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laR
 
09.08.2022 - 05:30
Aggiornamento: 14:49

Russia, teatro di uno scontro tra due generazioni

I 70enni, ubriachi di propaganda televisiva, appoggiano l’Operazione militare speciale. I minori di quaranta chiedono l’apertura di trattative con Kiev

di Giuseppe D'Amato
russia-teatro-di-uno-scontro-tra-due-generazioni
Keystone
I nostalgici del passato stanno provocando danni enormi ai più giovani

Eh no! Non prendiamocela con i popoli, con la cultura e con l’istruzione. Per evitare il rischio che la tragedia ucraina si aggravi ulteriormente è importante mantenere aperti alcuni canali e tentare una de-escalation. Da settimane, come moglie e marito all’atto di un travagliato divorzio, russi e occidentali studiano le possibili cattiverie da farsi. L’ultima della serie è la proposta da parte di deputati estoni di chiedere all’Unione europea di non concedere più ai cittadini russi visti dello spazio Schengen.

Dopo le espulsioni reciproche di diplomatici nei mesi scorsi i centri Ue in Russia sono oggi al collasso per mancanza di personale e l’attesa per completare una pratica è infinita. Non meglio se la passa il progetto Erasmus plus, uno dei fiori all’occhiello dei 27, dedicato a studenti universitari. In sostanza, i litiganti se la sono presa anche con ragazzi, poco più che adolescenti.

L’ipotetico bando dei visti Schengen è invero un autogol di quelli clamorosi e mostra la scarsa conoscenza dell’attuale situazione in Russia. Qui è in corso – lo mostrano ora anche alcuni studi – uno scontro tra la generazione sovietica dei 70enni che, ubriaca di propaganda televisiva, appoggia l’Operazione militare speciale, e quella dei minori di quarant’anni, persone integrate nel mondo globalizzato che chiedono l’apertura di immediate trattative con Kiev.

Da sempre i russi sono innamorati della cultura europea; nelle più disparate epoche i loro maggiori intellettuali hanno soggiornato a lungo da noi; milioni di viaggiatori di dopo il crollo dell’Urss hanno facilitato l’entrata del Paese nel mondo più avanzato, riproponendo a casa quanto visto in Europa. Adesso il tirare la porta in faccia non serve a nulla. Anzi. Tentare di dialogare, in un momento così complicato, partendo dall’uomo della strada è la prima risposta a chi accusa falsamente gli occidentali di "russofobia". È l’ora, al contrario, di facilitare gli iter burocratici e di inventarsi qualcosa per non perdere un bagaglio decennale di sentimenti positivi. Una cosa è il semplice cittadino, un’altra le dirigenze responsabili delle scelte politiche.

In Russia, diciamola tutta, vi è una generazione piena di complessi ereditati dal passato, che sta uscendo di scena con clamore, provocando danni enormi ai più giovani. Il desiderio di vivere la gloria del passato, di ottenere vittorie storiche, di ricreare l’Unione Sovietica, ha portato il gigante slavo in un territorio pericoloso. Pare impossibile che gli oligarchi, in futuro, abbandonino Londra, New York o la Svizzera per trasferirsi a vivere a Pechino o a Pyongyang.

Tenere aperto questo canale di dialogo con la gente, rimettendo anche presto dei voli aerei diretti, è uno dei modi per accorciare la tragedia in corso. Questo tipo di isolamento non paga! Una cosa è il blocco commerciale, finanziario ed economico; un’altra quello delle persone, che sarebbero abbandonate in balia della propaganda tambureggiante e non avrebbero più la possibilità di verificare le realtà altrui.

La scelta della Finlandia, prossimo membro Nato, che ha appena riaperto dopo due anni i confini ai turisti russi dà ottimismo. Capire che la società federale, con tanti malesseri, non è quel monolite raccontato dal potere, è fondamentale.

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