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07.09.2019 - 06:000
Aggiornamento : 07:26

Dieci anni senz'allegria

L'8 settembre 2009 se ne andava il papà di tutti i quiz, re della gaffe e rivoluzionario del piccolo schermo che fu (e non è più)

“Ogni anno a Natale ci scambiavamo i regali. Io gli mandavo a casa una cassa di arance siciliane e lui le mele dal Trentino”. Quando, nel 1956, il segnale televisivo raggiunge finalmente anche il Sud grazie al ripetitore installato sul Monte Faito in Campania, in uno dei cinema che interrompevano la programmazione per trasmettere ‘Lascia o raddoppia’, primo quiz show della tv italiana ispirato all’americano ‘The $64,000 Question’, c’è anche il giovane Giuseppe Raimondo Vittorio Baudo detto Pippo. Sebbene con tre anni di ritardo, il Meridione d’Italia ulteriormente unificato si radunava nelle sale e negli esercizi pubblici col televisore. “Mike per noi era già un mito: era italoamericano e aveva il merito di rappresentare anche il Paese vincitore della guerra, che ci aveva liberato dall’occupazione nazista”, scrive Baudo in ‘Ecco a voi – Un storia italiana’, autobiografia che include generose digressioni sull’illustre predecessore. “Il meccanismo della gara funzionava e al pubblico non importava quasi nulla, o comunque pochissimo, delle domande e delle risposte. L’importante era il risultato: cioè se il concorrente rispondeva in modo esatto o sbagliato, e se lasciava o raddoppiava”.

La uno, la due o la tre

Il quiz moderno è cambiato, le domande non si allontanano troppo da “Di che colore è il cavallo bianco di Napoleone?” perché oggi “la trasmissione la fate voi”. È possibile che nessuno saprebbe più che farsene di un sapientone che dà risposte su temi noiosi come l’astronautica, la storia dell’aviazione o quella degli scacchi. O la parapsicologia, disciplina per la quale la mente di un paffuto medico bolognese esperto della materia sarebbe riuscita a leggere le risposte sul foglio del presentatore, dato dunque in custodia alla valletta posta a debita distanza con paletta per confermare la correttezza delle risposte (a proposito, Mike, non ci hai mai detto fino a quale distanza funzioni la telepatia).

Prima dei casi umani di Barbara D’Urso, il medico bolognese Massimo Inardi fu una delle belle persone di quella tv che, come alle gemelle Kessler imponeva il saper ballare, ai concorrenti imponeva la buona educazione. Supercampione di ‘Rischiatutto’ (dal format americano ‘Jeopardy!’), al contrario dello stralunato Herb Stempel del ‘Quiz Show’ di Robert Redford – storia vera di un concorrente scaricato con l’inganno dalla produzione per volere degli sponsor e del pubblico (evidentemente la trasmissione la facevate voi anche negli anni 50) – Inardi cadrà per un banale errore; anni più tardi, però, il presentatore ammetterà di averle provate tutte per porre fine alle ingenti vincite del concorrente (che pure non lesinò beneficenza).

Eco di popolarità

‘Fenomenologia di Mike Bongiorno’, saggio di Umberto Eco assurto a icona letteraria dando vita ad altre fenomenologie, oggi sarebbe puro elogio. “Quanto più è mediocre, l’uomo mediocre è maldestro” scriveva Eco, premettendo che non ce l’aveva con l’uomo, ma con il personaggio. Radio Scarpa disse che Mike pianse, la valletta Sabina Ciuffini sostiene che, al contrario, il presentatore reagì dicendo qualcosa di simile a “Vedi? Abbiamo spaccato”. “Mike Bongiorno non si vergogna di essere ignorante e non prova il bisogno di istruirsi”; “Parla un basic italian. Il suo discorso realizza il massimo di semplicità. Abolisce i congiuntivi, le proposizioni subordinate, riesce quasi a rendere invisibile la dimensione sintassi. Non è necessario fare alcuno sforzo per capirlo”, scriveva ancora Eco cinquantotto anni fa. Ben diceva Beatrice Dondi, suggerendo di sostituire nome e cognome del presentatore con quelli del politico consacrato al pubblico consenso (e il saggio diventa prodotto di serie adatto ai più).

