L'ex presidente Flavia Marone e il nuovo Luca Bianchetti (Ti-Press)
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21.02.2019 - 06:200
Aggiornamento : 10:34

Otr Bellinzona e valli, non salvate il milite indolente

L'assemblea ha totalmente rinnovato il Cda, ma non ha minimamente discusso i problemi emersi durante il primo quadriennio

Il rinnovo completo del Consiglio di amministrazione dell’Organizzazione turistica regionale Bellinzonese e Alto Ticino (Otr-Bat) – deciso giovedì scorso dall’assemblea a chiusura del primo quadriennio caratterizzato anche da problematiche quali il buco nella gestione dei castelli e il mancato totale incasso dei forfait sulle residenze secondarie derivante da situazioni lacunose ereditate dagli ex quattro enti turistici fusionatisi nel 2015 – richiede una riflessione sulla funzione del Cda e dell’assemblea.


Sintomatico quanto detto dal presidente del giorno, il capriaschese Bruno Lepori, chiamato a gestire una gremita sala Arsenale di Castelgrande rimasta del tutto silente sui temi sensibili: «Mi avevano preannunciato che sarei entrato in una gabbia di leoni...». Invece tutti muti, a parte la presidente uscente la cui relazione di addio è stata avallata con un applauso sentito ma liquidatorio. Un silenzio assordante che va letto non solo come voglia di voltar pagina e di ripartire su nuove basi «senza più pregiudizi e diffidenze territoriali», per dirla con Flavia Marone e con i sindaci di dieci Comuni di valle che hanno sollecitato un ricambio totale del vertice; bensì anche come un’ammissione di colpa per non aver saputo esigere dal primo Cda dell’Otr-Bat più chiarezza sulle crepe che hanno complicato la costruzione della promozione turistica del futuro.


Quanto alla scelta delle persone chiamate a formare il Cda del primo quadriennio appena archiviato, e meglio sulla consapevolezza dell’onere che spettava loro dal gennaio 2015 a oggi, si può ritenere che il concetto di «presidente e Cda di milizia», più volte usato da Flavia Marone, sia stato travisato (eufemismo). Perché “di milizia” non deve fare rima con “indolenza”. Questo ogni membro di Cda che viene designato ai vertici anche di una corporazione di diritto pubblico qual è l’Otr dovrebbe tenerlo presente. Perché il Cda è l’organo strategico cui compete l’onere delle decisioni e della vigilanza. E senza voler paragonare l’Otr a una società anonima, al suo Cda compete pur sempre la sorveglianza suprema sulla direzione nell’ambito dell’osservanza delle leggi, degli statuti, dei regolamenti e delle direttive.


Ora, il silenzio assordante nel quale giovedì scorso l’assemblea ha avallato il ricambio completo del Cda dice che le persone in carica dal 2015 hanno quantomeno agito con poca amalgama e troppo orgoglio; tuttavia ad essere chiamata in causa è in definitiva anche l’assemblea stessa, avendo negli anni accettato situazioni di frattura e avallato vuoti contabili (quelli dei castelli ad esempio) senza troppo interrogarsi. O meglio, senza sollevare utili interrogativi pur percependo l’esistenza del disagio.


Viene in mente quanto accaduto a cavallo del decennio, quando Blenio Tour Rustici saltò per aria a causa della falsità in documenti e cattiva gestione compiute dal direttore, un agire il suo all’origine di una voragine pari a 450mila franchi e del successivo fallimento della cooperativa. Un ex membro del Cda (in carica dal 2001 al 2007) nel 2013 rimarcò sulla stampa di aver invano criticato a tempo debito le operazioni contabili osé, senza mai suscitare una reazione dei colleghi. Anche in quel frangente qualcuno accampò la tesi del Cda costituito da “membri di milizia”. Ma chi accetta di mettersi a disposizione perché lo chiedono il partito, il Municipio o l’associazione di categoria deve avere l’onestà d’interrogarsi se sia all’altezza della carica offertagli, se abbia gli occhi giusti per interpretare i bilanci e la voglia di esigere chiarezza. Il concetto “di milizia” nel 2019 non può più essere usato come scusante, né prima né dopo il guaio.

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