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laR
 
03.05.2022 - 05:15
Aggiornamento: 19:40

L’eccezionalità sta nella forma, non nell’esito

La rimonta dello Zugo farà la storia. E ora i Tori possono instaurare una vera e propria dinastia. A Zurigo invece tira aria pesante

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Un risultato sensazionale, incredibile e indimenticabile. Si può riassumere così l’impresa dello Zugo, capace di vincere il titolo svizzero dell’hockey dopo aver perso le prime tre partite di finale contro lo Zurigo. Già, ribaltare una finale al meglio delle sette partite è qualcosa che non capita spesso, anzi: basti sapere che per trovare un precedente bisogna emigrare nell’Nhl canado-statunitense e tornare indietro nel tempo di ottant’anni, al 1942, quando i Toronto Maple Leafs alzarono la Stanley Cup dopo aver perso le prime tre partite della serie decisiva con i Detroit Red Wings.

È dunque scontato dire che questo avvenimento è destinato a rimanere negli annali dello sport, tanto quanto la finale della Champions League di calcio del 2005 con la rimonta del Liverpool ai danni del Milan (i rossoneri conducevano 3-0 al termine del primo tempo e furono poi rimontati dai gol di Gerrard, Smicer e Alonso per poi venire sconfitti ai rigori), o come la finale del torneo di Wimbledon del 2019, quando Federer ebbe due match point a favore sul proprio servizio sull’8-7, 40-15 al quinto set, ma li sprecò e finì per arrendersi a Djokovic al tie-break. In fondo è il bello dello sport, non è finita finché non è finita; frase fatta, è pur vero, ma non per questo meno calzante.

Lo ha imparato a proprie spese lo Zurigo, che non avrà sottovalutato l’avversario, ma che piuttosto, a dispetto del nome Lions, non è riuscito ad assestargli la zampata fatale, subendo forse il peso in gara 4 e gara 6 della possibilità di salutare l’Hallenstadion da campione e in gara 7 l’esempio dei colleghi calciatori dell’Fcz, laureatisi campioni poche ore prima. Nonostante i Leoni potessero schierare uno straniero in più, hanno pagato il calo realizzativo di Malgin e Andrighetto, con gli altri giocatori incapaci di sopperire adeguatamente. C’è poi anche sicuramente una componente di buona sorte che ha assistito gli zurighesi nelle prime tre sfide, per poi portarsi dalla parte dello Zugo per le successive quattro. E il fatto che ognuna delle due squadre potesse tranquillamente vincere qualsiasi delle sette partite ha reso la finale una delle più appassionanti degli ultimi anni.

Alla fine ha dunque prevalso la capacità dello Zugo di resistere alla pressione (anche in gara 7 ha reagito alla grande allo svantaggio subito dopo appena un minuto di gioco) di dover rincorrere senza avere diritto all’errore, ma anche quella di saper rimediare alle numerose partenze patite tra una stagione e l’altra: gli addii di Diaz, Alatalo, Geisser e Thürkauf sono stati assorbiti senza problemi, per cui v’è ragion di credere che lo stesso accadrà con quelli di Cadonau, Müller, Lander e Bachofner, dato oltretutto che due di loro potranno essere sostituiti da uno straniero, visto l’aumento a sei per tutte le squadre.

Il dominio dello Zugo sembra quindi essere destinato a durare ancora a lungo, con buona pace degli Zsc Lions (chissà se ancora allenati da Grönborg) e di tutti gli altri aspiranti al titolo, anche perché Tangnes è un allenatore che sa dare fiducia ai suoi numerosi giovani talenti. La finale è insomma stata eccezionale nel suo svolgimento, non nell’esito.

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