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27.05.2022 - 08:00
Aggiornamento: 16:03

Corsia per i Tir nel Mendrisiotto, quando la misura è colma

Nel Distretto spiazzano l’agire dell’autorità federale e il silenzio del Cantone. E monta la voglia di un’azione di protesta

La misura è colma. Ormai il Mendrisiotto è arrivato letteralmente sull’orlo di una crisi di nervi. Da un po’, in effetti, si ha l’impressione di non farcela più a uscire dalla spirale di nuove strade (si legga anche corsie A2), altro traffico. Anzi, tra i cittadini, le associazioni ambientaliste e le istituzioni locali si sta facendo strada la sensazione che ai piani alti vi sia l’incapacità di leggere fra le righe di una insofferenza causata da urgenze reali. Un’insofferenza che sta crescendo e che potrebbe portare a rompere gli schemi. Ad alimentare questo stato di cose c’è poi l’indifferenza percepita nelle autorità superiori: c’è chi pensa non ci sia abbastanza attenzione per le problematiche in cui si dibatte da troppi anni la regione.

Nessuno nega che dentro i confini del Distretto sulla mobilità ci si sia accapigliati – e si continui a farlo – e si sia giocata più di una campagna elettorale: da una parte chi è pronto a dare strada all’ennesima bretella, dall’altra chi è deciso a impedirlo. Come capita di rado, però, da qualche mese c’è un tema sul quale si è fatto fronte comune, da Destra a Sinistra: la realizzazione sull’A2, tra Coldrerio e Balerna, di una corsia per i Tir. Il progetto, firmato Ustra, l’Ufficio federale delle strade, è stato ‘abbellito’ dalla conferma che saranno issate protezioni foniche, creati impianti di trattamento delle acque e opere di protezione della falda – peraltro sin qui inesistenti –, ma lo zuccherino non basta a far ingoiare la pillola. Messi di fronte, il settembre scorso, a un intervento risultato subito indigesto sindaci e municipali hanno avuto un sussulto.

A dirla tutta nel Basso Mendrisiotto speravano, un giorno, di sentirsi dire che di camion in sosta sul tratto finale dell’autostrada nord-sud non se ne sarebbero più visti. A maggior ragione con l’apertura (entro l’anno) del centro di dosaggio di Giornico. Invece, dopo oltre un decennio di convivenza difficile – lì sulla corsia d’emergenza a Chiasso –, in nome della sicurezza – di fatto assente – non solo non si è stralciata una prassi tollerata, la si è persino legalizzata, pianificando una corsia di stoccaggio separata dai flussi di traffico.

L’Ustra, insomma, è andata avanti dritta per la sua strada: tant’è che sono già comparsi picchetti e modine. E Berna è parsa ancora più lontana. Così come non sono servite, in passato, le denunce per le colonne di mezzi pesanti – riecheggiate anche in parlamento –, a nulla sono valse le prese di posizione dei quattro Comuni toccati, della Commissione regionale dei trasporti (Crtm) e delle Associazioni (come Ata) o le risoluzioni di alcuni Consigli comunali a far invertire la rotta. Quindi l’agire federale è stato vissuto come una prepotenza, bella e buona. Per la serie, vi abbiamo avvisato per tempo e non eravamo neppure obbligati; dunque accontentatevi e abbozzate.

A fare, però, ancora più male è il silenzio – che qualcuno ha già definito assordante – del governo cantonale, che in questa partita potrebbe avere un ruolo strategico quale interlocutore privilegiato di governo e servizi federali. A oggi le missive della Crtm (almeno un paio) e la petizione dell’ex sindaco di Chiasso Moreno Colombo sembrano essere finite in fondo a un cassetto: nessuna risposta. Ma, si sa, la pazienza ha un limite. E nel Mendrisiotto la frustrazione potrebbe incanalarsi in un’azione di protesta. Ai tempi di Sos Mendrisiotto Ambiente, del resto, la lotta contro i Tir portò a chiudere il cancello di Brogeda e a occupare l’A2. Non dimentichiamolo.

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