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16.07.2021 - 05:30

Il nuovo ordine fiscale tra paure e speranze

La riforma del G20 è già stata definita enfaticamente una “rivoluzione”. No, siamo solo nell'ambito della correzione

di Fabio Dozio
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(Keystone)

Sulla Svizzera soffia il vento di nuove tasse. Nei prossimi anni si potrà mettere in discussione un sistema fiscale che, a giudizio di molti, è vecchio e superato, visto che la geografia politica ed economica del pianeta si è radicalmente trasformata, dalla globalizzazione alla digitalizzazione.

“Maggiore equità o tirannia dei potenti?” Avenir Suisse, l’associazione padronale, ha inquadrato con questo interrogativo le nuove regole fiscali approvate dal recente G20 di Venezia, che riguardano le grandi società multinazionali, circa 100 aziende, “più grandi e più redditizie”. Queste vedranno tassati i loro utili del 15% nei Paesi in cui sono attive, indipendentemente dalla sede sociale. La proposta, nata nell’ambito dell’Ocse, è stata rilanciata dalla nuova presidenza americana.

Per la Svizzera cosa comporterà questa riforma che dovrebbe entrare in vigore nel 2023? Bisognerà armonizzare la fiscalità dei cantoni, limitando la concorrenza fiscale. Oggi, 18 cantoni offrono alle società aliquote sotto il 15%, che dovranno essere corrette. Cantoni con maggiori entrate fiscali, ma meno attrattivi. Il mondo dell’economia è già in allarme e chiede alla Confederazione di “effettuare delle riforme per preservare l’attrattività della piazza elvetica”.

La riforma fiscale è già stata definita enfaticamente una “rivoluzione”. No, siamo solo nell’ambito della correzione di un sistema capitalistico che se non si riforma rischia di scoppiare.

In settembre il popolo svizzero sarà chiamato a esprimersi sull’iniziativa popolare “Sgravare i salari, tassare equamente il capitale” della Gioventù socialista. In sostanza si propone di tassare maggiormente l’uno per cento più ricco per sgravare il 99% della popolazione. L’iniziativa prevede un’imposizione del 150%, invece del normale 100%, per la parte di reddito da capitale superiore a una soglia definita per legge, per esempio 100mila franchi. Secondo i promotori, con questa riforma si potrebbero distribuire dai 5 ai 10 miliardi di franchi.

La raccolta delle firme è ancora in corso, ma l’iniziativa popolare “Microimposta sul traffico scritturale dei pagamenti” si annuncia come un vero e proprio uovo di Colombo. Una misura semplice, che ricorda la Tobin tax, e che potrebbe portare a un cambiamento radicale del sistema fiscale elvetico. Si propone di tassare con lo 0,1% (o al massimo 0,5) tutte le transazioni economiche elettroniche: un prelevamento al bancomat, un pagamento con carta di credito, i flussi finanziari. Ciò permetterebbe di sostituire un sistema fiscale arcaico, complesso e burocratico che risale al diciannovesimo secolo. Ma soprattutto, spiega Marc Cheney, professore all’Università di Zurigo, “non si tratta di una nuova imposta, ma permette di eliminare tre tasse”. Infatti, imponendo i 100mila miliardi di franchi delle transazioni elettroniche svizzere annue, si ricaverebbero circa 100 miliardi. Ciò consentirebbe di abolire l’imposta sul valore aggiunto, l’imposta federale diretta e la tassa di bollo, nonché di finanziare le pensioni e la difesa dell’ambiente. Tassare il lavoro è controproducente, visto che tende a ridursi, precisa Cheney.

Correggere la concorrenza fiscale intercantonale, far pagare più tasse ai super ricchi, abolire tre imposte con una semplice tassa sul traffico scritturale dei pagamenti: tre misure che potrebbero portare a un nuovo ordine fiscale nazionale. Il dibattito è aperto.

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