realpolitik-alla-ginevrina
Biden e Putin (Keystone)
ULTIME NOTIZIE Opinioni
Commento
57 min

Matignon: trent’anni dopo, una donna

Donna, autorevole, di sinistra e di sensibilità ambientale: Élisabeth Borne è la nuova prima ministra francese
Commento
1 gior

Lo Stato e la diligenza del buon padre di famiglia

La retorica della destra è riuscita a fare breccia: il pareggio nei conti pubblici andrà raggiunto entro la fine del 2025
Commento
3 gior

A braccetto con Erdogan, pur di avere ragione

Siamo disposti a tutto pur di confermare le nostre tesi, perfino di accompagnarci a Erdogan che impallina i nuovi ingressi Nato per proprio tornaconto
Commento
3 gior

Stampa, di mordacchia in mordacchia

Giornalismo svizzero, da Berna ulteriori restrizioni. Di questo passo l’articolo costituzionale sulla libertà dei media diventerà lettera morta
Commento
3 gior

Lugano, la sinistra riparta da Schönenberger

Positivo che le critiche dell’ex leader abbiano smosso così le acque: giusta la reazione dei vertici cantonali, a Lugano resta molto da fare
Commento
5 gior

Hansjörg Wyss, l’anti-Blocher che si prese il Chelsea

Il magnate bernese ha deciso d’investire 5 miliardi di franchi per mettere le mani sul gioiello calcistico dell’oligarca russo Roman Abramovich
Commento
6 gior

Decreto Morisoli: dicono ‘contenere’, intendono ‘tagliare’

Nelle attuali circostanze costringere lo Stato a raggiungere l’equilibrio fiscale a breve termine è, a rigor di logica, un’assurdità
Commento
1 sett

Due miliardi in più all’esercito, senza sapere bene per cosa

Il Consiglio nazionale approva l’aumento del budget delle forze armate senza garanzie su come verranno spesi i soldi né sulla loro provenienza
l’analisi
1 sett

Un leader che ha dimenticato il futuro

Retorica e bugie per una festa malinconica, in cui lo Zar celebra il passato e ricorda sempre più gli ingialliti gerarchi del secolo scorso
Commento
1 sett

Lo ‘schiaffo’ di Putin a papa Francesco

Il ‘nyet’ dello zar a incontrare il pontefice non ha smosso di un pollice le convinzioni del pacifismo radicale e unidirezionale
laR
 
15.06.2021 - 05:30
Aggiornamento : 16.06.2021 - 17:37

Realpolitik alla ginevrina

Biden e Putin verso un summit che non fa presagire nulla di buono. Ma il precedente Reagan-Gorbaciov, in piena Guerra fredda, può farci sperare.

Il contenuto di questo articolo è riservato agli abbonati.
Per visualizzarlo esegui il login

Si compiace, la Svizzera, di offrire i servigi della proprio neutralità. In realtà, di mettere a disposizione due comode poltrone. Per i due ospiti eccellenti. La retorica elvetica suona anche un po’ stucchevole (“Ginevra al centro del mondo”), trito surrogato allo stato non certo apprezzabile della nostra politica estera, poco costruttiva, originale, dinamica.

Così, inevitabilmente, per esaltare l’evento di domani si rispolvera la memoria di un altro grande vertice, novembre 1985, sempre sulle rive del Lemano, quando Reagan e Gorbaciov, riuscirono a rompere il ghiaccio della guerra fredda, quella vera, dei due blocchi nucleari contrapposti, cui seguì a breve la prima intesa dei sovrabbondanti arsenali atomici. Allora, clima inaspettatamente idilliaco, con il russo che cita la Bibbia, “c’è un tempo per ogni cosa”, e l’americano pronto a ribattere “anche il tempo di lavorare insieme” (troppo bello per non essere stata preparata).

Ci si aggrappa all’aneddoto per sperare che, fra il super- dinamico ‘zio Joe’ e il gelido neo-zar, lo scenario si ripeta.

 


Souvenir dell'incontro Reagan-Gorbaciov a Ginevra, nel 1985 (Keystone)

Perché, a guardar le sole premesse, fra un “lui è un killer” e un “chi lo dice lo è”, e le successive reciproche accuse (soprattutto americane: spionaggio russo, occupazione parziale della Crimea, violazione dei diritti umani) ci sarebbe poco da essere fiduciosi, mentre il russo esalta Trump “uomo di talento” e derubrica Biden a “politico di professione”.

Ma è dimenticare che la realpolitik ha ragioni che il sentimento non può avere. Quindi, uno spiraglio pur piccolo rimane. Anche se non si capisce bene per farne cosa.

L’America ha chiamato all’allineamento i suoi alleati europei (non proprio entusiasti) e ottenuto dalla Nato (i cui confini non dovrebbero superare di molto il quadrilatero atlantico) di elevare la Cina a nemico pubblico numero uno. Trump era ‘America first’, Biden “America is back”, ma pur con altri metodi, non polemici ma inclusivi, continua a imporre ai partner il suo menu. Con quale obiettivo? L’ha ben descritto il direttore della rivista geo-strategica Limes, Lucio Caracciolo. Nostra sintesi: rinsaldare i vincoli con l’Europa, averla al fianco nel contenimento della Russia, concentrarsi poi sull’aspro confronto con il nuovo nemico, la Cina non più potenza dai piedi ancora d’argilla (come pensa sia rimasta la Russia) ma già superpotenza in grado di imporsi in economia, tecnologia, strategia per strappare agli Stati Uniti il primato planetario.
Se la gioca tutta, il 41esimo presidente Usa. E rischia.

Rischia di ritrovarsi alla fine con alleati troppo riottosi di andare al totale scontro politico-economico con Pechino, e con una Russia tutt’altro che cedevole (a meno di concessioni americane sostanziose, ma quali?) all’idea di servire il gioco del nemico d’oltre Atlantico allentando o addirittura compromettendo la stagione di buona collaborazione su diversi fronti con l’ex nemico cinese (lontani i tempi degli scontri armati lungo il fiume Ussuri fra i due poli comunisti, con Washington compiaciuto osservatore). E già c’è chi pronostica ‘scenari da incubo’, per il riproposto leader del ‘mondo libero’. Ginevra qualcosa dovrà rivelare delle possibilità del calcolo americano, e della risposta dello scacchista ex sovietico. Ma è improbabile che uno dei due rispolveri quel versetto della Bibbia.

Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved