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23.11.2021 - 05:30

Polo sportivo a Lugano, siamo in zona Cesarini

È grande l’attesa per l’esito del referendum, una sorta di esame per il Municipio, mentre volge al termine l’agguerrita campagna verso il voto

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C’è grande inquietudine e tanta apprensione a Lugano per il responso inappellabile delle urne sul Polo sportivo e degli eventi (Pse). Mancano pochi giorni a domenica 28 novembre quando si saprà se la popolazione di Lugano autorizzerà la concretizzazione del progetto. Finalmente. La campagna è stata quantomai intensa tra i sostenitori e i contrari. A tratti, è parsa una battaglia ideologica caratterizzata da un’aggressività esagerata a suon di colpi bassi sui social e pure in strada: come non ricordare le minacce subite da chi raccoglieva le firme per il referendum e la lista nera con i nomi dei consiglieri comunali critici sul tema. Entrambe le parti, o sarebbe meglio dire fazioni, hanno fatto valere le proprie posizioni, ribadite ripetutamente, tanto che, forse, una tale cacofonia ha generato più confusione che chiarezza. L’unica cosa su cui tutti sono d’accordo è la necessità delle infrastrutture sportive. A creare spaccature incolmabili, sono invece le modalità di realizzazione, gli oneri a carico dell’ente pubblico e quindi della cittadinanza e soprattutto l’accordo di partenariato pubblico privato.

È un banco di prova importante, una sorta di esame, per il Municipio di Lugano e per la maggioranza politica che, nel marzo scorso, ha approvato l’operazione. Una sconfitta nella partita delle urne domenica prossima rappresenterebbe un duro colpo alla credibilità dell’esecutivo, in questo già travagliato inizio di legislatura, con l’inchiesta penale sulla demolizione di un edificio dell’ex macello ancora aperta e senza risposte chiare su chi ha chiamato le ruspe la notte fra il 29 e il 30 maggio scorsi. Una sconfitta che, secondo i favorevoli, implicherebbe il rifare daccapo le procedure per lo stadio e il palazzetto, mentre verrebbe sconfessato il lavoro decennale dell’autorità cittadina. L’argomento Pse è stato sviscerato in tutte le salse e ha creato divisioni e grosse discussioni anche in alcuni partiti, in particolare nei socialisti e nel Partito liberale radicale. Come spesso succede nelle votazioni, rischiano di prevalere ragioni di pancia rispetto a quelle di testa. Eppure, in gioco c’è un progetto che ha coinvolto l’intera squadra municipale e che mira a rivoluzionare il comparto di Cornaredo, dal punto di vista architettonico, urbanistico e viario. Anche per questa ragione, non solo per l’entità dei costi dell’operazione, è giusto che sia la popolazione ad avere l’ultima parola in questo esercizio di democrazia diretta. L’esito del referendum, comunque finisca, avrà effetti concreti da subito: l’avvio o lo stop al cantiere.

L’auspicio è che la partecipazione sia massiccia e nettamente superiore a quella dell’ultimo referendum, che nel giugno del 2011 chiamò la cittadinanza di Lugano alle urne sul progetto di riqualifica della foce del fiume Cassarate. Allora, furono soltanto il 32,7% degli aventi diritto al voto a esprimersi. La scelta del Municipio e della maggioranza del Consiglio comunale prevalse con il 50,1% dei consensi, poco più di un centinaio di voti. Il risultato sul Pse rischia di essere altrettanto tirato anche stavolta, con uno scarto minimo tra vincitori e perdenti, in un confronto che potrebbe decidersi in zona Cesarini. Non è però il caso di fare paragoni. La portata della decisione che verrà presa domenica appare ben più significativa rispetto a quella di dieci anni fa.

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