DJOKOVIC N. (SRB)
1
CARRENO BUSTA P. (ESP)
2
fine
(4-6 : 7-6 : 3-6)
STOJANOVIC N./DJOKOVIC N.
BARTY A./PEERS J.
12:00
 
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Gordon Gekko, un finanziere 'esemplare' degli anni 80 nel film Wall Street (Wikipedia)
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20.06.2020 - 06:000

Il finanziere imborsato e gli 'animal spirits'

In questi mesi è emerso come non mai un paradigma socioeconomico distorto: quello che quarant’anni fa si presentava senza alternativa, oggi appare insostenibile

Il finanziere imborsato invoca gli spiriti animali (animal spirits). Il politico spumante assapora la rivalsa: o socialismo o barbarie. Il cattolico liberato più che delle antiche proprie virulenze, omogeneizzate da altri (l’ostensione della Bibbia, le scoronciate di rosari, gli anatemi dei nuovi inquisitori passati anche da Lugano) si preoccupa dello spettro marxista mimetizzatosi e predica l’umanesimo. Ognuno, comunque la si pensi, merita attenzione.

Il finanziere imborsato ricorre al grande economista-filosofo inglese Keynes. Nonostante se stesso. Ma oggi, volenti o nolenti, “siamo tutti keynesiani”. Perché, per ridurla in termini semplici, Keynes giustificava il più Stato e l’indebitamento pubblico per tirarsi fuori dalla crisi, far girare economia, finanza e lavoro. Keynes diceva però anche che non siamo uomini economici razionali e onniscienti. Le decisioni sono influenzate dai nostri spiriti animali (animal spirits), invocati ora dal finanziere come salvifici. Quelli che escono dalla pancia più che dall’intelletto. La voglia di fiducia e di equità, forse, ma più l’egoismo, le attività predatrici, la corruzione, l’illusione monetaria, le storie assurde che diventano consenso. Quasi ignorate dall’economia e dalla finanza che pretendono di essere razionali e giuste, grazie al mercato. Nonostante generino fluttuazioni, immense speculazioni, crisi ripetitive. Lasciandole scorrazzare generano più danni che utili. Ciò che ha dimenticato il finanziere. Per questo vanno imbrigliate, diceva Keynes, e non “a posteriori”, quando i buoi sono fuori dalla stalla.

In questi mesi è emerso come non mai un paradigma socioeconomico distorto. Proprio quello che quarant’anni fa si presentava senza alternativa (il “there is no alternative” della Thatcher). Oggi appare insostenibile, insensato, che con i suoi miti del facile consumo, della competitività suicida, della performance, del lavoro ridotto a costo, abbia esaltato un solo aspetto della nostra esistenza, quello economico-tecnico, sacrificando tutto il resto. Tanto da fare degli umani il virus malefico del pianeta.

Gli spiriti animali ci sono, eccome! Invocarli come soluzione permette solo di riproporre il modello di società dove domini un mercato finanziario ancora meno regolato, più autonomo dall’economia reale, dalla politica del bene comune. Una società plutocratica, insomma. E si capisce il finanziere. Il politico spumante cita un’alternativa formulata nel 1915. Qualcosa dev’essersi rotto. Quando però constata che attore principale è tornato lo Stato e non il mercato o che il governo non è il problema ma la soluzione, ha ragione. Le ricette sono quelle appartenenti alla famiglia socialdemocratica, non a quella neoliberista. Ha ragione il cattolico liberato quando pone la premessa che viviamo un cambiamento d’epoca che non sarà economico, politico, ideologico, scientifico, ma dovrà essere “umanistico”. L’uomo che deve riappropriarsi di se stesso (ma aggiunge cristiano e necessariamente cattolico, ciò che non osa neppure Francesco).

L’impressione è di rimanere ancora come criceti che continuano a girare dentro la stessa ruota del tempo ripetitivo. Insomma, avremo un mondo come quello di ieri oppure… come quello di domani, che forse si imporrà nonostante noi e contro di noi?

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