polizia-il-tribunale-federale-consolida-la-legge-ticinese
ULTIME NOTIZIE Opinioni
Commento
16 ore

Matignon: trent’anni dopo, una donna

Donna, autorevole, di sinistra e di sensibilità ambientale: Élisabeth Borne è la nuova prima ministra francese
Commento
1 gior

Lo Stato e la diligenza del buon padre di famiglia

La retorica della destra è riuscita a fare breccia: il pareggio nei conti pubblici andrà raggiunto entro la fine del 2025
Commento
3 gior

A braccetto con Erdogan, pur di avere ragione

Siamo disposti a tutto pur di confermare le nostre tesi, perfino di accompagnarci a Erdogan che impallina i nuovi ingressi Nato per proprio tornaconto
Commento
3 gior

Stampa, di mordacchia in mordacchia

Giornalismo svizzero, da Berna ulteriori restrizioni. Di questo passo l’articolo costituzionale sulla libertà dei media diventerà lettera morta
Commento
4 gior

Lugano, la sinistra riparta da Schönenberger

Positivo che le critiche dell’ex leader abbiano smosso così le acque: giusta la reazione dei vertici cantonali, a Lugano resta molto da fare
Commento
5 gior

Hansjörg Wyss, l’anti-Blocher che si prese il Chelsea

Il magnate bernese ha deciso d’investire 5 miliardi di franchi per mettere le mani sul gioiello calcistico dell’oligarca russo Roman Abramovich
Commento
6 gior

Decreto Morisoli: dicono ‘contenere’, intendono ‘tagliare’

Nelle attuali circostanze costringere lo Stato a raggiungere l’equilibrio fiscale a breve termine è, a rigor di logica, un’assurdità
Commento
1 sett

Due miliardi in più all’esercito, senza sapere bene per cosa

Il Consiglio nazionale approva l’aumento del budget delle forze armate senza garanzie su come verranno spesi i soldi né sulla loro provenienza
l’analisi
1 sett

Un leader che ha dimenticato il futuro

Retorica e bugie per una festa malinconica, in cui lo Zar celebra il passato e ricorda sempre più gli ingialliti gerarchi del secolo scorso
Commento
1 sett

Lo ‘schiaffo’ di Putin a papa Francesco

Il ‘nyet’ dello zar a incontrare il pontefice non ha smosso di un pollice le convinzioni del pacifismo radicale e unidirezionale
Il commento
laR
 
27.07.2021 - 05:30
Aggiornamento : 07:56

Polizia, il Tribunale federale consolida la legge ticinese

Il loro ricorso è stato respinto, ma i due giuristi hanno fatto bene a sottoporre al vaglio dei giudici di Mon Repos l'importante e delicata revisione normativa

Il contenuto di questo articolo è riservato agli abbonati.
Per visualizzarlo esegui il login

Hanno perso. Ma il loro ricorso è stato senz’altro opportuno. Hanno dunque fatto bene i giuristi Martino Colombo e Filippo Contarini a sottoporre al vaglio del Tribunale federale la revisione della legge ticinese sulla polizia, voluta dal Consiglio di Stato e sottoscritta nel dicembre 2018 dalla maggioranza del Gran Consiglio dopo aver apportato al progetto governativo qualche correttivo garantista. Una riforma importante e delicata, che attribuisce alla Cantonale nuovi compiti e strumenti investigativi, anche invasivi, per garantire l’ordine pubblico e soprattutto per contrastare efficacemente la criminalità piccola e grande. Pur smontando le tesi dei ricorrenti, che chiedevano di cassare gran parte delle norme, lamentando la presunta violazione di diritti fondamentali, l’Alta Corte ha chiarito, nero su bianco, i limiti oltre i quali la polizia non può, non deve spingersi. Per questo, nelle quasi quaranta pagine della recente sentenza, i giudici di Mon Repos hanno richiamato fra l’altro il principio, fondamentale, di proporzionalità. Dall’esame della massima autorità giudiziaria elvetica, che ha respinto il ricorso e avallato così la revisione, la legge esce rafforzata. Gode di un’accresciuta legittimità.

E non è certo poca cosa alla luce del continuo (e necessario) dibattito, in Svizzera come in altri Paesi di collaudata democrazia, sui poteri accordati alle forze dell’ordine e sul rischio di abusi. Per restare alla nostra realtà, il tema è stato sollevato in vista della votazione popolare sulla legge federale riguardante le misure di polizia per la lotta al terrorismo, poi accolta. L’obiettivo è condiviso: la sicurezza della collettività. Raggiungerlo non è però impresa facile, poiché si tratta di trovare il giusto equilibrio tra azione repressiva e rispetto dei diritti fondamentali. Nel dibattito si è ora inserito di fatto il Tribunale federale, con la sua autorevolezza e il suo verdetto sulla riforma della normativa ticinese. Losanna afferma ad esempio che la ‘custodia di polizia’, fra le novità della riforma, quella maggiormente controversa, “non lede il diritto federale e la Costituzione”. Ma sostiene altresì che nella sua applicazione la polizia “dovrà attenersi alle spiegazioni fornite dal Consiglio di Stato”, nel senso che “il pericolo deve essere grave e imminente”.

La legge varata dal parlamento cantonale nel 2018 non contempla solo disposizioni in materia di ordine pubblico. Nel testo si parla anche di ‘osservazione preventiva’, di ‘indagine in incognito preventiva’, di ‘inchiesta mascherata preventiva’. Insomma di attività investigative, che la polizia può avviare a determinate condizioni, finalizzate pure a impedire la commissione di reati. D’altronde non ci si può illudere di lottare in maniera seria contro la delinquenza incrementando unicamente il numero di pattuglie sulle strade e nei centri urbani, contando sul loro effetto dissuasivo. Serve anche questo, ma non basta. Perché c’è una criminalità che agisce nell’ombra, che impiega mezzi tecnologici performanti per commettere truffe, che sfrutta le opportunità della rete per adescare (pensiamo alle vittime di pedofili), che si insinua nell’economia legale per riciclare denaro provento di reati. Per contenere il più possibile questi e altri illeciti la polizia deve poter disporre di strumenti di indagine adeguati. A maggior ragione in un cantone che non è immune, peraltro, alle infiltrazioni di stampo mafioso.

Seleziona il tag per leggere articoli con lo stesso tema:
legge ticinese tribunale federale
Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved