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laR
 
16.06.2021 - 05:30
Aggiornamento : 14:38

L'‘offensiva liberale’ abbia al centro anche la persona

Domani in comitato cantonale il Plr parlerà del progetto di rilancio, in cui Speziali si gioca molto tra tante aspettative e bisogni della popolazione

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La crisi pandemica sta diventando sempre meno sanitaria e sempre più sociale. La politica ha cominciato, timida e con i suoi tempi, a proporre interventi puntuali, misure circoscritte, i partiti tendono a guardare più al proprio elettorato di riferimento che a porre lo sguardo al di là della siepe. Tra una sinistra che vorrebbe più sostegno per le persone fragili e una destra che marcia sicura sul sentiero degli sgravi e del primanostrismo, con in più un Ppd che è stato aiutato da questa crisi a spingere con più forza sulla sua ala sociale, il ruolo più scomodo è quello del Partito liberale radicale. Riconosciuto dagli oppositori come riferimento del mondo economico, dei ‘capannoni’ e di un Principe Giovanni in salsa ticinese, ha l’occasione di mostrare come ‘economia’ non sia una parolaccia e come difendere, aiutare le imprese significhi, sommamente, proteggere i posti di lavoro. Aumentare l’attenzione alla persona e ai suoi bisogni non rende e non renderà meno importante il ruolo delle aziende, come non andrà a intaccare l’essere vicini non solo idealmente a quel mondo che ha il compito di creare la ricchezza che poi viene redistribuita. Presentando la propria candidatura al comitato cantonale liberale radicale del 15 ottobre scorso, il poi eletto presidente Alessandro Speziali scandì che «i prossimi vent’anni sono un mondo nuovo rispetto al Novecento che ogni tanto guardiamo con nostalgia. Il mercato del lavoro, la formazione, l’ambiente e la mobilità del Ventunesimo secolo, ammettiamolo, sono acque sconosciute: essere liberali radicali, però, significa avere il coraggio di spiegare le vele per navigarle, lasciandoci alle spalle chi vuole restare ancorato nella palude del mondo che era». Queste sfide vanno affrontate, soprattutto ora che anche a livello nazionale con le dimissioni della presidente Petra Gössi per il Plr si possono aprire nuovi scenari per risalire la china.

C’è stata la seconda ondata pandemica, più forte e con più conseguenze rispetto a quanto tutti ci aspettavamo. C’è stato un modo rinnovato di fare e discutere la politica. Tutto è diventato più fluido. Nell’opera di rilancio del partito, di costruzione di quella ‘offensiva liberale’ fatta di proposte e visioni per uscire dalla «palude del mondo che era» Speziali si gioca tanto. Perché il momento è tra i più propizi per mettere sul tavolo innovativi progetti di riforme e perché le aspettative sono alte. Non solo nei confronti di Speziali e di un Plr che ambisce a tornare ‘partitone’, ma da parte di tutta la popolazione nei confronti della politica.

Per questo motivo è auspicabile che nell’‘offensiva liberale’ al centro ci sia la persona non solo vista in opposizione al collettivismo e allo statalismo eccessivo, ma per i suoi bisogni e le sue sofferenze. I conti pubblici in salute sono una priorità, ma chi a sinistra si chiede quanto costerà in futuro non intervenire oggi a sostenere adeguatamente le fasce più deboli pone un quesito concreto. Creare le condizioni affinché chi non sta bene migliori la propria condizione, non si scappa, è un concetto liberale e progressista. Von Hayek scriveva: “Non c’è niente nei principi fondamentali del liberalismo che lo configuri come un credo stazionario”. La sintesi politica, già arte difficile, in questo tempo è diventata ancora più improba. Ma chi anela se non a un ritorno dei tempi che furono, almeno a un miglioramento tangibile a livello di schede, deve capire che su quelle schede le crocette le metteranno donne e uomini segnati dalla crisi nell’umore, ma anche nella propria situazione economica e sociale.

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