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05.01.2021 - 06:00
Aggiornamento: 29.12.2021 - 09:21

Il difficile equilibrio nel giorno del vaccino

Da una parte la disinformazione, gli anti-vaccinisti; dall’altra i facili entusiasmi di chi vede la pandemia già passata

Scrivere di vaccini nel giorno di inizio della campagna di immunizzazione in Ticino è un difficile esercizio di equilibrio. Da una parte la disinformazione sul vaccino che si inserisce nel già ricco filone di bufale e teorie del complotto sulla pandemia; i movimenti anti-vaccini e più in generale anti-medicina moderna; le tante persone legittimamente perplesse da un prodotto farmacologico sviluppato in tempi rapidi con una tecnologia nuova. Dall’altra gli entusiasti, gli ottimisti che rischiano di cadere nel pensiero illusorio di una pandemia praticamente già sconfitta dal vaccino, di un imminente ritorno alla normalità del 2019, e già additano i colpevoli di un possibile fallimento: gli anti-vax, le fake news, la disorganizzazione di chi ci governa.
In mezzo, tra un microchip inserito nel vaccino dal Nuovo ordine mondiale e un “possiamo buttare via le mascherine”, il tentativo di fare un’informazione ragionevole e ragionata anche se, è ovvio, non sempre ci si riesce e talvolta si cade in eccessi di allarmismo o al contrario di ottimismo. Rallegriamoci, quindi, perché un anno dopo la prima segnalazione di una polmonite atipica in una provincia cinese che all’epoca in pochi conoscevano, abbiamo già un vaccino approvato e altri sono in arrivo, con sperimentazioni che hanno dato ottimi risultati sia sulla la sicurezza, sia sull’efficacia. Rallegriamoci, perché i vaccini aiuteranno a proteggere le persone più fragili e a ridurre il carico sulle strutture sanitarie. Allo stesso tempo, però, ricordiamoci che l’inizio dei vaccini coincide con un massimo di ricoveri per Covid, e speriamo di non dover procedere con le vaccinazioni in un regime d’urgenza come nel Regno Unito, dove si è deciso di rimandare la seconda dose per proteggere più persone possibile. Ricordiamoci anche che la produzione dei vaccini è complessa e già ci sono stati ritardi, che la distribuzione, viste anche le particolari condizioni di conservazione, è altrettanto complessa e non sarà questione di settimane ma di mesi. O di anni, perché una delle cose che ancora non sappiamo sui vaccini è la durata dell’immunizzazione per cui potrebbero essere necessarie più campagne di vaccinazione.
Ricordiamoci che i vaccini non servono solo in Ticino o in Svizzera, e neppure solo in Europa, ma in tutto il mondo: per uscire da questa situazione di emergenza è essenziale, nella nostra società globalizzata, che i contagi siano sotto controllo ovunque. Più il virus resta in circolazione, più è probabile che emergano nuove varianti come quella identificata in Gran Bretagna, potenzialmente in grado di ridurre l’efficacia dei vaccini già sviluppati, e una vaccinazione carente rischia di creare le condizioni ideali per la sua diffusione. Non lo diciamo per fare terrorismo, ma perché è una possibilità che va presa in considerazione: per preoccuparsi, ma nel senso etimologico di prepararsi in anticipo.
Ricordiamoci, infine, che la trasparenza e l’obiettività sono il modo migliore per contrastare la disinformazione, e creare fiducia verso i vaccini potrebbe essere più complicato che consegnare delle fiale a 70 gradi sotto zero.
La pandemia non è una guerra contro il virus e il vaccino non è l’arma definitiva che sbaraglierà l’esercito nemico; è un viaggio: ma non un’escursione solitaria in montagna, piuttosto un pellegrinaggio in gruppo. Il vaccino, come un nuovo paio di scarpe, ci permetterà di arrivare prima alla meta, ma solo quando la maggior parte le avrà ai piedi. E ieri abbiamo iniziato la consegna.

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