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09.04.2022 - 05:30

Macron e l’insidia corsa

Il presidente francese si ritrova all’improvviso tra due fuochi: da un lato la guerra in Ucraina, dall’altro la rivolta in Corsica

di Franco Zantonelli
macron-e-l-insidia-corsa
Keystone
Le presidenziali che potrebbero conservargli il posto all’Eliseo per altri 5 anni sono dietro l’angolo

L’Ile de la Beauté rischia di trasformarsi in un’insidia assolutamente da non sottovalutare per Emmanuel Macron, mentre le presidenziali che potrebbero conservargli il posto all’Eliseo per altri 5 anni sono dietro l’angolo. La Corsica, dove si susseguono le manifestazioni di protesta dopo l’uccisione in un carcere della Francia metropolitana del terrorista indipendentista Yvan Colonna, strangolato da un estremista islamico che non gli perdonava di aver bestemmiato. Colonna, è bene precisarlo, stava scontando l’ergastolo per aver assassinato nel ’98 ad Ajaccio il prefetto Claude Érignac, rappresentante di quella Francia che i corsi continuano a subire come un occupante straniero della loro isola. Yvan Colonna, dunque, era tutto meno che uno stinco di santo, eppure aggrappandosi alla sua figura di destabilizzatore del potere centrale la gente, soprattutto i giovani, sono scesi in piazza in diverse città corse manifestando e protestando contro l’oppressore, individuato questa volta in Emmanuel Macron e nel suo governo di enarchi. "Stato assassino" e altre accuse del medesimo tenore sono state rivolte da gruppi di giovani radicalizzati, più black bloc e gilets jaunes che autonomisti vecchio stampo, per rivendicare l’indipendenza della Corsica, scontrandosi con la polizia nelle strade di Corte, Bastia e Ajaccio.

Eravamo a metà marzo e a poco più di tre settimane dal voto Macron si ritrovava improvvisamente tra due fuochi: da un lato la guerra in Ucraina, dall’altro la rivolta in Corsica. Scoppiata, a ben guardare, a seguito di un’ingenuità, non si sa quanto casuale, del sistema penitenziario francese che ha lasciato Colonna solo in balia di un jihadista originario del Camerun, con un passato da combattente in Afghanistan e che si era già reso protagonista di episodi di violenza nelle diverse carceri in cui era stato detenuto. Per tentare di tranquillizzare i rivoltosi corsi, i quali dopo la morte di Yvan Colonna pretendono tra le altre cose che i loro concittadini scontino le condanne sull’isola, il governo di Parigi, per bocca del ministro dell’interno Gérald Darmanin si è prodotto in un equivalente del "salto della quaglia", arrivando a promettere una sorta di autonomia ai dirigenti politici corsi.

Nel 2017, quando si recò in Corsica dopo l’elezione a presidente, Macron non utilizzò mai il termine autonomia ma cercò di non scontentare i rappresentanti politici locali, affermando che "non sarò sempre d’accordo con voi ma vi ascolterò sempre". E, in occasione della celebrazione del ventennale dell’uccisione del prefetto Erignac, parlò di crimine che aveva insozzato l’intera isola. "Venne ucciso un uomo – disse Macron – semplicemente perché era al servizio della Repubblica. Un’infamia che ha disonorato per sempre chi l’ha commessa".

Insomma, Yvan Colonna era un infame nel 2018 e adesso a quegli stessi politici che insorgono per la sua morte violenta l’entourage di Macron fa balenare la prospettiva di un’autonomia? Più realistica la ricostruzione del Canard Enchaîné, secondo cui l’obiettivo del presidente è, in realtà, quello di non perdere i voti dei corsi e, allora, il discorso dell’autonomia altro non è se non una trattativa per ottenere il più possibile. Anche perché Marine Le Pen, che sta crescendo nei sondaggi, è contraria all’autonomia.

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