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laR
 
05.11.2021 - 05:30
Aggiornamento: 13:40

Le balene in centro a Bellinzona

Anni fa i murales erano espressione di disagio giovanile, oggi abbelliscono le città. Perché non promuoverli maggiormente nei centri urbani?

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Ti-Press

Perché nasconderli nei sottopassaggi, relegarli a squallidi muri sotto i ponti o in zone discoste e poco visibili? In molti casi i murales sono delle vere e proprie opere d’arte a cielo aperto. Non sono più sintomo di degrado, oggi la street art connota l’apertura culturale delle città che la ospitano. Se fino agli anni Novanta i giovani “graffitari” erano additati come la massima espressione del disagio giovanile, oggi questo tipo di arte è molto più tollerata e apprezzata, ci sono artisti che vengono ingaggiati da ogni angolo del mondo per dare un tocco di colore e prestigio a superfici più o meno grandi e talvolta addirittura a facciate di grattacieli. Un bell’esempio è l’opera che sta portando a termine in questi giorni a Bellinzona Mona Caron, artista ticinese da 25 anni residente a San Francisco che abbiamo intervistato (cfr. ‘laRegione’ del 26 ottobre) e che ha realizzato un imponente murale sulla facciata di una palazzina privata in zona Semine. Il fiore dipinto, un’immensa euforbia, abbellisce e caratterizza l’intero stabile. Questa artista ha realizzato disegni su edifici in California (dove quest’arte è molto popolare), in Asia, America latina, passando per New York, Svezia, Spagna, Francia e Svizzera. Recentemente è stata anche intervistata dalla Bbc per un immenso murale realizzato a Jersey City, sulla facciata di un palazzo di 23 piani, alto 75 metri, per un’area di duemila metri quadrati. Insomma, questo genere di arte suscita interesse e sono in molti a volerne un po’ nel contesto urbano in cui vivono. Del resto esiste anche un turismo di appassionati che non si perde un’opera di Banksy e viaggia proprio alla scoperta dell’arte urbana.

E allora perché non colorare anche qualche anonimo muro ben in vista in centro a Bellinzona? Basti pensare alla grigia piazza del Sole, in particolare agli elementi di cemento posti sopra l’entrata dell’autosilo. Queste opere hanno la capacità di attirare un pubblico diverso, soprattutto giovanile. Pensiamo a Lugano, dove il progetto Arte Urbana ha portato la street art in pieno centro, con opere di grandi dimensioni, o ancora alle balene realizzate dai ticinesi Christian Rebecchi e Pablo Togni, in arte Nevercrew. Abbiamo peraltro la fortuna di avere degli ottimi artisti in casa nostra.

A Bellinzona un tentativo si era fatto, prima dell’aggregazione, con il progetto poi naufragato intitolato “The Walls”, un po’ di colore lo aveva portato ad esempio sulla parete della caserma dei pompieri che era stata dipinta. Ma ora che la Città è più grande e ci sono anche più pareti a disposizione, ci vorrebbe nuovo slancio. L’esempio della palazzina privata in zona Semine potrebbe essere il punto di partenza. A Locarno i primi passi sono stati mossi, la Città ha commissionato l’intervento di street art a tre artisti che hanno realizzato i loro murales sulla passerella che attraversa la T21 e porta al Fevi. Nel Mendrisiotto non c’è un vero e proprio progetto di arte urbana promosso dalla Città, se non la possibilità che viene data ai frequentatori del centro giovani di poter dipingere su un muro appositamente adibito allo scopo e messo loro a disposizione. Sarebbe bello se i Comuni stessi sostenessero questo tipo di arte favorendo la nascita di opere sul territorio, dando spazio di espressione agli artisti, senza commissionare loro il genere di opera e imponendo dei temi. Perché non osare, anche Bellinzona può avere le sue balene in centro città. Perché l’arte è libertà e come tale deve potersi esprimere come meglio crede. Ma l’arte è anche bellezza e come tale deve poter essere visibile e non nascosta sotto terra o sotto un ponte.

Leggi anche:

Mona Caron e la riconquista della natura degli spazi urbani

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