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18.06.2022 - 09:11
Aggiornamento : 09:32

Casa dolce casa

di Elda Pianezzi, scrittrice

La città di Zurigo non è mai stata più popolosa: dopo un decennio di crescita, ha finalmente superato il record registrato nel 1962 e a fine maggio ha raggiunto quota 440’181 abitanti. Secondo le statistiche a questo risultato si sarebbe già dovuti arrivare alla fine del 2020, ma con la pandemia c’è stato un rallentamento che ora, grazie all’arrivo dei profughi ucraini (che rientrano nella statistica ufficiale) è stato recuperato. Di tutti i cittadini registrati circa un terzo sono stranieri, la maggior parte provenienti dalla Germania, dall’Italia e dalla Penisola Iberica. La quota di stranieri è sempre stata oscillante: se nel 1912, con il boom industriale, raggiunse un massimo del 34,2%, nel 1945 era solo del 6,8%, mentre oggigiorno in città sono 140’000 le persone senza passaporto svizzero. Definita una meta attraente grazie alle ottime possibilità di lavoro e all’alta qualità di vita, dagli anni Novanta Zurigo attira non solo professionisti, ma anche famiglie. Si calcola che entro il 2040 la popolazione raggiungerà il mezzo milione. Poiché in centro non vi è quasi più spazio, al momento si sta costruendo soprattutto attorno a Escher-Wyss e nei quartieri periferici di Hirzenbach e Schwamendingen. Purtroppo questo successo ha anche un lato oscuro: i prezzi degli immobili e degli affitti alle stelle e in continua crescita. Secondo Christian Schmid, ricercatore e professore di Sociologia al Politecnico di Zurigo, abitare in città diventerà sempre più caro, cosa che alla fine porterà all’esclusione di una parte dei cittadini, la più povera, ma anche la più dinamica. Se non si vuole trasformare la città in un monotono ghetto per ricchi bisogna agire prima che sia troppo tardi. E se per mantenere i prezzi accessibili non vi è un numero sufficiente di immobili della città né di cooperative d’abitazione a canone moderato, perché non imporre allora un tetto massimo? Può sembrare un’esagerazione, ma anche la situazione attuale lo è e sta diventando intollerabile. Basta fare un esempio: dieci anni fa, quando l’abbiamo preso in affitto dopo il rinnovo dell’intero palazzo, il nostro attuale appartamento di 4 locali e mezzo costava poco più di 2’500 franchi; con l’abbassamento dei tassi ipotecari l’affitto nel frattempo è sceso (grazie all’intervento dell’associazione degli inquilini) a 2’351 franchi. Accanto a noi vi è un 3 locali e mezzo che si sta liberando poiché la giovane famiglia che lo occupava sta traslocando in periferia, per avere più spazio. Incontro il padre, che mi racconta che i nuovi inquilini pagheranno 400 franchi in più di loro, e cioè 2’700 franchi. Quindi anche più di noi, che stiamo in un appartamento più grande! Com’è possibile? Facile: ai padroni è bastato sfruttare tre cambi di inquilini per aumentare ogni volta l’affitto senza concedere mai le diminuzioni legate ai tassi ipotecari previste per legge. Un aumento fittizio del valore del 35%. Questo il risultato del libero mercato. In 10 anni gli stipendi sono forse saliti del 35%?

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