ULTIME NOTIZIE Opinioni
Commento
10 ore

Con la candidatura di Marchesi, a destra parte la bagarre

Se il presidente Udc verrà eletto in governo, sarà a scapito di un seggio leghista. La Lega dovrà difendersi anche dagli ‘amici’, che però corrono veloce
Commento
10 ore

L’era del tofu merluzzato

Gli italiani disposti a provare qualsiasi cosa pur di vedere un cambiamento. Ma il cambiamento, finché ci saranno Casini e i suoi emuli, pare impossibile
Commento
1 gior

Un’onda nera sull’Italia

L’analisi di Aldo Sofia dopo il voto che ha visto trionfare Giorgia Meloni
Commento
1 gior

Dal ‘sì’ ad Avs 21 segnali chiari alla politica

No a un ulteriore aumento dell’età di pensionamento, no a riforme a scapito delle donne meno abbienti, avanti con quella del secondo pilastro
Commento
3 gior

Zanchi, Bossalini, la malerba e la capacità di rimanere zen

Nella battaglia politica che si combatte attorno al Corpo di polizia di Locarno, la fretta è cattiva consigliera per capodicastero e comandante
La formica rossa
4 gior

Bum! Bal(l)istica elettorale

L’ennesima trovata di Nussbaumer e No Vax assortiti preferisce non prendere le armi, ‘per intanto’
Commento
4 gior

La metamorfosi del franco: da kriptonite ad acquasanta

Di fronte al rialzo dei tassi deciso dalla Bns potremmo ripetere: ‘Jusqu’ici tout va bien’. Ma il problema non sta nella caduta, bensì nell’atterraggio
il commento
5 gior

Il grande ricatto di Putin

Con la mobilitazione parziale la guerra entra in casa di milioni di russi. Washington è convinta che il tempo giocherà contro il leader del Cremlino
Commento
6 gior

Valera è la cosa giusta

Tagliare il traguardo del Puc ha richiesto tempo e coraggio. Anche quello di resistere alle lusinghe delle lobby
Commento
1 sett

Rito dunque sono

Siamo in molti a lasciarci suggestionare dal rituale del saluto alla Regina per la sua capacità di stimolare un senso di riconoscimento trasversale
Il commento
laR
 
27.07.2021 - 05:30
Aggiornamento: 07:56

Polizia, il Tribunale federale consolida la legge ticinese

Il loro ricorso è stato respinto, ma i due giuristi hanno fatto bene a sottoporre al vaglio dei giudici di Mon Repos l'importante e delicata revisione normativa

polizia-il-tribunale-federale-consolida-la-legge-ticinese

Hanno perso. Ma il loro ricorso è stato senz’altro opportuno. Hanno dunque fatto bene i giuristi Martino Colombo e Filippo Contarini a sottoporre al vaglio del Tribunale federale la revisione della legge ticinese sulla polizia, voluta dal Consiglio di Stato e sottoscritta nel dicembre 2018 dalla maggioranza del Gran Consiglio dopo aver apportato al progetto governativo qualche correttivo garantista. Una riforma importante e delicata, che attribuisce alla Cantonale nuovi compiti e strumenti investigativi, anche invasivi, per garantire l’ordine pubblico e soprattutto per contrastare efficacemente la criminalità piccola e grande. Pur smontando le tesi dei ricorrenti, che chiedevano di cassare gran parte delle norme, lamentando la presunta violazione di diritti fondamentali, l’Alta Corte ha chiarito, nero su bianco, i limiti oltre i quali la polizia non può, non deve spingersi. Per questo, nelle quasi quaranta pagine della recente sentenza, i giudici di Mon Repos hanno richiamato fra l’altro il principio, fondamentale, di proporzionalità. Dall’esame della massima autorità giudiziaria elvetica, che ha respinto il ricorso e avallato così la revisione, la legge esce rafforzata. Gode di un’accresciuta legittimità.

E non è certo poca cosa alla luce del continuo (e necessario) dibattito, in Svizzera come in altri Paesi di collaudata democrazia, sui poteri accordati alle forze dell’ordine e sul rischio di abusi. Per restare alla nostra realtà, il tema è stato sollevato in vista della votazione popolare sulla legge federale riguardante le misure di polizia per la lotta al terrorismo, poi accolta. L’obiettivo è condiviso: la sicurezza della collettività. Raggiungerlo non è però impresa facile, poiché si tratta di trovare il giusto equilibrio tra azione repressiva e rispetto dei diritti fondamentali. Nel dibattito si è ora inserito di fatto il Tribunale federale, con la sua autorevolezza e il suo verdetto sulla riforma della normativa ticinese. Losanna afferma ad esempio che la ‘custodia di polizia’, fra le novità della riforma, quella maggiormente controversa, “non lede il diritto federale e la Costituzione”. Ma sostiene altresì che nella sua applicazione la polizia “dovrà attenersi alle spiegazioni fornite dal Consiglio di Stato”, nel senso che “il pericolo deve essere grave e imminente”.

La legge varata dal parlamento cantonale nel 2018 non contempla solo disposizioni in materia di ordine pubblico. Nel testo si parla anche di ‘osservazione preventiva’, di ‘indagine in incognito preventiva’, di ‘inchiesta mascherata preventiva’. Insomma di attività investigative, che la polizia può avviare a determinate condizioni, finalizzate pure a impedire la commissione di reati. D’altronde non ci si può illudere di lottare in maniera seria contro la delinquenza incrementando unicamente il numero di pattuglie sulle strade e nei centri urbani, contando sul loro effetto dissuasivo. Serve anche questo, ma non basta. Perché c’è una criminalità che agisce nell’ombra, che impiega mezzi tecnologici performanti per commettere truffe, che sfrutta le opportunità della rete per adescare (pensiamo alle vittime di pedofili), che si insinua nell’economia legale per riciclare denaro provento di reati. Per contenere il più possibile questi e altri illeciti la polizia deve poter disporre di strumenti di indagine adeguati. A maggior ragione in un cantone che non è immune, peraltro, alle infiltrazioni di stampo mafioso.

Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved