la-lega-istituzionalizzata-ha-un-futuro-pieno-di-interrogativi
Ti-Press
ULTIME NOTIZIE Opinioni
Commento
1 gior

A scuola di TiSin (elogio del cazziatone)

Le motivazioni della sanzione a una delle aziende di Ticino Manufacturing per aver aggirato il salario minimo lasciano aperta la questione politica
Commento
1 gior

M5S, la diversità di essere uguali

Lo strappo di Di Maio ci fa vedere in controluce il mondo quasi alieno e tutte le bugie che il Movimento ha raccontato prima di tutto a sé stesso
l’ospite
1 gior

Le conseguenze della guerra

Commento
2 gior

Magistratura, se la politica non fa i compiti

Riorganizzazione della Procura: a un anno e mezzo dal mandato conferitole dal Gran Consiglio, dalla commissione ‘Giustizia’ finora nulla di concreto
Commento
2 gior

Calcio femminile a maturazione lenta

I premi provenienti da Fifa e Uefa saranno equiparati per uomini e donne, ma la parità salariale è ancora lontana
Commento
3 gior

Targhe e arte della politica: la vittoria Ppd, la sconfitta Plr

Sulle imposte di circolazione il compromesso i popolari democratici l’hanno raggiunto con la sinistra, non coi liberali radicali. Appunti per il futuro
Commento
4 gior

Giochi di potere a Wimbledon

La politica ha avuto un ruolo nell’esclusione di tennisti russi e bielorussi, Atp e Wta hanno risposto togliendo i punti e inguaiando molti giocatori
Commento
5 gior

Lite Di Maio-Conte, i grillini si sfarinano

Ormai il Movimento 5 Stelle pare condannato alla scissione e a un destino di battibecchi da partitino minore
Commento
6 gior

Ha vinto solo Marine Le Pen

La Francia entra da oggi nell’era della politica liquida, del pericoloso disorientamento e del disincanto: 3 giovani su 4 non si sono recati ai seggi
Sguardo a Nord
1 sett

Casa dolce casa

laR
 
20.08.2021 - 05:30
Aggiornamento : 17:33

La Lega istituzionalizzata ha un futuro pieno di interrogativi

Con Borradori il movimento ha perso un altro mediatore tra le anime sempre più conflittuali. Ora il cammino si fa impervio, con Udc e Plr che scalpitano

Il contenuto di questo articolo è riservato agli abbonati.
Per visualizzarlo esegui il login

Alle esequie di Marco Borradori ha partecipato, schierato e commosso, tutto ciò che la Lega ha sempre contrastato e combattuto. Il Consiglio federale, rappresentato dal ticinese Ignazio Cassis. La radiotelevisione pubblica che, tanto vituperata dal movimento di via Monte Boglia, dagli aeroplanini che per il Nano andavano fatti con il canone in avanti, ha dedicato speciali di ore e ore alla scomparsa del sindaco di Lugano. Le autorità tutte, così lontane dalla fu carovana della libertà e dalle foto di Bignasca e Maspoli sulla Foca a Bellinzona. Una Lega delle origini che, non certo da martedì mattina, con una supernova è diventata il grande insieme dei suoi resti. Un movimento che, orfano dei fondatori storici e ora del suo esponente più trasversalmente amato, deve interrogarsi una volta per tutte su cosa fare da grande nonostante sia già un trentenne robusto.

Gli applausi deferenti a Borradori dipendono da fattori ineludibili come il decesso di un sindaco in carica, nonché ex membro del governo, e dalla sua vasta popolarità. Ma anche dal fatto che il movimento di protesta è diventato un partito istituzionalizzato a ogni livello, dal Consiglio di Stato alle poltrone nei Consigli d’amministrazione passando per le cariche in magistratura. Con un dettaglio non da poco: se la guida di Giuliano Bignasca era netta, ora anche la nuova organizzazione che la Lega ha deciso di darsi – il Consiglio esecutivo di sette persone con a capo un coordinatore – non sembra dare un grande stimolo verso una gestione più ‘partitica’. Questo organo rappresenterà ai vertici quello che è la Lega adesso: un insieme di anime e di interessi che spesso sono addirittura in conflitto tra di loro. Il problema è che sono sempre meno i mediatori capaci, a vari livelli di influenza nel movimento, di trovare una sintesi. Chi potrebbe per carisma, polso e conoscenza della materia prendere in mano la situazione siede in Consiglio di Stato, e l’opportunità sconsiglierebbe un impegno, almeno sotto i riflettori, maggiore di quello attuale.

Di Marco Borradori è stata lodata a più riprese, dentro e fuori la Lega, la grande capacità di mediare, gestire, valutare con attenzione, esercitare la nobilissima arte del dubbio. Durante le esequie è stato detto che emularlo sarà difficile se non impossibile, considerata la sua unicità. Ma che ispirarsi al suo lascito politico e umano si può e si deve. La prima tappa dovrebbe essere quindi seguire il suo esempio per quanto riguarda la gestione interna, soprattutto guardando alle sfide difficilissime che le si pongono davanti nel prossimo futuro.

La recente flessione tra elezioni cantonali, federali e comunali va di pari passo con la crescita dell’Udc. Il discorso che tutto va bene finché i voti restano nell’area, nell’alleanza che in questi appuntamenti è andata a braccetto alle urne, non è più sufficiente. Primo, perché l’alleanza per i prossimi appuntamenti è da definire e non sarà facile. Secondo, perché l’Udc essendo un partito nazionale ha dalla sua molto più carburante e l’intenzione, celata dietro i “vogliamo migliorare”, è di mettersi in rampa di lancio per un aggancio nel minor tempo possibile.

Con la svolta a destra del nuovo corso liberale radicale, e il non nascosto intento di Speziali di andare a pescare lì i voti e il sostegno per la sua ‘offensiva liberale’, la Lega decida la strada che vuole prendere. Ma attenzione: prima di scegliere il sentiero da percorrere bisogna dotarsi dell’attrezzatura giusta. E quella di oggi non pare essere adatta ai cammini più impervi. I tempi cambiano.

Seleziona il tag per leggere articoli con lo stesso tema:
lega dei ticinesi marco borradori
Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved