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keystone
28.03.2022 - 20:33

Lo schiaffo di Will Smith, tra patriarcato e giudici da tastiera

Discutiamo dei motivi per cui agli Oscar l’attore ha aggredito il presentatore. Ma attenzione che la condanna da social media è spesso inappellabile

Di motivi per ricordare gli Oscar 2022 ce ne sarebbero tanti, come il debutto di una piattaforma di streaming tra i vincitori per il Miglior film, l’introduzione di un "premio del pubblico" (via Twitter) o i primi Oscar a un attore sordo e a una donna queer di colore. Ma questi e altri eventi indicatori di un mondo che sta cambiando sono stati cancellati da uno schiaffo, quello che Will Smith, poi premiato come Miglior attore protagonista, ha tirato al comico Chris Rock per una battuta sull’alopecia – la calvizie dovuta a una malattia autoimmune – della moglie Jada Pinkett Smith.

La reazione di Will Smith è il tema del momento, tanto che c’è chi insinua sia stata tutta una montatura. Che a questo punto dovrebbe includere anche il maldestro tentativo dell’emittente Abc di censurare l’alterco e la volgarità, inammissibile sulla tv statunitense, che poi Smith ha urlato a Rock.

Tuttavia di cosa vogliamo discutere? La battuta non era né particolarmente divertente né particolarmente cattiva: un riferimento a ‘G.I. Jane’ (‘Soldato Jane’ in italiano) e a Demi Moore che per quel film si era rasata a zero. Giusto qualche settimana fa ai Bafta, i premi del cinema britannici, Rebel Wilson aveva fatto una battuta ben più acida, commentando che la miglior interpretazione di Will Smith "sia quella di trovarsi bene con tutti gli amanti di sua moglie", riferendosi alla relazione apparentemente aperta della coppia – l’attore non era presente alla cerimonia e così adesso Rebel Wilson scherza affermando che è solo per quello che è uscita illesa dai Bafta. Materiale un po’ povero, per sostenere l’ennesimo dibattito sui limiti della comicità e anche una discussione su come parliamo pubblicamente dei problemi di salute appare smorta. Per fortuna c’è il patriarcato: la reazione violenta di Will Smith è, per quanto inopportuna, giustificata o in quello schiaffo c’è tutta la mascolinità tossica dell’uomo che deve dominare e proteggere la "sua" donna? Ecco un bel tema sul quale discutere e magari fare anche un po’ di polemica sui social media.

Intendiamoci: una discussione pubblica sulla violenza verbale e su maschilismo e sessismo impliciti è opportuna e anche urgente. Il problema è che a farla in questo momento e in questo contesto la leghiamo alla gogna o all’assoluzione mediatica di un attore che – se le cose nei prossimi giorni dovessero girargli male con l’affermarsi della linea "padre-padrone violento" – potrebbe anche veder conclusa così la propria carriera cinematografica. Sui social media non siamo persone che discutono razionalmente di un tema, siamo giudici con un grande potere e poche informazioni sull’accaduto.

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