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31.10.2020 - 06:100
Aggiornamento : 01.11.2020 - 20:41

I libertari d’acqua dolce e le sciocchezze sul coronavirus

Per minimizzare la pandemia e screditare certe contromisure si continua a deformare la realtà. Ed è molto pericoloso

Che bello svegliarsi all’improvviso in un mondo pieno di libertari: gente che sfida l’autorità, prende di petto l’invadenza dello Stato, invita il prossimo a non cedere alla dittatura della paura. Certo, conoscendo discretamente i circoli anarchici, stupisce vedere come oggi siano invece i colletti più inamidati a contestare limitazioni e lockdown coi loro ‘¡No pasarán!’. “La paura governa il nostro paese” si legge ad esempio in un editoriale piuttosto esagitato, che paventa l’“abbrutimento civico”, gli “occhi indiscreti dei delatori”, “la mano dello Stato che limita e vieta” e “arriva nuovamente fin nelle nostre case”.

Il problema principale – a Muzzano come altrove – non è la retorica, per quanto paonazza. Non è neanche la volontà di far notare le conseguenze economiche, quindi anche sociali di una nuova serrata: quelle le temiamo tutti. Il problema, come già accaduto in passato, é che si suffragano le proprie tesi con informazioni antiscientifiche. Era già capitato quando il tema dominante era il cambiamento climatico: allora se ne metteva in dubbio l’origine umana, sostenendo che su di essa non vi sarebbe un consenso scientifico (sciocchezze); ora invece, col coronavirus, si ricicla la storia del “95% dei casi” che “non ha conseguenza alcuna sulla salute” e quindi d'una malattia che “non ha una letalità devastante”. Una tesi fuorviante e ampiamente smentita: come spiega oggi Ivo Silvestro su questo giornale, stando alle conoscenze attuali la percentuale di asintomatici, comunque li si misuri e definisca, appare molto più bassa. Così come restano pericolosi la loro contagiosità e i danni occulti del virus sul loro organismo. In ogni caso, se l’attuale progressione dei contagi continuasse basterebbe anche una percentuale bassissima di casi gravi per intasare le terapie intensive, perfino le più vaste e attrezzate.

Per questa stessa ragione non si può affermare con tono apodittico che “il lockdown l’abbiamo già fatto, non ha risolto nulla”. Intanto è molto difficile dimostrare scientificamente una cosa del genere, dato che la serrata ha avuto modalità diverse in nazioni diverse, con condizioni sociali e sanitarie difficili da paragonare: si rischia di confrontare mele con pere. E poi non esiste la controprova di cosa sarebbe successo se lo avessimo evitato.

Come mai allora quest’impuntata? (Occhio che arriva la lezioncina col ditino puntato, sorry). C’entra il fatto che i giornali non solo locali faticano a permettersi una redazione scientifica, e che noi redattori generalisti abbiamo spesso una formazione inadeguata in materia; mi ci metto per primo. C’entra ancor più, come scrive Luca Sofri sul ‘Post’, “un sistema mediatico scellerato e teatrale che mette in scena liti, zizzanie, paure e indignazioni” pur di ottenere attenzione: anche da noi se ne vedono parecchi esempi. C’entra infine una coazione a ripetere quel che conferma i nostri pregiudizi, invece di ascoltare davvero gli esperti – categoria peraltro assai variegata – per poi orientare criticamente il lettore, pur con tutte le incertezze e gli errori del caso; piuttosto se ne utilizzano le dichiarazioni a casaccio, come altri fanno con le citazioni dei filosofi (poveri Locke e Foucault, ultimamente).

In questo caso è chiaro il messaggio che molti intendono far passare a tutti i costi, se per cecità, ideologia o interesse non sta a me dirlo: ogni manovra che rallenti l’economia è una reazione isterica a quella che nella stragrande maggioranza dei casi sarebbe al più “una leggera influenza” (magari). C’è un rischio paradossale, in quest’andazzo: spingere le persone a sottovalutare la situazione e a non proteggersi, e indebolire così proprio la responsabilità individuale della quale ci si professa accorati difensori. Se una discussione critica su un problema sanitario e politico senza precedenti (ri)comincia così, è chiaro che perdiamo già tutti in partenza.

Post scriptum: più legittimo appare il timore che non tutti abbiano sfruttato appieno l’estate per rafforzare come si deve il sistema sanitario, e che anche questo problema possa contribuire alla necessità di misure drastiche. In Ticino però il potenziamento c’è stato. Ed è comunque impossibile formare il personale sufficiente a fronteggiare un altro picco pandemico in pochi mesi, specie se per decenni ci si è affidati al provvidenziale lavoro dall’estero e alla sciagurata ideologia del meno Stato. Poi è un po’ darwinista sostenere che se avessimo molti letti in terapia intensiva potremmo permetterci di rischiare di più, con buona pace di chi ci finirà: è come guidare bendati perché tanto è pieno di carrozzieri. Le misure di prevenzione e il soccorso sanitario sono complementari, non alternativi.

Però peccato dovere star qui a difendere la prudenza, le regole, il ‘sistema’, proprio adesso che all’improvviso son diventati tutti libertari. È davvero un anno bisesto.

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