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laR
 
31.03.2022 - 05:25
Aggiornamento: 17:07

Coronavirus, questioni aperte e una sfida per i Cantoni

Venerdì saranno revocate anche le ultime misure di lotta alla pandemia. Ma la ritrovata ‘normalità’ non è esente da rischi

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Keystone
Berset

Due anni fa, giorno più giorno meno: l’Austria annuncia l’obbligo di indossare la mascherina nei supermercati. La Svizzera invece non cambia rotta. L’Ufficio federale della sanità pubblica continua a sconsigliarne l’uso, a meno di essere malati: in pubblico non protegge efficacemente una persona sana e potrebbe pertanto infondere un falso senso di sicurezza. "Come prima non c’è alcuna evidenza che l’utilizzo di mascherine in pubblico rappresenti un grande fattore di protezione", dice Daniel Koch. Una simile misura qui "al momento non è prevista", spiega ‘Mister coronavirus’.

In questi due anni tutti noi – non solo gli esperti e i funzionari della Confederazione – abbiamo detto e fatto qualcosa di sbagliato in relazione al Covid-19. Abbiamo poi saputo correggere il tiro cammin facendo; e imparato che le sorprese sono sempre in agguato, anche quando le cose paiono avviate su binari sicuri.

Come oggi. Ormai «possiamo guardare al futuro con fiducia», assicura il ministro della sanità Alain Berset. Il Consiglio federale revoca perciò le ultime, residue misure di lotta al coronavirus. Da venerdì cadono l’obbligo di isolamento per le persone contagiate e l’obbligo della mascherina sui trasporti pubblici e nelle strutture sanitarie. Dopo 668 giorni di situazione ‘particolare’, si torna a una situazione ‘normale’. Sono di nuovo i Cantoni ad avere la responsabilità principale di adottare provvedimenti per proteggere la salute pubblica. Si apre una "fase di transizione". Durerà un anno.

La guerra in Ucraina ridimensiona le ‘vecchie’ preoccupazioni. Lo spettro di un conflitto nucleare, l’impennata del prezzo di benzina e nafta, il rischio di una penuria energetica stemperano la paura del contagio. E Omicron non è Delta. In Svizzera l’eventualità di un sovraccarico del sistema sanitario – il criterio che guida le scelte del Consiglio federale – è ritenuta remota, nonostante l’ancora elevato numero dei casi giornalieri. «Molte questioni» restano però aperte, ha ammesso lo stesso Berset. Quanto durerà l’estesa immunità che ora protegge buona parte della popolazione? Spunterà un’altra variante del Covid-19 che darà scacco ai vaccini attuali? Saremo chiamati a farci vaccinare nuovamente in autunno?

Lo scorso anno, dopo una tranquilla estate, siamo stati colti di sorpresa. Ai posti di comando c’era il Consiglio federale. Adesso tocca ai Cantoni. Dovranno continuare a garantire un’ampia capacità di test e di accesso alle vaccinazioni. Se necessario, dovranno essere in grado di aumentare la capacità di trattamento nei nosocomi per i pazienti Covid. Avranno la possibilità di decretare le stesse misure usate finora a livello federale: potranno ad esempio chiudere le scuole, vietare o limitare l’accesso a determinati edifici o aree, rendere obbligatoria la mascherina sui mezzi pubblici, nei negozi o a scuola. Potranno pure riattivare l’uso del certificato Covid nei luoghi pubblici.

C’è da augurarsi che facciano buon uso delle loro competenze, dimostrando di saper reagire con maggior prontezza che in passato. Alcuni di loro (il Ticino è tra questi) hanno fatto sapere che manterranno fino alla fine di aprile l’obbligo della mascherina negli ospedali, nelle case per anziani e negli studi medici. È una scelta opportuna, che serve anzitutto a proteggere le persone più vulnerabili: malati, anziani, chi soffre per i postumi a lungo termine del Covid-19, e chi non può o non vuole farsi vaccinare. Persone per le quali il ritorno ufficiale alla ‘normalità’ non significherà l’uscita effettiva dalla situazione ‘particolare’.

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