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laR
 
11.12.2021 - 05:15

Covid, il pericoloso attendismo del Consiglio federale

Molti reparti di terapia intensiva sono al limite. Il governo manda consultazione misure robuste, ma che rischiano di rivelarsi tardive.

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Ci risiamo. I reparti di terapia intensiva di molti ospedali sono al collasso, o quasi. E il Consiglio federale cosa fa? Torna a proporre una «via di mezzo», preoccupato di non agire «né troppo presto, né troppo tardi» (il ministro della Sanità Alain Berset). In una situazione “molto critica” e che “tende a peggiorare”, il governo si prende quattro giorni di tempo per consultare cantoni, partner sociali, commissioni parlamentari e associazioni interessate. E non assicura che la prossima settimana quanto prospettato si tradurrà in provvedimenti effettivi: «Dipenderà dall’evoluzione della situazione», oggi «speriamo ancora che le misure attuali bastino» (sempre Berset).

Quelle messe sul tavolo ieri sono robuste. Nulla a che vedere con quanto avviene nei Paesi vicini, beninteso. Non c’è traccia di obbligo vaccinale, né di un lockdown generalizzato come quello che in Austria sta appiattendo la curva dei contagi. Ed è pur vero che della reale efficacia della regola del 2G esistono poche evidenze scientifiche. Va detto però che, ancora una decina di giorni fa, sembrava un’eresia in Svizzera parlare di esclusione di chi non è vaccinato o guarito da certi spazi ed eventi. Il Consiglio federale ora infrange un tabù: vuole il 2G non solo obbligatorio e con obbligo di mascherina, ma lo immagina persino in una versione ‘plus’ (con obbligo di test negativo) per bar, discoteche e attività dove non è possibile proteggersi il volto. Non è più tabù nemmeno una chiusura parziale di questi spazi. E con l’obbligo di telelavoro il governo dà un segnale inequivocabile alle aziende.

Il fatto è che anche le misure più drastiche, se tardive, perdono in incisività. E qui la situazione rischia di finire fuori controllo. Il virus circola a velocità mai viste. Il numero dei contagi da ‘Delta’ è “altissimo”, la pressione sui reparti di terapia intensiva “cresce rapidamente” (lo scrive lo stesso Consiglio federale). In 30 ospedali i posti letto nelle cure intense sono esauriti. A livello nazionale le riserve attuali sono «appena sufficienti e dobbiamo averne grande cura» (Andreas Stettbacher, delegato per il servizio sanitario coordinato). Dopo venti mesi di emergenza, tra quarantene, assenze per malattia e dimissioni, chi (ancora) lavora negli ospedali è esausto. Pazienti vengono trasferiti da un cantone all’altro, interventi non urgenti rimandati. La scorsa settimana si è saputo di un primo caso di triage nel canton Argovia. Ieri i direttori della Sanità della Svizzera centrale hanno comunicato che la selezione nell’assegnazione dei posti di terapia intensiva è ormai una realtà. Mentre nel canton Friburgo il rischio di dover procedere a una cernita dei pazienti è “imminente”.

Purtroppo stiamo ripetendo gli stessi errori dello scorso anno, ha detto a ‘Le Temps’ Philippe Eggimann. Dopo l’estate – spiega il presidente della Società medica della Svizzera romanda – i politici non hanno voluto vedere l’allerta della quarta ondata (la variante Delta, ben conosciuta già dalla primavera) e il loro attendismo adesso aggrava gli effetti della quinta. Non saranno il 2G e la pressione accresciuta sui non vaccinati a cambiare sostanzialmente le cose, facendo ad esempio fare un balzo avanti alla quota di vaccinati. Non lo farà nemmeno l’ennesimo, accorato, sacrosanto appello a farsi vaccinare lanciato da Berset e dal presidente della Confederazione Guy Parmelin («Ognuno deve chiedersi cosa può fare per il bene di questo Paese»). Per di più adesso scontiamo il ritardo accumulato nella somministrazione della dose di richiamo. Anche i cantoni devono darsi una mossa, non solo il Consiglio federale.

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