l-euro-l-italia-e-un-emozione-per-tutti
ULTIME NOTIZIE Opinioni
Commento
9 ore

L’eterno declino degli Usa

La strage razzista di Buffalo è l’ennesimo, tragico sintomo di un Paese diviso, le cui fratture interne sono speculari alla potenza militare
Commento
21 ore

Il Vescovo di Lugano e il vasetto (vuoto) di marmellata

Il prete del Mendrisiotto, fermato ubriaco e con precedenti accuse di molestie, ci porta a riflettere sul binomio superato di misericordia e giustizia
Commento
1 gior

TiSin, la Lega e l’arte della fuga

I granconsiglieri Aldi e Bignasca abbandonano il sindacato giallo che ha cercato di aggirare la legge sul salario minimo. Eppure molti minimizzavano
Commento
2 gior

Matignon: trent’anni dopo, una donna

Donna, autorevole, di sinistra e di sensibilità ambientale: Élisabeth Borne è la nuova prima ministra francese
Commento
3 gior

Lo Stato e la diligenza del buon padre di famiglia

La retorica della destra è riuscita a fare breccia: il pareggio nei conti pubblici andrà raggiunto entro la fine del 2025
Commento
5 gior

A braccetto con Erdogan, pur di avere ragione

Siamo disposti a tutto pur di confermare le nostre tesi, perfino di accompagnarci a Erdogan che impallina i nuovi ingressi Nato per proprio tornaconto
Commento
5 gior

Stampa, di mordacchia in mordacchia

Giornalismo svizzero, da Berna ulteriori restrizioni. Di questo passo l’articolo costituzionale sulla libertà dei media diventerà lettera morta
Commento
6 gior

Lugano, la sinistra riparta da Schönenberger

Positivo che le critiche dell’ex leader abbiano smosso così le acque: giusta la reazione dei vertici cantonali, a Lugano resta molto da fare
Commento
1 sett

Hansjörg Wyss, l’anti-Blocher che si prese il Chelsea

Il magnate bernese ha deciso d’investire 5 miliardi di franchi per mettere le mani sul gioiello calcistico dell’oligarca russo Roman Abramovich
Commento
1 sett

Decreto Morisoli: dicono ‘contenere’, intendono ‘tagliare’

Nelle attuali circostanze costringere lo Stato a raggiungere l’equilibrio fiscale a breve termine è, a rigor di logica, un’assurdità
laR
 
13.07.2021 - 05:25
Aggiornamento : 14:37

L’Euro, l’Italia e un’emozione per tutti

Il torneo itinerante nonostante le criticità ha regalato belle storie, su tutte il percorso di una selezione azzurra dal sapore di rinascita oltre il calcio

Il contenuto di questo articolo è riservato agli abbonati.
Per visualizzarlo esegui il login

La bellezza di un viaggio si misura dalle emozioni che ti lascia dentro. E mai come quest’anno, l’Europeo è stato un gran girovagare. Fin troppo forse, tanto che l’idea all’apparenza accattivante di portare la kermesse in giro per il continente si è rivelata una sorta di autogol: complice anche la pandemia e le restrizioni (di viaggio, ma non solo), invece che accenderla, la natura itinerante dell’evento è sembrata spegnere la festa, che a livello di ambiente poco o niente ha avuto a che fare con i colorati ed elettrizzanti appuntamenti del passato. Il fatto di “spalmare” le partite – pure quelle dello stesso girone – in giro per l’Europa ha poi avuto un impatto (negativo) anche dal punto di vista sportivo, con alcune nazionali (Svizzera in primis) che in particolare nella fase a gironi tra un match e l’altro hanno dovuto percorrere migliaia di chilometri, magari per affrontare avversari che dal canto loro non si sono mai mossi dalla propria “base”. Sarà un caso che le quattro semifinaliste di questo Euro (Italia, Inghilterra, Spagna e Danimarca) facciano parte delle sei squadre (con Germania e Olanda) che hanno potuto giocare in casa tutte le sfide di gruppo? Forse no, ma a questo punto poco importa, anche perché il presidente dell’Uefa Ceferin ha già assicurato che il formato itinerante non verrà riproposto.

E perché, in fondo, siamo contenti di averlo potuto compiere questo viaggio per nulla scontato (sempre per colpa del Covid, che già ne aveva causato il rinvio di un anno, dal 2020 al 2021 appunto), che seppur con le sue criticità, di emozioni ce ne ha regalate tante. In campo come fuori, e forse mai come stavolta, i due ambiti s’intrecciano. Impossibile infatti non accomunare il successo sportivo di un’Italia di Mancini rinata dalle proprie ceneri (3 anni or sono uno dei momenti più bassi della gloriosa storia azzurra con la mancata qualificazione per i Mondiali 2018) alla storia recente di una delle nazioni colpite per prime e più brutalmente dalla crisi sanitaria. A dirla tutta, l’11 giugno all’Olimpico di Roma, in occasione della sfida tra i padroni di casa e la Turchia che ha aperto quello che in sostanza è stato il primo grande evento internazionale post-lockdown, qualcosa di speciale, di magico lo avevamo sentito. Nell’aria, assieme alla solita passione per lo sport e all’amore per una maglia sempre speciale per gli italiani, avevamo respirato la voglia di ripartire e di lasciarsi alle spalle un periodo maledettamente difficile di una città, di una nazione e di un popolo che portano ferite ancora aperte. Un grido di liberazione lanciato al cielo con quel primo inno di Mameli da brividi, cantato dai circa 10’000 italiani presenti allo stadio che son sembrati 100’000, ma che simbolicamente erano 60 milioni. Come la sua gente, per la sua gente, l’Italia di Mancini ha saputo soffrire, anche tanto dagli ottavi in poi (vittorie ai supplementari con l’Austria, ai rigori con Spagna e Inghilterra), ma alla fine ha regalato al suo popolo quella gioia di cui aveva tanto bisogno e che forse meritava più di chiunque altro.

Sì, per quanto avremmo sognato una Svizzera capace di stupire ancor di più – ma comunque da applausi e che a sua volta è finalmente riuscita a generare emozioni che hanno trasceso i confini del terreno di gioco – e per quanto siamo stati toccati da ciò che è capitato a Eriksen, l’emozione più grande che il lungo viaggio di Euro 2020 ci ha lasciato dentro è quella della rinascita di una squadra che rappresenta sì un Paese, ma in fondo simbolicamente anche un continente, un pianeta, tutti noi.

Seleziona il tag per leggere articoli con lo stesso tema:
euro2020 italia svizzera
Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved