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laR
 
02.09.2021 - 05:30
Aggiornamento: 11:36

Abel Braga non era un uomo del presidente

L'esonero dell'allenatore brasiliano del Lugano risponde a una logica precisa: chi comanda è solito affidarsi ai propri uomini di fiducia

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Due vittorie e due sconfitte sono un valido motivo per un esonero? Nel calcio in cui tutto o quasi è concesso, in cui tutto è già stato detto o visto, nulla deve sorprendere più. Tuttavia, riferendoci all’esonero di Abel Braga, sollevato dall’incarico di allenatore del Lugano dalla nuova proprietà facente riferimento a Joe Mansueto, le ragioni della defenestrazione del tecnico brasiliano, uomo di sani principi e di titoli messi in bacheca, non sono da ricondurre ai risultati.

Restando in tema di sorprese, stupisce semmai che sia stato inizialmente scelto lui per avviare il nuovo corso bianconero. Nulla da dire sul suo profilo, sul curriculum e sulle capacità professionali, assolutamente comprovate e a prova di contestazione. Fosse solo una questione di bravura, alla guida del Lugano ci sarebbe ancora lui. Il problema che rende un po’ enigmatica la sua permanenza a Cornaredo, è semmai il fatto che a Lugano era arrivato in quanto introdottovi da Thyago De Souza, il suo connazionale che si professava proprietario del club senza averne il men che minimo diritto.

Per una struttura che si appoggia ai Chicago Fire e che opera nel calcio ai più alti livelli, sia come disponibilità sia come “know-how”, è impensabile lanciare il proprio progetto senza che al timone vi sia un uomo di fiducia. Al netto del profilo del tecnico del brasiliano sul quale non si può nemmeno abbozzare un accenno di critica, Braga era l’uomo dell’altra proprietà, non di quella attuale, regnante a giusto titolo dopo aver ricevuto l’investitura da parte di chi - Angelo Renzetti - la barca l’ha condotta sempre in porto per undici anni, in mari a volte anche in tempesta.

Per bocca del suo Ceo, Martin Blaser, il Lugano ha giustificato il provvedimento con la volontà di agire per il bene del club e per il buon funzionamento, a medio e lungo termine, di un progetto che con una guida diversa da Braga porterà a un salto di qualità della squadra. Legittimo, agire per il bene della società della quale si è assunto la proprietà e, quindi, il controllo. Le ragioni di ordine tecnico contano poco, Sono di natura strategica i motivi che hanno portato all’avvicendamento. Come del resto è giusto, o logico, che sia. Chi opera con una struttura solida e forte economicamente nel mondo del calcio professionistico, è abituato a muovere le proprie pedine e a mettere i propri sodali nelle posizioni di comando. È accaduto a livello dirigenziale, era sorprendente che non avvenisse in squadra.

Non che non potessero agire prima, trovando la classica buonuscita con un tecnico che si erano ritrovati in casa senza invitarlo, ma va dato atto alla nuova proprietà di essersi mossa con una certa signorilità, attendendo di essere “autorizzata” a farlo, nel rispetto dei ruoli. Ciò non toglie che un esonero a stagione in corso non è un bel segnale. È una decisione ponderata e frutto di attente valutazioni, non ci permettiamo di dubitarne, ma priva la squadra di una guida alla quale si era affidata, destabilizza un po’ i giocatori che la subiscono, per quanto possano essere professionisti, nonché lo stesso ambiente bianconero, che di tutto avrebbe bisogno, fuorché di decisioni che alimentano discussioni, sollevano perplessità e accendono il dibattito. Inevitabilmente, anche quello politico.

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