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Commento
Naturalizzazioni a Lugano, l’ambiguità della legge
Affidare compiti amministrativi a organi politici genera polemiche e imbarazzo, mentre prosegue lo ‘sciopero’ dei quattro membri leghisti delle Petizioni
La procedura per l'attenimento è troppo politicizzata? (Ti-Press)
18 Settembre 2020
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I membri delle commissioni del Consiglio comunale sono stati eletti dalla cittadinanza. È loro dovere partecipare alle sedute. Sia a quelle del legislativo sia a quelle delle commissioni. Lo scrive la legge organica comunale e lo ha spiegato bene il responsabile della Sezione degli enti locali. Non potrebbero disertare le sedute, né rifiutarsi di trattare le candidature dei naturalizzandi, giustificando l'assenza per ragioni politiche. Lo sanno bene anche i quattro commissari leghisti delle Petizioni che anche ieri sera hanno di nuovo 'scioperato'. Lo sa bene anche il gruppo della Lega dei ticinesi in Consiglio comunale. Così come lo dovrebbero sapere tutte le persone che hanno a cuore il buon funzionamento della democrazia e della Cosa pubblica. Eppure, la Lega ha preso questa decisione che è, lo ribadiamo, di natura prettamente politica. Una decisione legittima che è in linea con la posizione sostenuta dal movimento di via monte Boglia che tuttavia merita qualche considerazione critica.

Le procedure di naturalizzazione combattute (con due pareri contrapposti dei membri della commissione delle petizioni) si contano sulle dita di una mano. L'esito di alcuni recenti ricorsi mostra che il Consiglio di Stato e il Tribunale amministrativo cantonale valutano in maniera più estesa il concetto di integrazione rispetto ai quattro commissari leghisti di Lugano che si rifiutano di affrontare le candidature. L'ambiguità appare insita nella legge che dà il compito a un organo politico di svolgere mansioni amministrative. Un'ambiguità foriera di imbarazzo e di polemiche. Il caso è destinato a far discutere ancora e meriterebbe una modifica di legge. Legge comunque è già stata ritoccata in senso restrittivo dal Gran Consiglio lo scorso febbraio. Intanto, la scelta politica del gruppo leghista (adottata con il consenso anche se non esplicito dei tre municipali) allunga i tempi delle procedure e l'autorità di vigilanza (la Sezione degli enti locali) riceverà la segnalazione da parte del presidente del Consiglio comunale (che coincidenza vuole presiede anche la commissione delle petizioni) e procederà con una sanzione amministrativa o un ammonimento, se la non partecipazione del quartetto proseguisse.  Però, una decisione in tal senso sarà sicuramente 'all'acqua di rose' e arriverà in piena campagna elettorale o addirittura a elezioni comunali ultimate, ossia dopo aprile.

Insomma, i tempi dell'autorità di vigilanza sembrano concedere alla Lega di utilizzare al meglio il tema a fini elettorali. Non sarebbe peraltro nemmeno una novità. Del resto, il movimento di via monte Boglia sta 'solo' cavalcando un suo cavallo di battaglia. Come non ricordare il caso del municipale di Lugano Lorenzo Quadri che nel novembre dell'anno scorso pubblicò 10 novembre sulla sua pagina Facebook e sul “Mattino della domenica” un estratto del rapporto della Commissione delle petizioni della Città di Lugano sulla “naturalizzazione dell’imam” bloccata a livello federale, dopo che aveva concluso il normale iter comunale. Lo fece addirittura attribuendone la responsabilità al membro socialista delle Petizioni Raoul Ghisletta relatore del rapporto favorevole in Consiglio comunale, come se i Servizi segreti avessero informato la commissione...

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