rimborsi-per-legittima-difesa-aridaje
(La Nove)
ULTIME NOTIZIE Opinioni
Commento
5 ore

Salvini e gli effetti del mojito a lungo termine

Batosta elettorale per il leader della Lega, a cui non viene perdonato più nulla. Eppure fino all’estate del 2019 sembrava inarrestabile
il commento
1 gior

Il vistoso fascismo che non esiste

Al posto di abolirli tutti, come chiedono sinistra e sindacati italiani, si potrebbe cominciare con quello che occupa i palchi dei “no vax no pass”
La formica rossa
1 gior

La differenza tra sindacati forti e quelli supini

La polemica sul patrimonio di Unia nasconde in realtà il desiderio recondito di qualcuno di annichilire le ambizioni dei lavoratori
Commento
3 gior

Il giovane Holden, il Ticino Club e ‘allora le foibe?’

Molino, lavoro, TiSin: a ogni casino che scoppia in questo cantone, i responsabili rispondono parlando d’altro
Commento
4 gior

Il ‘Back in the U.S.S.R.’ di Morisoli e Pamini

Il piano quinquennale dell’Udc: ridurre le tasse ai più abbienti e raggiungere l’equilibrio fiscale a suon di tagli. Ipocrisia? No, lotta distributiva
La formica rossa
5 gior

La volpe, il principe e la truffa del falso nipote

Una storia triste che dimostra come in Ticino, quando si affaccia un emulo di Tewanna Ray, c’è sempre qualcuno che ci casca
Commento
6 gior

I luoghi comuni certificati Unesco

La lista dei patrimoni immateriali era nata per salvare culture morenti, ma da qualche tempo entrano pizze, tango, baguette e chiacchiere all’aperto
La formica rossa
6 gior

Calo demografico, parlare di salari è così brutto?

Di soluzioni dalla politica se ne sentono di ogni: fantasiose o più concrete. Basterebbe pagare stipendi dignitosi, al netto di tante chiacchiere
IL RICORDO
1 sett

Il ‘monello’, uno degli ultimi tenori

Alex Pedrazzini ha dato il meglio di sé come consigliere di Stato, alla testa del Dipartimento delle Istituzioni
Commento
1 sett

‘Sciur padrun’ di ieri e di oggi

Dalle mondine in poi i tempi non sono cambiati. Non quando si parla di lavoro e salari degni come capita nel Mendrisiotto
Commento
 
18.09.2021 - 05:300

Rimborsi per legittima difesa, aridaje

Per colpa di un condizionale mancante bisogna rivotare un’iniziativa che non sta in piedi. Prima i promotori facevano i duri, ora le povere vittime

Non stava in piedi allora, non sta in piedi oggi. L’iniziativa sui rimborsi delle spese legali nei casi di legittima difesa resta quel che era l’anno scorso, quando la si bocciò una prima volta. Ovvero un testo mal scritto, che apre le porte alla discriminazione tra chi viene assolto per legittima difesa e chi per ragioni differenti. Nel primo caso si pretende infatti di garantire un rimborso completo di tutte le spese legali, anche ad avere Cicerone come avvocato; quanto a tutti gli altri, si arrangino: dovranno accontentarsi come sempre di un’indennità forfettaria. Una disparità di trattamento che riguarda sì pochi casi al decennio, ma rischia comunque di scontrarsi con la Costituzione e il diritto federale. A questo proposito non attacca la spericolata argomentazione secondo la quale si tratterebbe di casi speciali perché l’imputato è anche vittima (di un’aggressione): qualsiasi innocente può essere considerato anche vittima d’un torto.

Ma come siamo arrivati a questo secondo giro di giostra? Il pasticcio è sorto per via d’un condizionale mancante: nell’opuscolo sulla votazione il Consiglio di Stato – che era e resta contrario all’iniziativa – ha presentato la disparità di trattamento e il conflitto col diritto superiore all’indicativo della certezza, invece che come un rischio assai concreto. Rispondendo a un ricorso, il tribunale federale ha quindi contestato l’informazione “non oggettiva” e “in parte tendenziosa”, col risultato che ora bisogna votare di nuovo. Nota bene: a Losanna non è stato chiesto di entrare nel merito dei possibili conflitti della norma con le leggi federali, che infatti non ha in alcun modo escluso.

La querelle sul libretto rappresenta una figuraccia non solo per l’esecutivo cantonale, ma anche per il Gran Consiglio – esplicitamente criticato dal Tribunale federale per non avere “esaminato compiutamente” la disparità di trattamento –, per i servizi giuridici del Cantone e per la Cancelleria. Peccato, perché questi errori forniscono ottimi pretesti a un antielitismo già fin troppo diffuso, al punto che gli stessi arruffapopolo che se la prendono col ‘potere’ ne sono ormai pietra d’angolo.

La speranza dei promotori è che questo scivolone riesca a ribaltare un esito già tirato: a febbraio dell’anno scorso i ‘no’ vinsero per 426 schede. Ma la loro battaglia non mira solo all’interpolazione nel diritto d’una norma sbilenca e discriminatoria. La prima tornata era stata l’occasione per fomentare i giustizieri di casa nostra con compiaciute scenette pulp, immediatamente ribattute dalle solite redazioni: il laido stupratore – ovviamente straniero – che s’acquatta ai giardinetti, l’invasore dell’elvetico salotto da sgominare eroicamente e così via, nonostante le norme per stabilire quando la difesa è legittima restino immutate anche in caso di ‘sì’. Ora invece, complice l’errore del governo, è il momento giusto per un altro gioco assai diffuso: fare le povere vittime per raccattare consensi. Ha già versato calde lacrime per “l’ora più buia per la democrazia diretta in Ticino” il primo firmatario che ci ha trascinato in quest’operetta (per inciso, lo stesso convinto che lo Stato islamico sia a un passo dalla conquista di Corippo).

Eppure stavolta il dibattito è rimasto tiepido ovunque, perfino su ‘Mattino’ e portalini limitrofi. Probabilmente oggi, tra pandemia e altri oggetti in votazione, ci sono altre priorità. Oppure, dai e dai, ci si stufa di riscaldare minestre scadenti e perdere tempo su proposte scalcagnate. Speriamo.

Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved