ULTIME NOTIZIE Opinioni
IL COMMENTO
15 ore

Da Guzmán a Messina Denaro

Affinità e (soprattutto) divergenze tra gli arresti dei due supercriminali
il commento
1 gior

Tornato Netanyahu, tornate le stragi

Dietro l’escalation di violenza tra israeliani e palestinesi non si può non vedere l’ombra di ‘Bibi’, appena tornato al potere
La formica rossa
3 gior

‘Guerra bbbrutto’

"Esigere la pace" è la presunta soluzione al conflitto in Ucraina di chi si oppone alla consegna dei carri armati a Kiev
IL COMMENTO
3 gior

Soldi finti, pirati veri

Riflessioni sulle dinamiche che, negli ultimi anni, hanno portato al fallimento della squadra rossoblù
IL COMMENTO
4 gior

Lugano sorride alla cultura alternativa. L’ora della svolta?

Diversi segnali positivi, a partire dalla Straordinaria ma non solo, fanno ben sperare nel 2023. La strada è in salita, ci vogliono pazienza e volontà
il commento
5 gior

Carri armati a mezzanotte

La Germania sblocca la fornitura di Leopard, che aiuterà l’Ucraina, ma indispettisce il Cremlino
IL COMMENTO
5 gior

Le parole della politica (sono importanti)

La sfiducia del Consiglio comunale di Mendrisio nei confronti dei vertici del dicastero Aziende ha portato all’esonero del municipale responsabile
IL COMMENTO
6 gior

La mondina, il carbonaio e la pomata miracolosa

L’ultimo rapporto Ustat conferma il divario del 20% tra salari ticinesi e d’Oltralpe
il commento
1 sett

Jacinda & Jacinta contro il leader testosteronico

Le dimissioni gentili di Jacinda Ardern, un anno dopo l’addio precoce al tennis di Ashleigh Jacinta Barty, sono la risposta al mito dell’infaticabilità
IL COMMENTO
1 sett

Psicoterapia e LaMal, il cerchiobottismo e l’occasione mancata

Le nuove norme sull’assunzione dei costi della psicoterapia sono un passo avanti, ma troppi paletti ne smorzano la portata a detrimento dei pazienti
laR
 
14.03.2022 - 05:30
Aggiornamento: 15:38

‘Non chiamatemi pacifista, sono contro la guerra’

Si dimentica che il putinismo è l’ultimo stadio di un sovietismo ammantato di nazionalismo ultraconservatore, bigotto e imperialista, da XIX secolo

di Aldo Sofia
non-chiamatemi-pacifista-sono-contro-la-guerra
Keystone
Tertium non datur

Di fronte a questa guerra, e al dilemma se garantire ai resistenti ucraini almeno un certo tipo di armi (come io credo: perché chiedono di continuare a difendersi legittimamente, e perché anche noi sentiamo ‘aggredita’ la nostra pur imperfetta convivenza democratica), oppure se negarle (per evitare tragedie anche peggiori, e puntare tutto sulla fragile speranza di una trattativa onesta), in realtà siamo tutti comodamente seduti negli stessi lontani salotti a parlare ‘sulla pelle degli altri’. Comunque, ci sono momenti in cui, di fronte all’enormità dell’aggressione e di ciò che può rappresentare per noi, una scelta mi sembra inevitabile. "Tertium non datur". Quindi, con i tormenti personali di ciascuno, anch’io scelgo.

Ascoltando i pacifisti di oggi, non sono un pacifista globale, senza ‘se’ e senza ‘ma’. Sto con Gino Strada, che diceva "non chiamatemi pacifista, sono contro la guerra"; sto con Berlinguer che, in piena guerra fredda, dichiarò di sentirsi più protetto dall’ombrello Nato che nel Patto di Varsavia; e sto anche con le guerre di liberazione sacrosante (ognuno scelga le sue), quindi da aiutare e soccorrere. Ma, pensando alle odierne contrapposizioni, c’è molto d’altro. Si dimentica che il putinismo è, in fatto di ideologia e metodi, l’ultimo stadio di un sovietismo ammantato di nazionalismo ultraconservatore, bigotto e imperialista, da XIX secolo. Si dimentica che l’Urss crollò non per iniziativa dell’Occidente ma sotto il peso insostenibile e le conseguenze socio-politiche del suo nefasto modello (T.Piketty gli attribuisce grosse responsabilità nell’aver favorito il ‘turbocapitalismo’ trionfante in questa parte di mondo, la nostra). Che, al suo collasso, era problematico organizzare con gli sconfitti un tavolo della pace, perché la nuova leadership russa rimaneva ancorata (come oggi) alla logica delle reciproche ‘zone di influenza’, col rischio dunque di una nuova Yalta. Che tutti gli ex satelliti (la parte d’Europa a lungo sequestrata dall’imperio del Cremlino), convinti di dover temere altri interventi da Est, si precipitarono nelle braccia della Nato dopo mezzo secolo di sovranità negata e di rivolte popolari soffocate (Berlino Est, Budapest, Praga e il socialismo dal volto umano). Ancora, che il nuovo zar, lo dicono anche coloro che lo ‘capiscono’, preparava dal suo arrivo al potere il progetto di ricostituire almeno in parte l’ex potenza, altro che ‘aperture liberali’. Ci si scorda che Putin si è sempre più abbeverato di teorie ideologicamente revansciste, anche "riscrivendo a modo suo e comodo suo la storia" (denuncia uno storico vero, Sergej Radchenko). Che proprio per questo non c’è stato soltanto il deprecato allargamento a Est della Nato (vero), ma anche l’allargamento a Est della Russia (non sempre evocato e non sempre riuscito): Georgia, Moldavia, Inguscezia, Tagikistan, Cecenia, fino al Donbass e alla Crimea, ora l’Ucraina (colpevole, certo, di aver negato la promessa autonomia alle comunità russofone, innescando una guerra civile; ma questo giustificherebbe l’invasione armata dell’intero paese?). Non che questo assolva i crimini degli atri imperi.

Non certo per vanto o da persona che sa perché ha visto, ma dal Medio Oriente ai Balcani ho raccontato di troppe vittime indifese, inermi, annichilite, contro cui si accaniva la brutalità di chi sapeva di possedere il perenne primato della forza. E dell’eterna impunità.

Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved