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laR
 
03.09.2022 - 05:25
Aggiornamento: 20:36

L’importanza di chiamarsi Cristina (Fernández de Kirchner)

‘Primera dama’, presidente, vicepresidente, amata e odiata: ecco chi è la donna più influente dell’Argentina, uscita indenne da un tentato assassinio

l-importanza-di-chiamarsi-cristina-fernandez-de-kirchner
Keystone
Non ha bisogno dell’investitura per esercitare il potere

Sei la personalità politica più influente della Repubblica. Forse la più influente in assoluto. Sei una donna. Sei appena uscita indenne da un tentato assassinio. Un "regicidio". Ti chiami Cristina. Cristina Fernández de Kirchner. Sei stata presidente della nazione per ben due volte, dal 2007 al 2015. Prima di assumere la più alta carica dello Stato sei stata la "Primera dama" di tuo marito, Néstor. Quando hai dovuto lasciare la Casa Rosada, dopo otto anni di governo, ti sei rifiutata di consegnare gli attributi presidenziali al tuo acerrimo nemico. Perché la politica l’hai sempre vissuta così: visceralmente.

Ti chiami Cristina. Cristina Fernández de Kirchner. Il tuo carattere e la tua intelligenza ti hanno portato, quattro anni più tardi, a vincere le elezioni rinunciando a candidarti. Hai avuto la facoltà di designare il nuovo presidente. Anche d’ignorarlo e maltrattarlo ogni volta che non ha seguito i tuoi consigli. In questi ultimi tempi hai pure mandato via ministri e funzionari, nonostante tu non abbia la "penna" in mano.

Ti chiami Cristina. Cristina Fernández de Kirchner. Sei accusata di essere stata il capo di una banda criminale che per anni, mentre eri presidente, ha truffato lo Stato. Sono almeno una decina le cause per corruzione nelle quali sei stata sotto accusa. Durante il tuo secondo mandato, un procuratore – che indagava il coinvolgimento del tuo governo nel tentativo di insabbiare le responsabilità dell’Iran nel più grave attentato terroristico mai commesso in Argentina – è stato ritrovato morto nel suo appartamento un giorno prima che presentasse le conclusioni della sua inchiesta. "Nisman si è suicidato", ha stabilito la Giustizia. Tu non credi nel buon funzionamento della giustizia in Argentina. Avvocato di professione, ti permetti di giudicare regolarmente l’agire dei procuratori e dei giudici. Perfino della Corte Suprema. Soprattutto nelle cause che ti riguardano. Sei convinta che il potere giudiziario sia uno strumento al servizio dei poteri veri, di quella destra "gorilla" che odi e che ti odia.

Ti chiami Cristina. Cristina Fernández de Kirchner. Sei cresciuta col mito di Evita: un’altra donna che, come te, ha segnato la storia del Paese. Sei amata dal fronte "nacional y popular" che ti riconosce come la "Jefa", la loro leader indiscussa. Hai creato la "grieta", quella spaccatura che divide l’Argentina: kirchneristi da un lato, anti-kirchneristi dall’altro. Sei amica di Maduro, di Lula, del Papa, dei russi e dei cinesi.

Ti chiami Cristina. Cristina Fernández de Kirchner. Hai fatto di tutto per mandare fuori dal Paese il Fondo monetario internazionale durante la tua presidenza ma poi te lo sei ritrovato in casa, richiamato da Mauricio Macri, il tuo successore. Hai lottato contro gli hedge funds e contro i tribunali americani che volevano costringerti a pagare un debito che ritenevi illegittimo. Non hai pagato un peso. Ma poi hai visto Macri pagare tutto e tutti. E hai fatto quel che serviva per tornare al potere. Ci sei riuscita.

Ti chiami Cristina. Cristina Fernández de Kirchner. Oggi sei la vicepresidente della nazione, ma tutti sanno che il governo non può muovere un dito senza il tuo consenso. Sei una keynesiana convinta, adori Stiglitz e l’eterodossia economica in tutte le sue sfaccettature. Credi in un capitalismo di Stato. Conduci (anche se non dovresti) l’esecutivo di un Paese sommerso in una profonda crisi finanziaria, con un tasso d’inflazione del 100% annuo, con una moneta inaffidabile e un debito pubblico insostenibile. Ciononostante, non rinunci mai ai tuoi princìpi. Per questo sono in molti a chiedere una tua nuova discesa in campo per le elezioni presidenziali dell’anno prossimo. Fino all’altro ieri hai detto di no. Ormai è chiaro a tutti che non hai bisogno dell’investitura per esercitare il potere.

Ti chiami Cristina. Cristina Fernández de Kirchner. Di recente il procuratore Luciani, nell’ambito della causa "Vialidad", ha chiesto la tua condanna a 12 anni di prigione e l’interdizione a vita dai pubblici uffici. Hai colto l’opportunità per rinnovare la tua denuncia di ‘lawfare’, l’uso strumentale della giustizia per screditare gli avversari politici, quello che ritieni sia un complotto della destra reazionaria per proscriverti. Hai invocato il sostegno dei tuoi simpatizzanti e del tuo partito, il Peronismo. Il clima sociale si è scaldato fino a diventare quasi esplosivo. Negli ultimi giorni kirchneristi e anti-kirchneristi si sono scontrati sotto casa tua. È perfino intervenuta la polizia con camion, idranti e manganelli. Ogni sera ti sei avvicinata a ringraziare i tuoi sostenitori, fregandotene altamente di qualsivoglia concetto di sicurezza personale.

Nella notte tra giovedì e venerdì, non si sa ancora per quale motivo, un certo Fernando Andrés Sabag Montiel ha cercato di ucciderti: con un’arma in mano è arrivato a pochi centimetri di distanza, ti ha puntato alla testa e ha sparato. Il colpo non è uscito. Per miracolo o per destino, sei sopravvissuta. Ti chiami Cristina. Cristina Fernández de Kirchner.

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