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04.03.2022 - 09:40

Polina, il mondo

La morte dei bambini è la morte dell’umanità, abisso che prosciuga l’essenza della vita

di Massimo Daviddi
polina-il-mondo

Sul ‘Corriere della Sera’, seduto al bar, vedo la foto di Polina, bambina ucraina di otto anni uccisa da una raffica di mitra insieme ai genitori. Sento che tutto quello che ho fatto, pensato, si dissolve. Immagine, frammento visivo che scuote. Per effetto, la mente torna a quella fotografia che ha girato il mondo, Kim Phuc che scappa nuda e piangente dai bombardamenti, Vietnam ’72, tutt’intorno il Napalm. Quanti anni sono passati? A cosa è servito tutto questo? E anche alle immagini recenti, i bambini senza vita sulla spiaggia di Zuwara, Libia, naufraghi, corpicini avvinghiati alla terra, un’ultima volta. Avvicino la foto ai miei occhi, l’allontano, ecco un filo bianco scendere alle spalle di Polina e nei suoi occhi uno scintillio; chi avrà davanti? Un’occasione particolare? Ma sono le mani, oltre ai suoi capelli lisci, ondulati, un tocco di rosa e viola, a farmi entrare ancora di più nel suo sguardo. Due pietre che tiene quasi a custodirle, una azzurra e bianca, l’altra blu; le piccole cose, semplici.

La morte dei bambini è la morte dell’umanità, abisso che prosciuga l’essenza della vita spezzando quello sguardo unico, attento – lo vediamo bene in Polina – alla ricerca di qualcosa che pulsa accanto a lei. La natura dimora nei bambini, freme in loro, dal campo vicino alla strada dove piccoli insetti si muovono nell’erba senza sosta, allo sguardo verso la luna, bianca, pallida. Arriva il tempo delle domande, ripetute fino a quando ne arriveranno altre e altre ancora. Quando si uccidono i bambini il tempo arretra, il vuoto assale, l’oggi svanisce nell’ombra della coscienza. Ieri, a due passi dalla porta di casa, una bambina, capelli ricci, giocava con dei cerchi saltellando a piè pari nel loro centro; chiama un’amica, poco dopo lei scende per unirsi al gioco.

I bambini camminano a piedi scalzi, saltano i gradini, le loro mani sono vele. Fanno capriole. A volte, capita che tornando a casa scelgano un percorso nuovo, più affascinante, così scompaiano in pochi minuti e tu li cerchi senza riuscire a trovarli. Dove saranno? Altre volte, qualcuno si affaccia dal balcone, inizia a chiamarli, è ora di rientrare, si fa sera. Intanto, nel piazzale vicino le macchine vanno nei garage, fra poco è ora di cena, le luci in cucina. Domani, l’inizio di un’altra giornata, il risveglio, i primi saluti, la colazione. Ho pensato che il mondo di Polina sia stato questo, attraversato dalla bellezza del suo sguardo, da una crescente fiducia in se stessa, in quello che pian piano porta al passaggio verso nuove mete e incontri. Cosa sia avvenuto negli ultimi momenti della sua vita, sa di quelle scene di disperazione che abbiamo visto mille volte, da lontano. Vorrei solo pensare che una luce, la luce dell’aria, quella del cielo a cui tendiamo il volto, sia entrata in lei, nelle sue mani, aperte come quando teneva le due pietre. "Vivono e stanno bene in qualche luogo, / Il più minuscolo germoglio ci dimostra che in realtà non vi / è morte, /E che se mai c’è stata conduceva alla vita, e non aspetta il / termine per arrestarla / E che cessò nell’istante in cui la vita apparve". Walt Whitman, ‘Foglie d’erba’.

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