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31.12.2020 - 06:10

Vent’anni con voi

Buon anno e buon tutto! E, mi raccomando, informatevi sempre al meglio, ma ragionate poi con la vostra testa nel rispetto (profondo) di chi non la pensa come voi

di Matteo Caratti
vent-anni-con-voi

Care lettrici e cari lettori, da domani sarò un po’ più simile a voi. Dopo tanti anni passati al fronte caldo di una redazione, ecco che le notizie le leggerò/scoprirò anch’io online durante il giorno, o il mattino seguente sfogliando il giornale cartaceo. Non avrò quindi più il privilegio di conoscerle in anteprima, anche se – come sapete – oggi si tende a liberare le news subito, perché la Rete è vorace.

Affiancato da una squadra composta da parecchi validi colleghi, ho avuto la fortuna di trascorrere oltre vent’anni alla testa di questo giornale, dialogando giorno dopo giorno anche con voi. Vent’anni: il tempo di un’intera generazione! Già, tanto che, guardando anche in casa nostra, tre figli su quattro stanno quasi terminando la loro formazione e (me lo auguro) poi spiccheranno il volo nella non facile vita professionale. I primi due, Julia Sofia e Jacopo, erano appena nati quando molto giovane sono arrivato alla direzione.

Anche il mondo in cui vivevamo era decisamente diverso. Pagina dopo pagina, ho vissuto (e cito solo qualche esempio dal mio album dei ricordi) la nascita dell’Usi e dell’Accademia di architettura; l’improvvisa morte di Giuseppe Buffi; l’Europa dell’euro, fra grandi speranze e l’ultimo (miserrimo) capitolo della Brexit; l’attacco alle Torri gemelle, da al-Qaida allo Stato Islamico, fino agli attentati in Europa con la recente appendice luganese; il rogo del San Gottardo (col Ticino in lutto isolato per mesi, mentre oggi il ‘raddoppio’ è quasi acquisito); l’elezione del primo presidente di colore degli Usa, seguita da quella del primo presidente che non ha accettato la sconfitta dividendo il suo popolo; i mutamenti strutturali dei modi di lavorare e delle professioni, dettati dalle tecnologie e dall’intelligenza artificiale; l’arrivo dal nulla di nuovi ricchi (con i big del digitale che battono finanza e petrolieri); le speranze dei giovani scesi in piazza dietro una ragazzina che ha messo i potenti in guardia e in imbarazzo per le offese arrecate all’ambiente; i barconi colmi di persone in fuga da miseria-carestie-guerre anche colati a picco nel Mediterraneo che sferzano le nostre coscienze; e, da ultimo, l’arrivo del Covid-19 che ha stravolto famiglie, economie e bilanci di interi Paesi; e poi ci sono tante altre notizie anche minori, belle e brutte, lontane e vicine, ma comunque importanti.

Che dirvi? Che ci ho messo tenacia e costanza per difendere ogni santo giorno la credibilità della testata e per ottenere la cosa per me più importante: la vostra fiducia. Una fiducia difficile da conquistare e facilissima da perdere.

Nel mio piccolo, spero di aver contribuito alla comprensione di tanti fatti e pure al dibattito e alla riflessione della Svizzera e della nostra amata Svizzera italiana. Lascio laRegione ringraziando chi ha creduto in me e chi mi ha dato la possibilità di fare un’esperienza unica. E ringrazio chi, come Andrea Manna e altri preziosi colleghi, mi è sempre stato vicino, ha lavorato sodo rubando anche tanto tempo alla famiglia. Un grazie di cuore, inoltre, pure a chi di voi negli anni mi ha scritto, a volte complimentandosi, a volte anche criticando quanto fatto. Infine, grazie anche alle persone che mi hanno scritto sul rettilineo finale. Anche le belle avventure terminano. A voi tutti, buon anno e buon tutto! E, mi raccomando, informatevi sempre al meglio, ma ragionate poi con la vostra testa nel rispetto (profondo) di chi non la pensa come voi. Il succo di tutto sta proprio in questo: nel democratico confronto delle idee.

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