‘Candle in the Wind 1997’ è già stato scritto? E di Elisabetta II che chiede a Eric Clapton ‘anche lei suona la chitarra?’...

l-isola-delle-rose

È trascorsa una settimana abbondante dalla morte di Elisabetta II e il faccione di Vladimir Putin è tornato nelle home dei principali siti d’informazione. A parte quella del Sun, naturalmente. Con in mano il vinile de ‘L’estate sta finendo’, e in altre declinazioni memiche della stessa immagine, Vladimiro pare riportarci alla triste realtà. Otto giorni dopo, alla televisione italiana la gara tra inviati a Londra fra chi ha stretto più volte la mano della sovrana pare essersi placata. E se pure Antonio Caprarica ancora regna sovrano nei talk, Repubblica, che per giorni ha coperto l’evento come la Gazzetta dello Sport copre il calcio (che per trovare lo Sport di cui si dice nel titolo, a scorrere lo smartphone ci si consumano i polpastrelli), è tornata a coprire le uscite pubbliche della politica italiana, dai comportamenti meno regali.

Le vicende dei reali d’Inghilterra che tutti seguono giurando di non seguire (come il Festival di Sanremo) non sono più cosa per ‘il popolino’, gli snob se ne saranno fatta una ragione. Ora paiono godere di una sosta. Sino almeno a lunedì prossimo, data dei funerali della regnante che non regna più. Restano, sì, gli scatti d’ira di Carlo III su penna e inchiostro ("Odio tutto questo!" è il titolo), ma si è già rifatta strada la querelle Totti-Blasi, che pare riportarci ai tempi di Carlo e Diana. A proposito…

In mezzo al tourbillon di notizie (‘tourbillon’ è obsoleto come ‘pot-pourri’, o ‘pupurrì’, ma scrivendo di casati reali non stona mai, ndr) si è celebrata una ricorrenza passata un po’ in sordina. Il 13 settembre di 25 anni fa, otto giorni dopo i funerali di Lady D., usciva nei negozi ‘Candle in the Wind 1997’, detta anche ‘Goodbye England’s Rose’. Nel 1997 i negozi erano soltanto fisici, e il mondo si accalcò come s’accalca oggi per il nuovo iPhone per acquistare una copia di quella che sarebbe diventata la seconda canzone più venduta al mondo dopo ‘White Christmas’ di Bing Crosby. In Mondovisione, Sir Elton John, amico di Diana ma già di casa a Windsor (e non solo perché ha la casa giusto di fianco), aveva cantato ‘Goodbye England’s Rose’ durante le esequie della principessa, dedicandole liriche riadattate dal fido paroliere Bernie Taupin. Fu così che quell’inno in Mi maggiore che dal 1973 era stato una dichiarazione d’amore per la sola Marilyn Monroe, fiammella esposta alle intemperie umane, diventò preghiera per la Rosa d’Inghilterra, Diana Spencer, esposta ad altrettante intemperie umane, anche reali (nel senso di sangue blu).

Per ‘Candle in the Wind 1997’, a Sir Elton – esposto alle intemperie umane sin dal coming out del 1976 – fu dato del ‘cantante da funerali’; qualcuno arrivò pure a toccarsi i gioielli di famiglia durante l’emissione delle sue canzoni, senza sapere che dare del menagramo a Elton John è un po’ come dare dello stonato a Bob Dylan (nessuno ti si filerà mai). E gli haters che nel 1997, in quella nuova versione prodotta da Sir George Martin, il quinto Beatle, ci videro una mera operazione commercialmente autoriferita, piegarono il capo davanti ai 38 milioni di sterline finiti nelle casse del Princess of Wales Memorial Fund. "Non la eseguirò mai più in pubblico", disse Elton in quei giorni, mantenendo la parola. Almeno relativamente al testo, perché la ‘Candle in the Wind’ di Marilyn non è mai rimasta fuori dalla scaletta. Ecco, ci sembrava un modo originale di parlare di Elisabetta II.

Come? Di ‘Candle in the Wind 1997’ hanno già scritto? E di Elisabetta II che incontra Brian May e di fianco c’è Eric Clapton e lei gli chiede "anche lei suona la chitarra?" hanno già scritto? Ok. Allora mi arrendo.

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