Ci è o ci fa

“Mi chiamo Michael Nicholas Salvatore Bongiorno, senza la ‘u’”, scrive il presentatore aprendo ‘La versione di Mike’, una piccola Storia d’Italia che prima di arrivare agli studi televisivi passa per i campi di concentramento di Bolzano. “Mike, ma tu come sei registrato all’anagrafe?”, gli aveva chiesto Enzo Tortora durante una puntata di Campanile Sera, format tv del 1959 da cui scaturirà ‘Giochi senza frontiere’. “Michelangelo”, rispose Mike. “Allora anche tu avrai fatto le tue cappelle...” ribatté Tortora. Baudo sostiene che Mike non avrebbe capito la battuta. Ma potrebbe essere andata diversamente.
Il “ci è” o “ci fa” del Bongiorno ha alimentato leggende metropolitane. La più nota è “Ahi, ahi, ahi signora Longari, mi è caduta sull’uccello”, negata persino dalla concorrente che tutto sapeva della Repubblica romana. Secondo il defunto Paolo Limiti, tra gli autori di ‘Rischiatutto’, la vera destinataria fu una dimenticata signora genovese esperta di ornitologia: «Prima della trasmissione, Mike mi disse: “Se sbaglia una qualsiasi risposta, dico ‘Che peccato, mi è caduta sull’uccello!’”. E così fu, per la gioia dei biografi».

Re della gaffe oltre che del quiz, di lui si ricordano un “Abbiamo Romina Power che ce la fa vedere” (introducendo un filmato), frequenti domande sul marito poste a concorrenti vedove e, in campo ecclesiastico, l’aver pronunciato “Paolo Vi” al posto di Paolo VI e “Pio Ics” in luogo di Pio X. In campo musicale, durante una puntata del suo ‘Superflash’, chiese a Martin Lee Gore dei Depeche Mode, con l’innocenza del bambino: “Sei un ragazzo o una ragazza?” (i Depeche Mode ci risero sopra, ma i Sex Pistols lo avrebbero ricoperto di ingiurie).

‘Seicento che?’. ‘Milioni, è ovvio’

Devoto allo sponsor, convincente da far sembrare l’Alfa Romeo Arna l’ammiraglia della Lexus, Mike fu anche uno dei primi italiani ad aver rinunciato al posto fisso. Certo, con un minimo di garanzie: a lui, che in Rai guadagnava più o meno ventisei milioni di lire lorde, Berlusconi ne offrì seicento per essere il futuro di Telemilano. “Seicento che?’, chiedo io. E lui: ‘Milioni, ovviamente’. ‘E per quanti anni di contratto?’. ‘Un solo anno. Ma potrai arrotondare con le televendite e gli sponsor’”.

Pressoché anziano, arriva il giorno in cui Mediaset rifiuta il rinnovo del contratto, e Berlusconi è troppo impegnato in politica per comunicarglielo di persona. Lui, Mike Bongiorno, che negli anni d’oro di Forza Italia, tra una televendita e l’altra, al Cavaliere gli aveva pure fatto campagna elettorale, si sentì tradito, e dalle telecamere di Fabio Fazio, con garbo e senza alzare la voce, così com’era sempre vissuto, scriverà l’epitaffio dell’irriconoscenza: “Ma come, lavori 30 anni con un gruppo e di colpo sei fuori. Quando a Natale ho cercato di fare gli auguri a Silvio la segretaria mi ha risposto: ‘C’è una lunga lista di attesa, la richiamiamo’. A me? Cose da pazzi”. Ma al funerale di Mike, in mezzo ai gonfaloni della Juventus, sua squadra del cuore, e a quello dello Sci Club Cervino (“Sempre più in alto!”), il Cavaliere sarà in prima fila (sempre più in basso).

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